Seconda stella a destra, questo è il cammino

«L’ampia tenda di lino bianco si gonfiò di aria di mare e ondeggiò all’interno della stanza, alle spalle dell’uomo che stava assaporando il gusto dolce del potere. Dal terrazzo si scorgevano le luci di migliaia di fiaccole accese e, ovunque lo sguardo corresse si poteva cogliere il pulsare della vita nelle strade di Tiro.»

Quell’uomo è Pigmalione e la donna che, come fluttuando tra le leggere tende della grande stanza immersa nella penombra della sera, avanza verso di lui, e della quale il lettore imparerà molto presto a fare conoscenza, è Hazya, la sua giovane e seducente moglie. Una donna che, tradita dalla propria sete di desiderio per l’aitante schiavo negro Jarba, viene condannata a una vita miseranda, screditata dal suo sposo e privata della gioia della maternità convinta che la propria bambina sia stata vittima, insieme a tanti altri piccoli nati, della ferocia di Pigmalione e di coloro che si sono sottomessi ai suoi ordini.

Ma, quella sera, il giovane principe di Tiro, ignaro del proprio futuro, non può fare altro che osservare la città illuminata ed escogitare un piano per riuscire a liberarsi della sorella minore, Elissa, nel caso in cui durante l’interrogazione agli dèi questi si fossero espressi a favore di un regno su cui avrebbero dovuto governare entrambi in egual misura.

Elissa, “la strega”, come spesso viene apostrofata, è una ragazza tenace e decisa a obbedire al volere dei potenti dèi e del fratello, certa di poter riporre tutta la propria fiducia nelle mani del fedele Saifa, primo sufeta di Tiro, che l’avrebbe sempre ben consigliata e protetta. Eppure, qualcuno sembra avere a cuore più di altri la sorte della giovane principessa costretta a prestare il proprio corpo per soddisfare i desideri carnali di coloro che si recano presso il tempio eretto in favore della dea Astarte della quale Elissa è stata costretta a diventare fedele servitrice per volere di Pigmalione.

Il misterioso benefattore del quale si è detto poc’anzi, è Acherbas, principe di Aksib, che fermo nelle proprie convinzioni decide di liberare la giovane dalla propria promessa svelandole il primo grande imbroglio in cui il fratello e Saifa l’hanno condotta. È quello il momento in cui per Elissa inizia una nuova vita come protagonista di numerose avventure che le procureranno gioie immense – come lo splendido rapporto d’amore e rispetto che instaura con il proprio sposo, Acherbas, o la nascita della sua unica figlia, Timea, un personaggio davvero interessante nonostante rimanga solo abbozzato per ovvie ragioni di narrazione – e dolori altrettanto profondi – il drastico distacco dal fratello, dalla propria patria e la perdita di Acherbas a seguito di un inganno ordito da Pigmalione e dalla sua corte di uomini corrotti. 

Sofferenze, queste, che tuttavia le permetteranno di diventare un regina come mai nessuna è stata prima, degna guida di un popolo privato della propria terra, delle proprie case, di membri delle proprie famiglie eppure pronto a seguire colei che, dopo essere riuscita a mettere in salvo la sua progenie e il suo tesoro grazie all’astuzia e ai consigli di Geo – saggio di origine greca e personaggio a mio avviso straordinario – ha saputo rivolgere il proprio sguardo là dove la stella fenicia ha iniziato a brillare confidando nel proprio destino e certa di poter far rinascere dalle ceneri di un popolo una nuova civiltà, una nuova grande e potente città: Cartagine.


Ricostruzione di Cartagine e del suo porto

È questa la storia che ci racconta l’autore dell’avvincente romanzo storico da poco uscito per Yume edizioni e intitolato Stella fenicia; un lungo e intricato racconto a cui vengono in aiuto, non solo l’agile scrittura dell’autore, Alessandro Sponzilli[1], ma anche l’essenziale legenda – posizionata in apertura al romanzo – comprendente i nomi dei luoghi e dei personaggi principali che il lettore incontra in una narrazione che lo porterà per mare e per terra in un epico e affascinante intreccio d’inganni e sotterfugi tra cui la nostra eroina, moderna Didone[2], è costretta a districarsi.

