Ritratto spagnolo. Un quadro dipinto da Ruta Sepetys


Le persone sono obbedienti perché sono emotivamente esaurite.

 

Spagna, 1957.

 

Daniel Matheson, giovane diciottenne appassionato di fotografia nato a Dallas in Texas da padre americano e madre spagnola, ha appena messo piede nella grande ed elegante hall del Castellana Hilton Hotel di Madrid a seguito dei suoi genitori quando, dentro di sé, inizia a percepire una strana euforia.

Tutto, in quel luogo realizzato appositamente per accogliere i turisti che in quegli anni iniziano a presentarsi alle porte della grande capitale spagnola dopo un lungo decennio di isolamento dovuto al vigente regime dittatoriale e a una politica di chiusura da parte dai paesi vincitori[1] nel secondo conflitto mondiale, è perfetto e accogliente.

Eppure, Daniel non vede l’ora di sgattaiolare per le vie della città e catturare, attraverso i suoi scatti, la vita di quel Paese che dal 1953, grazie al Patto di Madrid[2], siglato tra il caudillo di Spagna Francisco Franto e il presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower, può iniziare a pensare a come organizzare la propria lenta e faticosa ripresa economica e politica all’interno di un’Europa già alle prese con il mantenimento di un precario equilibrio minacciato dalla guerra fredda che imperversa tra Stati Uniti e URSS.


Dwight Eisenhower e Francisco Franco, Spagna, 1959

Raccontare storie attraverso immagini rubate a una quotidianità fatta di sofferenza e di paura per riuscire a vincere la borsa di studio che gli permetterà di frequentare la scuola di giornalismo invece che seguire le orme del padre grande magnate del petrolio americano: è questo, almeno all’inizio, il desiderio del diciottenne ma, quando egli inizia a vedere, a fermare le immagini, a riguardarle, comprende che dietro a queste si nasconde molto di più di una semplice storia esauribile in un unico fotogramma.

Il fermo immagine di una suora che si affretta tra le vie della città con un neonato morto stretto tra le braccia e che rivolge a Daniel uno sguardo spaventato e sofferente – un’immagine su cui io stessa ho avuto il bisogno di fermarmi per immaginarla davanti ai miei occhi sentendo il cuore stringersi come in una morsa.

 

Però sì, si mormora di bambini che scompaiono. È iniziato dopo la guerra. I figli dei repubblicani venivano portati via come punizione per i genitori. Ma alcuni sostenevano che sta accadendo ancora, ai genitori viene detto che il loro bambino è morto invece non è vero, vengono dati o venduti a una famiglia considerata più degna.

 

Inizia così l’avventura di questo giovane uomo e di colei che diventa, nel corso della narrazione, sua compagna e sua complice, Ana, la cameriera assegnata dall’amministrazione dell’hotel alle cure della famiglia Matheson e con lei Julia, Antonio, Rafa, Furia (El Huérfano), Puri e tanti altri personaggi che aiutano il ragazzo a comprendere sempre più a fondo i timori, le ferite e le speranze di un Paese in ginocchio che ha da poco iniziato a rialzarsi ma che ancora, troppo spesso, tende a cadere.

Grazie a loro egli ha la possibilità di visitare Vallecas, un quartiere povero alla periferia di Madrid in cui vive la famiglia di Ana e dove viene accolto dalla meraviglia dei bambini incantati dalla nera e lucente vettura che cammina lentamente tra la polvere delle strade, dall’entusiasmo di Rafa che vede nel texano la possibilità di realizzare il proprio sogno e dalla fredda diffidenza di Furia agghindato e pronto per affrontare il suo primo toro in arena.

Fame, insicurezza, violenza e la paura di vedersi portar via i propri neonati dichiarati morti perché nati da genitori repubblicani e poi affidati a orfanotrofi o venduti a famiglie cattoliche fedeli al regime; è con tutto questo che Daniel ha a che fare in quella calda estate spagnola al termine di cui viene costretto, a malincuore, a salire sull’aereo che riporta lui e la sua famiglia negli Stati Uniti.

Un’estate che non riesce a dimenticare e che riaffiora vivida alla mente 18 anni più tardi quando ha la possibilità di tornare e rincontrare gran parte di coloro che hanno saputo insegnargli a guardare con coraggio il dolore per poterlo raccogliere e farsene carico, riuscire finalmente a denunciare.

 

“[…] la verità deve dirla ad alta voce e aiutare gli altri a fare lo stesso, señor Matheson. La verità rompe le catene del silenzio.” Puri si mette una mano tremante sul petto. La sua voce si abbassa a un sussurro. “Ci rende tutti liberi.”

 

L'autrice Ruta Sepetys

Dopo l’esordio nel 2011 con Avevano spento anche la luna, oggi Ruta Sepetys, autrice statunitense di origini lituane, ci regala il suo quarto romanzo pubblicato da Garzanti – suo storico editore in Italia.

Attraverso la narrazione contenuta in L’orizzonte ci regalerà le stelle, questo il titolo del romanzo in uscita il 9 luglio 2020, Sepetys apre gli occhi al lettore su una parte di storia spagnola che lei stessa, in una lunga postfazione, invita ad approfondire per non restare nell’ombra dell’ignoranza, per aiutare – attraverso la consapevolezza – a denunciare e a ricordare le tante vittime di un paese rimasto ‘affamato di vita’ per tanto, troppo tempo.


