Trovare l’indizio per arrivare ad acciuffare il colpevole. È la prova la chiave del mistero.


«Non esiste genere di narrativa di più vasta diffusione popolare del romanzo poliziesco» [1]

D'altronde, non vi stupirà riconoscere che il romanzo giallo, nonostante non faccia parte delle vostre letture quotidiane, s’insinui di continuo nella vita di noi lettori e lettrici sotto forma di thriller, poliziesco, noir e chi più ne ha, più ne metta.
Così è capitato anche a me di misurarmi con questo genere letterario quando, per puro caso, sono inciampata in una raccolta di racconti scritti da un giallista italiano forse poco conosciuto dal grande pubblico: Giorgio Scerbanenco[2], scrittore del quale vi consiglio di affrontare una qualche opera scegliendo, secondo il vostro gusto, dalla nutrita lista di romanzi e raccolte di racconti scritte durante la prima metà del Novecento italiano – specificazione da non dimenticare quando e se deciderete di misurarvi con questo autore. 
Tuttavia costui non è l’unico scrittore di gialli con cui ho avuto modo di confrontarmi tant’è vero che, qualche mese fa, mi è capitata fra le mani la vicenda biografica di Carolina Invernizio[3]; altra importante protagonista della letteratura popolare italiana che ha ricoperto un ruolo non indifferente nel difficile compito di fornire l’ispirazione agli autori delle generazioni a venire per la creazione di personaggi femminili dotati di acume, abili avvelenatrici nonché burattinaie operanti in luoghi e paesaggi d’ispirazione gotica.
Il crimine e l’ingiustizia attirano da sempre l’attenzione dell’essere umano, il quale da prova di sentire una certa sensazione di appagamento e conforto nel farsi testimone della punizione di un suo simile riconosciuto come colpevole di atti criminali più o meno gravi.
È la storia che ce lo insegna e Hyumis[4] – l’autore del piccolo manuale che ha ispirato l’articolo di oggi –  non fa altro che ricordarlo ai suoi lettori e alle sue lettrici prendendo spunto, per esempio, dai ben noti metodi di tortura impiegati dal Tribunale dell’Inquisizione durante il Medioevo a cui viene riservata una dettagliata scheda di approfondimento posizionata all’interno dell’interessante capitolo dedicato allo studio e all’enumerazione delle pratiche punitive messe in atto dagli esecutori della Giustizia nel corso dei secoli.

«Il romanzo poliziesco è una sorta di gioco d’intelletto. Anzi è di più: è proprio uno sport»[5] 

