Amalia Guglielminetti: scandalosa sorella d’Italia

Con l’approssimarsi dell’autunno, il desiderio di rimanere in casa qualche ora in più rintanati nel nostro angolo credo possa diventare una pratica largamente diffusa tra noi lettori che tuttavia, durante questa soleggiata e stramba estate 2020 non abbiamo comunque voluto rinunciare a gite fuori porta e letture improvvisate in spiaggia, lungo la riva di un lago, distesi su un verde prato montano o, più semplicemente, seduti su una panchina all’ombra di un grande albero. Settembre però è ormai arrivato e con lui anche i primi freddi che ad alcuni di noi avranno fatto di sicuro storcere un po’ il naso ma tranquilli, perché oggi, in occasione del quinto compleanno di Papero Editore[1], protagonista della recensione di quest’oggi, ho intenzione di parlarvi di un libro e di una scrittrice che saprà scaldarvi il cuore, non ne ho alcun dubbio.

Grazie a una campagna di raccolta fondi online organizzata dall’editore, poco alla volta, alcune tra le donne più importanti del Novecento italiano hanno nuovamente acquisito la facoltà di parlare ai lettori, quelli di una società nuova che, però, sembra essere alle prese con gli stessi problemi di sempre; tra le opere finora edite per la collana Sorelle d’Italia possiamo leggere Una donna con tre anime di Rosa Rosà (prima scrittrice di fantascienza italiana), Basta poco per sentirsi soli di Grazia Cerchi (scrittrice, giornalista e cantautrice) e, ultimo arrivato in casa Papero stampato nel luglio scorso, la raccolta di novelle Quando avevo un amante di Amalia Guglielminetti (scandalosa poetessa e scrittrice), colei la di cui opera – pubblicata la prima volta per i tipi di Sonzogno nel 1923 e riedita 10 anni più tardi da Mondadori – ho il piacere di occuparmi in questo breve articolo.

Sono molti i grandi editori pronti a ‘lasciar passare di moda’ scritti che, nonostante abbiano riscontrato un ampio successo nell’immediato tendono poi a subire un declino dovuto alla situazione storico-sociale del Paese in cui sono stati editi e inevitabilmente condannati all’oblio. Per nostra fortuna, esistono piccole realtà editoriali che invece queste voci amano scoprirle e rispolverarle perché nulla di tutto quello che la nostra cultura ha prodotto possa essere dimenticato senza lasciare traccia. Guai a voi se, dopo aver letto quanto segue, non vi farete sopraffare da un po’ di curiosità, non solo in merito al libro di cui parleremo ma anche e soprattutto nei riguardi di questo splendido progetto che ha bisogno di essere supportato da appassionati lettrici e lettori quali siamo tutti noi!

In genere non amo occuparmi di letteratura rosa ma le circostanze in cui mi è pervenuto l’invito alla lettura di questa breve raccolta di novelle mi ha condizionata al punto che non ho potuto esimermi dall’impresa e restare piacevolmente stupita da ciò che mi sono trovata davanti agli occhi: un oggetto libro estremamente curato nella fattura come nel contenuto con l’aggiunta di un’appendice scandalistica davvero molto interessante.


Leggera, ironica, impertinente; potrei proseguire così, mettendo in fila una lunga lista di aggettivi adatti a descrivere lo stile di una penna femminile tra le più sfrontate del primo Novecento italiano e che mi ha ricordato quella altrettanto audace di Mura, grande rivale di Liala nella corsa per la conquista della carica di regina del ‘rosa italiano’. Ed era proprio di questo stavo scrivendo, della nascita e dello sviluppo della letteratura rosa in Italia, quando mi è stato proposto in visione questo piccolo volume[2].

Come mi capita spesso prima di addentarmi in un mondo che non coincide alla perfezione con la mia zona di comfort, mi prendo qualche minuto per compiere brevi indagini circa l’autore/autrice del quale/della quale sto per accingermi a leggere l’opera, nel tentativo di riuscire a guardare il testo con una maggior consapevolezza e occhi più liberi da qualsivoglia pregiudizio così da assicurarmi, il più delle volte, una piacevole, anche se non entusiasmante, lettura. Procedendo in questo modo, mi sono immediatamente scontrata con lo straordinario personaggio di Amalia Guglielminetti, una donna che ha avuto una vita chiassosa, all’insegna dello scandalo e della libera espressione di sé – condizione alquanto difficile da raggiungere per una qualsiasi donna di quell’epoca.