Attraverso una prosa molto ben costruita ed equilibrata, il lettore ha il privilegio di poter immergersi in splendidi paesaggi su cui la penna dell’autore spesso tende ad indugiare senza tuttavia risultare noiosa o pedante, anzi dipingendo con cura quei luoghi che sono stati i veri e propri protagonisti della Storia e terreno su cui si è fondata la nostra civiltà per millenni. 

Senza raccontarvi troppo della trama, vorrei segnalarvi un passaggio che ho particolarmente apprezzato e che ha saputo emozionarmi così che anche voi possiate, una volta immersi nella lettura, fare caso a ogni più piccolo particolare su cui l’autore punta la propria fiaccola rivelando un paesaggio desolato e volti sconvolti dal dolore e dalla paura causata da un violento terremoto che ha raso al suolo l’intera cittadina di Aksib, capitale della produzione di un pregiato pigmento rosso realizzato secondo un metodo che i tintori custodiscono gelosamente.

Stella fenicia non è la prima impresa di riscrittura storica in cui Sponzilli si cimenta, eppure tornare a scoprire quanto può essere affascinante reinventare piccole porzioni della Storia che ha visto agire grandi protagonisti – siano essi uomini o donne – continua a essere un’emozione unica nel suo genere e, spesso, ho come l’impressione che avere la pazienza e la volontà di mettersi a osservare la realtà che ci circonda – reinterpretandone la trama o, semplicemente, fruendone come spettatori consapevoli –  possa rappresentare un dono davvero molto prezioso che il nostro intelletto, la nostra mente, ci offre per concederci un’ulteriore occasione di riflessione nei confronti di una società – quella umana – che è stata capace di mettere in atto grandi cambiamenti e, nello stesso tempo, rendersi protagonista di immense distruzioni. 

Abbiate cura di voi e della vostra gente. 

Fate in modo che tutto quel male, tutto quel dolore e tutti quegli sbagli non siano stati vani. 

Fatene tesoro e su di essi ricostruite voi stessi e la vostra società. 

Ecco ciò che l’anziana Elissa sembra avermi sussurrato all’orecchio mentre, eretta e fiera, osserva la linea sottile dell’orizzonte.


«Che le genti sappiano che io, principessa di Tiro, pronipote della regina maledetta Jazebel, vivrò e lotterò senza quartiere [...] 

Sino alla fine.»



Note


[1] Studioso di Storia e Filosofia orientale, oltre che a essere autore di un romanzo pubblicato nel marzo 2010 da Piemme edizioniIl signore del sole nascente –, Sponzilli ha collaborato per diversi anni al Sole 24 Ore e ha partecipato a numerosi concorsi letterari riuscendo ad aggiudicarsi la vittoria al premio Oestrus in occasione del concorso internazionale Montefiore che si è svolto nel 2011.


[2] Personaggio della mitologia greca, Didone (Allīzāh; Elissa; “la gioconda”) è una principessa fenicia erede al trono del regno di Tiro insieme al fratello Pigmalione. Giovane sposa dello zio Sicherba, ucciso per mano del giovane nipote, Didone è costretta ad abbandonare la propria terra dirigendosi verso le coste dell’Africa. Una volta giunta sul continente, grazie a un astuto inganno perpetrato ai danni del principe indigeno Ierba, le viene data la possibilità di costruire una nuova e grande città: Cartagine. Dopo aver respinto la proposta di matrimonio avanzata dal principe, ella decide di suicidarsi per rimanere fedele al defunto marito. Questo è ciò che la leggenda originaria racconta, quella stessa storia che viene ripresa da Petrarca, durante gli anni dell’Umanesimo, nel suo Trionfo alla pudicizia e che è stata messa in ombra per secoli dalla virgiliana leggenda in cui si narra di Didone vittima, per mano di Venere, di un amore struggente nei confronti dell’affascinante eroe troiano, Enea, giunto a Cartagine come profugo. Unitasi all’uomo in una caverna durante un forte temporale, rimasta sola e abbandonata, Didone decide di gettarsi tra le fiamme maledicendo il suo amato. Prendendo spunto da questa lettura, Dante inserisce la figura di Didone nell’Inferno della Divina Commedia in corrispondenza del ciclo dei lussuriosi insieme a Paolo e Francesca e, a seguire, grandi nomi della letteratura, del teatro, della musica e delle arti hanno ripreso quest’affascinante figura mitologica preferendo alla sua versione casta e fedele quella di principessa asservita all’amore.


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