Ecco perché esistono regole precise che devono essere rispettate per poter portare a termine con successo la propria missione ed ecco spiegato il motivo per cui Hyumis decide di soffermarsi su ciascuna delle numerose scienze protagoniste di un’unica grande famiglia: la criminologia, ossia quella scienza che studia il delitto nel suo compiersi e nel suo evolversi per arrivare a individuare la strada più idonea per risolvere il reato e scongiurarne la ripetizione.
Quest’aspetto, che siate semplici lettori o aspiranti autori, non deve essere sottovalutato e avere a disposizione un manuale come quello pensato da Hyumis può veramente essere d’aiuto nel momento in cui s’inizia a pensare o a leggere, a seconda dei casi, di costruire un romanzo poliziesco, un noir, un thriller, insomma, una storia in cui ci sia almeno un morto e un colpevole.
Non penserete infatti che tutti i gialli siano uguali, vero?!
Certo che no, so bene che tra voi ci sono molti lettrici e lettori attenti e precisi nelle loro scelte ma anche curiosi di conoscere ciò che sta oltre il proprio confine e quindi ben disposti a tornare con la mente ai primi gialli – così come solo noi italiani definiamo le crime stories facendo inevitabilmente riferimento alle famose copertine della collana Libri Gialli edita da Mondadori nel primo Novecento e sopravvissuta fino a oggi con necessarie variazioni –, quelli nati attorno alla metà del XIX secolo nel tentativo di aiutare la popolazione vessata da una società sempre più povera, sempre più industrializzata e sempre più violenta a trovare plausibili spiegazioni ai numerosi fatti di cronaca nera in continua crescita.
È in questo periodo che nascono le prime teorie che gettano le basi su cui costruire tutto quel complesso reticolo di  precetti che vanno poi a comporre le principali teorie di quella che verrà definita antropologia forense, disciplina all’interno di cui trovano il proprio posto importanti scienziati dell’epoca come Cesare Lombroso. Ma si sa, accanto alla scienza, come buona norma, ecco accostarsi la letteratura che affonda le proprie radici e si lascia coinvolgere dalle tetre atmosfere tipiche del gotico settecentesco eppure, nel 1881, qualcosa sembra cambiare e, all’interno di questo filone letterario, inizia a insinuarsi qualcosa di nuovo, qualcosa di più simile a quello che anche noi potremmo definire una crime story
Edgar Allan Poe dà alle stampe I delitti della via Morgue, un romanzo in cui uccisioni e misteri devono essere indagati per giungere alla verità; non basta provare quel brivido di terrore tipico del romanzo gotico, questa volta s’intende raggiungere una certa inquietudine dello spirito e della mente alleviata, almeno in parte, dalla risoluzione finale della vicenda. Il primato di Poe, però, non dura a lungo e, sei anni più tardi, Sir Arthur Conan Doyle si guadagna il favore del pubblico attraverso la creazione di un personaggio – Sherlock Holmes – che resta impresso nella memoria del tempo, il detective perfetto, la personificazione stessa del procedimento logico, concetto principe delle moderne correnti filosofico-scientifiche basate sul Positivismo e l’applicazione del metodo induttivo in tutti i campi del sapere.

Famosa illustrazione a opera di Sidney Paget
pubblicata sulla rivista britannica The Strand Magazine

«Quando hai escluso l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità»[6] 

Risponde a quest’affermazione quello che Hyumis ricorda essere il dogma dell’investigatore positivista, il quale si attiene con rigore alla logica dei fatti secondo il metodo deduttivo per cui, dall’osservazione della scena del crimine e la ricerca/raccolta degli indizi, passando attraverso l’applicazione delle diverse discipline scientifiche in gioco e un’attenta analisi delle leggi in vigore nella società vivente nel momento in cui si svolge la vicenda, è possibile costruire solide prove da utilizzare come linee guida verso la risoluzione dell’enigma e l’identificazione del/dei colpevole/colpevoli – figure spesso mitizzate a discapito della vittima, personaggio altrettanto importante e del quale/della quale non bisogna per alcun motivo dimenticarsi durante la stesura di un ‘buon giallo’.
Conoscenza, spirito d’osservazione e una buona capacità di ragionamento; ecco ciò che occorre a colui/colei che intenda cimentarsi nella decifrazione di un atto criminale che non sempre riesce a trovare risoluzione – è emblematico il caso, che anche Hyumis riporta nel dettaglio, di Jack lo Squartatore (risalente all’anno 1888) il di cui nome e volto sono stati celati tra le pagine della storia senza che nessuno sia mai stato in grado di svelarne la vera identità.
Tornando alla storia dell’evoluzione del giallo, non possiamo non ricordare alcuni dei nomi di coloro che sono stati i protagonisti di vent’anni di romanzi polizieschi definiti, per la loro caratteristica longevità – che dura tutt’oggi –  ‘gialli classici’: Nero Wolfe, Philo Vance, Poirot, Maigret e tanti altri; tutte figure che, dagli anni Quaranta in avanti, sono state d’ispirazione per la creazione di caratteri adatti a vestire i panni d’investigatori più versatili e adatti ai numerosi sottogeneri del giallo apparsi proprio da quel momento in avanti (thriller, thriller medico, thriller legale, noir metropolitano, noir mediterraneo, rosenoir, spionaggio, giallo psicologico e giallo d’inchiesta).
È il male, identificato come «il motore del racconto»[7] deve essere sapientemente controllato e guidato dall’autore vincolato dal metodo scientifico utilizzato nel campo della criminologia nel mondo reale i cui capi saldi sono stati condensati in un voluminoso testo a cui Hyumis fa spesso riferimento nel suo manuale (si tratta del Classification Manual realizzato dall’FBI per garantire una corretta decifrazione delle scene del crimine), a fare da comune denominatore tra tutte le sfumature del ‘grande giallo’. 
Inoltre, come supporto alla trattazione scientifica accompagnata da concise definizione dei termini specifici e all’esposizione delle tecniche impiegate durante lo svolgersi di un’indagine, Hyumis presenta al lettore/lettrice schede tecniche, immagini, grafici e dati storico-scientifici supportati da un’adeguata bibliografia.