Dopo aver ottenuto il successo sulla scena letteraria, nel 1907, con una raccolta di poesie – la seconda in ordine temporale – intitolata Le vergini folli,  Amalia inizia a tenere una fitta relazione epistolare con il già celebre Guido Gozzano[3] a cui segue una breve ma intensa storia d’amore a termine di cui ella inizia a dedicarsi, oltre che alla poesia, anche alla scrittura teatrale e alla prosa.

È l’irruenza e l’ironia della sua scrittura che, quasi certamente, affascina prima Gozzano poi Pittigrilli[4], il quale dedica all’amante appassionate parole:

 

«          Amalia Guglielminetti non aveva bisogno – con le sconfinate doti del suo spirito – di far valere il bugiardo suggello.

Fu corteggiata e conquistata. L’onestà e la virtù delle donne che nessuno desidera, ed essa fu ed è sempre desideratissima.

Ebbe soprattutto il coraggio di dirlo e l’arte di dirlo bene. In Italia non si è abituati a questa bella sincerità.

[…]

Ma noi bisogna mentire, perché solo nella menzogna sta la virtù. Non sono molti nel nostro Paese coloro che comprendono come la casta rinunzia, sacrificio inutile e stupido da qualunque donna sia compiuto, è assolutamente assurdo per una donna artista, la quale ha il dovere di conoscere tutte le sensazioni e di descriverle nella loro più alta realtà.»[5]

 

Come dare torto a quest’uomo che ha saputo scrutare nell’animo di Amalia facendo tesoro di ciò che i suoi occhi e il suo cuore sono riusciti a vedere e a filtrare della realtà scintillante e sfarzosa di cui ella ha fatto parte dopo essere stata rigidamente educata in un istituto religioso di cui ha poi sentito il bisogno di liberarsi facendo uso di una scrittura scandalosa e sfacciata – caratteristica che possiamo cogliere con facilità anche noi lettori e lettrici dell’epoca moderna inconsapevoli, o quasi, di cosa potesse significare allora, per una donna, poter esprimere le proprie fantasie e il proprio mondo interiore con l’unico scopo di provare piacere nel farlo, consapevoli di comunicare la stessa sensazione a tutti coloro che avrebbero sfogliato, trepidanti, quelle pagine.

È la forza della scrittura delle donne per altre donne che ha saputo catturare la mia attenzione in quel periodo della vita in cui stavo tentando di addentrarmi in un ambiente che non era il mio ma di cui ho compreso l’importanza e ora sono fiera di potervi far parte proprio in quanto donna.

Ho trovato questa energia nascosta tra le righe delle novelle leggere e frivole di Amalia che tuttavia ha il vizio di nascondere in essa una morale e la descrizione di un mondo maschilista che non è poi tanto diverso da quello in cui ella si è trovata a combattere con tenacia durante la sua vita iniziata nel 1881 a Torino e conclusasi, sempre nella capitale piemontese, il 4 dicembre 1941 a causa di una setticemia provocata da una ferita durante un allarme antiaereo.

Passando attraverso le riflessioni di Ilaria Rossetti, che presenta l’autrice e la sua raccolta in una breve introduzione, il lettore arriva presto a conoscere le protagoniste delle quali Guglielminetti si serve per raccontare la sua epoca – gli anni Venti – e il suo ambiente – fatto di lustrini e arte – per lasciare volutamente turbata l’ignara lettrice nell’apprendere le doti di seduzione e di dissimulazione di cui sono capaci queste eroine del mondo comune; esse sono infatti in grado di nascondere, di tramare alle spalle di 15 mariti che si dimostrano più o meno consapevoli, più o meno accondiscendenti nei confronti delle mogli che li rendono testimoni di quanto l’astuzia e l’ingegno femminile vengano ­­– a danno loro – sottovalutati.

Così facciamo la conoscenza della milionaria Miss Yorrison capace di ingannare con il proprio fascino e la propria astuzia gli inconsapevoli uomini convinti di recarsi nella sua stanza per una notte di amore passionale ma che, invece, si ritrovano a leggere interi passaggi della poesia petrarchesca e Graziana che riesce nell’intento di ricongiungersi all’amato solo dopo che questo arriva a dimostrare le proprie sorprendenti doti pittoriche restaurando e ricreando il prezioso abito della di lei madre macchiato irrimediabilmente d’inchiostro.

