Nell’assurdo la realtà

«Nella valle immersi nel silenzio lo sono tutti; ma appena inizia la sua lezione, è come se quel professore il silenzio lo prendesse in mano, lo manipolasse con le dita, lo spalmasse sulla pelle delle cose. Lo rendesse visibile.

L’omone non fa altro che tacere, in realtà. […] Ma, grazie alla sua lezione, bambini, bambine, sedie, formiche, foglie, orologi, biscotti, nuvole cominciano a penetrare dentro il vuoto sonoro, a comprenderne l’essenza profonda.»



 

Le nuvole; è da un paio di giorni che il cielo sopra Piacenza, quando si avvicina il tramonto, tende a coprirsi di pesanti nuvole grigie. 

Anche oggi si ripete, per l’ennesima volta, questo stesso spettacolo della natura che cattura il mio sguardo e lo fissa su quelle scure e pesanti nuvole riportandomi al silenzio denso e corporeo di cui Alfonso Lentini scrive in La scuola della valle, il primo racconto di una raccolta intitolata Le professoresse meccaniche e altre storie di scuola.

Un inizio forte che cala il lettore in una dimensione temporale parallela, oltre lo spazio e il tempo, fornendo le coordinate per una valle, la Valle Taciturna, che è molto simile ai paesaggi dolomitici nei pressi della cittadina di Belluno – luogo in cui l’autore, di origini siciliane, vive dagli anni Settanta.

Un ponte tra realtà e invenzione, ecco cosa rappresenta la scuola, protagonista indiscussa di tutti i racconti raccolti nel piccolo volume; la scuola con le sue professoresse meccaniche, i suoi bidelli volanti e i suoi speciali professori che insegnano materie al limite dell’assurdo come Canto Inverecondo (il mio preferito) e Santità Ancestrale.

In queste scuole ci si occupa di garantire la corretta successione del giorno e della notte attraverso la trasmissione d’impenetrabili segreti che devono rimanere ben custoditi per evitare di mettere in serio pericolo l’intero equilibrio Terrestre.

In queste scuole imperversa una guerra eterna che stermina gli insegnanti umani e obbliga il Consiglio d’Istituto a rimediare al danno creando, in fretta e furia, tre professoresse meccaniche indistruttibili, dotate di voci tonanti, corpi perfetti e nomi davvero curiosi: Leprottina, Padellina e Pallotta.

Non solo, in queste scuole alunni e insegnanti (siano essi ordinari esseri umani, santi sotto copertura o teste mozzate su sedie a rotelle) sono costretti ad affrontare situazioni surreali che li portano a compiere riflessioni tutt’altro che irreali.

Ovunque, nella raccolta, sono disseminate citazioni e passaggi molto importanti e carichi di significato ma sono stati due racconti, in particolare, che mi hanno obbligato a fermarmi a riflettere.

Il primo s’intitola Il crocifisso e narra di un Cristo in croce che è costretto a vedere tutto quello che accade nella classe mentre tenta di fare conversazione con i due quadri attaccati alla parete in cerca di compagnia; vedere tutto, essere impossibilitati a eliminare ciò che ci spaventa e che si consuma proprio di fronte ai nostri occhi solo perché non abbiamo le palpebre.

Mi rendo conto che potrebbe sembrare un po’ macabro immaginare di essere in questa situazione ma provate a pensare cosa significa non poter fare quell’unico gesto che può proteggerci dagli orrori che si svolgono davanti a noi; sarebbe davvero terribile.

Il secondo racconto s’intitola Il convertitore e racconta dell’invenzione, da parte di uno scienziato, di un aggeggio utile a mettere in contatto la mente delle formiche con quella umana; questa storia è una cascata di assurdità dopo l’altra ma, giunti quasi alla fine della vicenda, s'incappata in una riflessione che non ha alcun bisogno di essere commentata.

Leggetela con estrema attenzione, riflettete e prendetevi il tempo per mettere insieme qualche piccolo pensiero tutto vostro.

 

«Ma è sicuro che quando le formiche si impadroniranno del mondo e della scuola le cose andranno peggio? Quante volte gli umani, credendosi padroni della natura, ne hanno combinate così tante nella loro lunga storia, hanno inzaccherato il pianeta, provocato l’estinzione di animali, piante, e per un pelo non hanno causato l’estinzione di se stessi scannandosi l’un l’altro con guerre ridicole, pulizie etniche, stragi, fabbricando armi via via più terrificanti e capaci di distruggere il mondo intero con un solo botto!»

 

Ciò detto, permettetemi di chiarire un aspetto a cui tengo molto: nonostante tutte queste storie siano intrise di assurdo, non significa che manchino di realtà, anzi, in ognuna di esse sono nascosti continui rimandi alla dimensione reale e a quello che più caratterizza questo nostro strano mondo: l’uomo con tutte le sue contraddizioni, le sue paure e le sue ambizioni.

Credo che mostrare tutto questo attraverso una narrazione tra il logico e l’illogico possa essere una soluzione vincente per riuscire a riflettere meglio su noi stessi in quanto esseri umani abitanti di un mondo che non è il nostro ma che appartiene a tutte le specie viventi, animali o vegetali.

Inoltre, la scrittura semplice e fluida aiuterà tutti i lettori che avranno il piacere d'intraprendere questa avventura a calarsi in ciascuna storia fino all’ultima che vi lascerà un senso di nostalgia e di familiarità di cui non sarà affatto semplice liberarsi perché sarà come se quelle avventure foste stati voi stessi a viverle e io ho la sensazione che, almeno in parte, sia proprio così.

Le piccole Graphofeel Edizioni, nell’anno appena passato, hanno dato alla luce questo breve volumetto da leggere tutto d’un fiato ma da riflettere con calma e attenzione.

 

«Il Tempo. Il tempo, che strana cosa. Maimonide diceva che anch’esso è fatto di atomi. Eppure solo noi umani siamo in grado di percepirlo. Per i sassi, gli alberi, e forse per tutti gli altri animali, il tempo non esiste. Non ho mai visto una pecora annoiarsi, per esempio.»


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