In questo romanzo, oltre alla presenza di numerose testimonianze tratte dai maggiori giornali americani e rilasciate da diplomatici impiegati all’Ambasciata americana in Spagna che contribuiscono a fornire pathos alla narrazione, la scrittura semplice ed evocativa utilizzata dall’autrice non permette alcuna via di fuga al lettore che si trova costretto ad assistere impotente al corso della Storia. E, se da una parte egli incontra la delicatezza dei volti dei bambini strappati alle proprie famiglie, dall’altra deve fare i conti con la violenza evocativa delle immagini prodotte dalla macchina fotografica di Daniel e con la rabbia di Furia che si scatena contro le tante bare vuote fatte seppellire a commemorazione di tutti quei bambini falsamente dichiarati deceduti alla nascita e poi scomparsi nel nulla.

Scontrarsi in particolare con quest’ultima tematica, centrale all’interno del romanzo, è stato come scoprire un mondo mai visto prima e talmente tanto improbabile da non riuscire a credere a ciò che stavo leggendo: i ‘bambini perduti del franchismo’, è così che sono stati battezzati tutti questi piccoli innocenti – 300 mila circa – che, dal 1939 ai primi anni Ottanta, sono stati ingiustamente sottratti ai propri genitori naturali per essere affidati alle cure di orfanotrofi o finire vittime del mercato di contrabbando.

Solo con l’inizio degli anni Duemila – in particolare nel 2006 – il Consiglio d’Europa decide di offre i primi riconoscimenti ai bambini di famiglie repubblicane ai quali, alla nascita, è stato cambiato il nome, mentre nel mese di agosto del 2018, grazie all’intervento di numerosi stati e della sezione dell’ONU che si occupa del Diritto alla vita, è stato aperto il primo vero processo a favore di tutti i bambini dispersi in diverse parti del mondo durante gli anni della dittatura franchista.

Ancora prima di questi provvedimenti, negli anni immediatamente successivi alla morte di Franco, avvenuta il 20 novembre 1975, viene approvata dal governo spagnolo, alle prese con l’instaurazione di una nuova repubblica, una legge di amnistia che scagiona i prigionieri politici spagnoli, rifugiati all’estero durante i 36 anni di regime, permettendo loro di fare rientro in patria e che garantisce l’impunità anche a tutti i possibili criminali o ai loro complici.

Un passo verso la verità, uno verso l’oblio: una danza infinita che la Storia non si stanca mai di ballare.

 

Nascondere la verità è doloroso ma è la cosa giusta da fare.

 

Leggere questo romanzo è stato come immergersi in una piscina colma d’acqua e provare cosa significa soffocare, rimanere per troppo tempo senza ciò che tanti di noi, oggi, danno per scontata: la libertà di essere se stessi, di poter esprimere i propri pensieri, di poter amare chi vogliamo, di poterci concedere dei piccoli sfizi e realizzare, seppur con sacrificio, i nostri desideri.

Oggi, siamo molto esigenti nei confronti della vita ma non è sempre stato così.

 

Senza chiedere niente. Sembra il mantra per la Spagna.



[1] La politica d’isolamento perpetrata dagli stati vincitori nel secondo conflitto mondiale viene attuata dopo aver intimato a Franco di sostituire alla propria dittatura, troppo simile a quelle sconfitte nel recente conflitto, con una forma di governo repubblicano. Il caudillo, però, rifiuta di accettare questo compromesso e condanna così la Spagna a un lungo periodo d’isolamento durante cui egli tenta di ‘camuffare’ la propria dittatura dichiarando la Spagna una monarchia di cui egli stesso si nomina unico reggente (1947). Inutile dire che l’escamotage attuato da Franco non riesce a ingannare gli stati già membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) che non allentano la propria morsa provocando, all’interno del Paese, la nascita di sempre più numerose simpatie nei confronti del regime che si tramuterà, in un secondo momento, in indifferenza e nella volontà di guardare avanti, verso un nuovo e più sereno futuro lasciando al passato quella profonda ferita che, forse, il popolo spagnolo non è ancora riuscito a rimarginare.

[2] Grazie al Patto di Madrid, la Spagna inizia a percepire somme di denaro da parte degli Stati Uniti che, a loro volta, fanno il proprio interesse instaurando basi militari in tutto il territorio governato da Franco, noto anticomunista. Questa situazione aiuta l’economia spagnola, ormai inesistente e ancora basata su un sistema autarchico con tessera annonaria, a riprendersi molto lentamente ma la disparità tra città e zone rurali del territorio continua a persistere ancora per lungo tempo.


Link di approfondimento:


Visita la pagina Wikipedia dedicata alla Spagna franchista

Guarda il documentario dedicato ai 'bambini perduti del franchismo' in lingua spagnola con sottotitoli: Los niños perdidos del franquismo (I) Imagenes contra el olvido e Los niños perdidos del franquismo (II) Imagenes contra el olvido

Spagna: al via il processo sui "neonati rubati" durante il franchismo, euronews, 26 giugno 2018

Ruta Sepetys/The Fountains of Silence, Ruta Sepetys, 1 agosto 2019 (viedo in lingua inglese con sottotitoli)

Meet the Author: Ruta Sepetys, Fairfax Network - Fairfax Country Public Schools, 5 gennaio 2018 (viedo in lingua inglese con sottotitoli)

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The Fountain of Silence//Book Trailer, Ruta Sepetys, 7 ottobre 2019, (viedo in lingua inglese con sottotitoli)

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