Data la brevità del libro e delle novelle in se stesse, non voglio raccontarvi nulla in merito a ciò che potrete scoprire abbandonandovi alla lettura, ma un consiglio mi farebbe piacere lasciarvelo: prima di leggere, chiudete gli occhi e provate a immaginarvi che cosa potesse essere quel mondo, che cosa potesse significare essere una donna benestante durante gli splendidi anni Venti; poi, immersi in questa bolla, preda dei vostri sensi, aprite il libro e iniziate a leggere. Sono certa che la sensazione e l’emozione che ne trarrete sarà molto intensa e diversa rispetto a una lettura approcciata a testa bassa mantenendo il punto di vista di un lettore/una lettrice del XXI secolo già priva di quel velo di Maya che offusca il paesaggio e contro cui la mia adorata Virginia Woolf ha lottato per vedere che cosa si nascondesse dietro quella realtà vera solo in parte.


Amalia Guglielminetti, 1932

Questo per dire non dobbiamo dimenticare l’importanza di saper andare oltre le apparenze di una scrittura, di una trama, per dare a essa la possibilità di parlarci nel modo che le è consono e di raccontare il proprio messaggio libera dagli argini che troppo spesso rischiamo di mettere e che potrebbero guastare all’opera che, in fondo, vuole solo raccontare se stessa.

L’intento di Amalia, racchiuso nella sua scrittura, credo possa essere quello di esorcizzazione ciò che le donne rappresentavano a quell’epoca e riesce a farlo attraverso un’arte in grado di cogliere nel segno e di catturare gli animi e i cuori delle lettrici, delle sue lettrici, senza che questo aspetto possa precluderci la possibilità di rimanerne affascinati: le donne rimangono esseri imperfetti, al pari degli uomini, capaci d’ingegno e d’ironia al pari degli uomini, forse più sensibili e passionali della loro controparte, ma comunque spiriti liberi che vogliono far sentire la loro voce e rivendicare la loro esistenza a costo di utilizzare la propria posizione di donna e le proprie arti di seduttrice per ottenere ciò che vogliono.

Nella vita bisogna saper sopravvivere, sembra voler dire Amalia attraverso la sua scrittura e la sua stessa esistenza, costi quel che costi; non bisogna mai arrendersi o cedere a favore di altri la nostra identità, il nostro spirito, la nostra mente, il nostro corpo a meno di non essere noi stessi a volerlo!

Perciò grazie a Papero Editore per aver riportato alla luce quest’autrice e speriamo che in futuro tante altre possano godere di questo stesso felice destino.

 


Link utili:

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[1] Papero Editore nasce a Piacenza il 5 settembre 2015 con la volontà di diventare un editore devoto alla filiera cortissima: dall’editore al lettore. Esso produce infatti libri di pregio cuciti a mano e stampate su carte ricercate e rigorosamente ecologiche. In quanto editore artigiano, esso è gestito dall’associazione I paperi-APS senza scopo di lucro.

[2] Per approfondire la conoscenza di Mura e Liala o, più in generale, per leggere dell’evoluzione della scrittura rosa in Italia durante il Novecento Cfr PATRIZIA VIOLI, Breve storia della letteratura rosa, Parva [Saggistica breve], Città di castello, Graphe edizioni, 2020

[3] Guido Gozzano (1883-1916) è stato uno scrittore e poeta italiano appartenente alla corrente post-decadentista e crepuscolare presente in Italia e in Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

[4] Dino Segre (1893-1975), meglio conosciuto come Pittigrilli, è stato uno scrittore, giornalista e aforista italiano. Le sue opere riscossero un grande successo negli anni tra le due guerre mondiali. Fu coinvolto insieme alla poetessa Amalia Guglielminetti in uno scandalo politico alla fine del gennaio 1928.  

[5] Amalia Guglielminetti, Pittigrilli, Modernissima, Milano 1919 p.147. Op. citata in Quando avevo un amante, Amalia Guglielminetti, Papero Editore, San Giuliano Milanese, 2020

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