Realtà, verosimiglianza, rispetto e conoscenza delle leggi vigenti nei diversi Stati e consapevolezza delle tecniche d’indagine applicate dagli organi appositi; colui che ha intenzione di creare attraverso il proprio lavoro un ‘buon giallo’, sembra essere destinato a  lunghi periodi d’intenso studio della materia. Ciò nonostante, senza un pizzico di fantasia, la letteratura perderebbe tutto quel fascino capace di fissare la nostra attenzione sulle pagine di un romanzo per ore e ore senza che nulla all’esterno possa guastare il nostro viaggio, ecco dunque che allo scrittore viene dato il ‘via libera’ per l’introduzione di colpi di scena e l’utilizzo di personaggi bizzarri come scienziati pazzi o di detective ‘birichini’ che tendono a intrufolarsi sulla scena del crimine a notte per compiere le proprie indagini; tutto è concesso nel campo della fantasia a patto che, come ricorda Hyumis, questa riesca a trovare il giusto equilibrio con le scienze e le leggi che ne custodiscono regole e principi.
In conclusione, non mi resta altro che consigliare agli appassionati del genere, a tutti gli aspiranti giallisti, ma anche ai tanti lettori onnivori curiosi di conoscere qualcosa di nuovo, di cimentarsi senza timore in questa insolita lettura di Dall’indizio alla prova. Manuale di criminologia per scrittori e lettori di polizieschi, gialli, noir, thriller scritto da Edmund Hyumis, tradotto e pubblicato da Yume Edizioni che ha pensato di apporre alla fine del volume, come appendice, 4 celebri casi di cronaca da cui prendere spunto per iniziare a fare esercizio e cimentarsi nelle prime rocambolesche prove di scrittura.

«Nullum crimen sine lege»[8]
Dall’indizio alla prova.
È questa la chiave del mistero.


Note

[1] Richard Austin Freeman in Dall'indizio alla prova. Manuale di criminologia per scrittori e lettori di polizieschi, gialli, noir, thriller, Edmund Hyumis; Consulenza di Massimo Centini, Torino, maggio 2019, p. 9

[2] Giorgio Scerbanenco (1911 - 1969) è stato uno scrittore, saggista e giornalista italiano 

[3] Carolina Invernizio (1851 - 1916) è stata una scrittrice italiana tra le più popolari del romanzo d'appendice tra la metà dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Diventerà una delle esponenti italiane degli albori della letteratura rosa.

[4] Edmund Hyumis, autore statunitense specializzato nel giornalismo d'inchiesta

[5] Van Dine, personaggio creato da Philo Vance (1926 - 1939) noto giallista, op. cit in Richard Austin Freeman in Dall'indizio alla prova. Manuale di criminologia per scrittori e lettori di polizieschi, gialli, noir, thriller, Edmund Hyumis; Consulenza di Massimo Centini, Torino, maggio 2019, p. 14

[6] Ivi, p. 37

[7] Ivi, p. 14

[8] «Non esiste crimine senza che una legge ne abbia decretato l'illegittimità», Ivi, p. 45


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