Livia De Stefani: viaggiatrice sconosciuta

Ammantata di Viola
come orgoglioso lutto
di remota tragedia, Sicilia
mi attendi. E mi appari
eretta sull’arco del mare
a mirare dagli ovati tuoi occhi senza sguardo
il mio nuovo migrare alle tue sponde.

Livia De Stefani, 1965

È la Sicilia occidentale la terra a cui fa riferimento Livia De Stefani in questa sua prima strofa di apertura a  un componimento più lungo e interamente dedicato alla sua terra natia; quella terra tanto detestata ma dalla quale ella non è mai riuscita a staccarsi del tutto conservando, nella sua mente e nelle sue parole, una sicilianità che per giunta le valse il mancato riconoscimento da parte della propria terra offesa per essere stata tanto duramente giudicata da parte di una delle sue figlie.
Nata a Palermo nel 1913 in una famiglia di benestanti proprietari terrieri, Livia abbandona la casa paterna appena diciasettenne per trasferirsi nella caotica Roma felicemente sposata allo scultore Renato Signorini il quale la introduce alla vita a cui Livia ha sempre aspirato.
Finalmente può respirare a pieni polmoni l’aria sana e stimolante di un ambiente culturale in pieno fervore iniziando a frequentare scrittrici come Elsa Morante e importanti figure del panorama letterario del tempo come Maria Bellonci e altri intellettuali facenti parte del già celebre gruppo degli Amici della domenica legato al prestigioso Premio Strega ufficialmente istituito nel 1947.
Durante la sua carriera di scrittrice, Livia sperimenta sia la prosa che la poesia dando vita a dei meravigliosi quadri di paesaggi abitati da donne, tante donne, tutte ugualmente vittime di una ruralità che le costringe nei loro ruoli di madri, di mogli e di amanti, inseguite per la strada, maltrattate e fraintese da terribili uomini.
Le donne: sono loro, per lo più, le vittime che Livia decide di utilizzare nei propri racconti per descrivere la realtà di una terra che fisicamente ha lasciato tanto tempo prima ma che, in realtà, non ha mai davvero abbandonato.
Una Sicilia selvaggia, ignorante, patriarcale e soffocante con la quale lei, Livia, continua ad avere a che fare a causa di un podere rimastole intestato e di cui ella si deve occupare giocando a braccio di ferro con la malavita che entra prepotentemente nella trama del suo ultimo romanzo – La mafia alle mie spalle – pubblicato un mese prima di morire il 28 marzo 1991.
Se l’ultima storia, Livia la scrive all’età di 78 anni, il suo primo successo letterario vede la luce quando di anni ne ha 40, nel 1953: La vigna di uve nere.
È un vero trionfo per lei e segna ufficialmente il suo ingresso in una società alla quale già apparteneva ma di cui ora poteva considerarsi una vera attrice.
Nella raccolta di brevi storie e poesie, edita da Cliquot edizioni, il lettore viene messo di fronte a una scrittura sperimentale, fruibile a diversi livelli ma aggravata da una costante sensazione di inquietudine e di disastro facilmente percepibile tra le pagine – nemmeno nel momento dell’ironia e della leggerezza la lettura sembra sollevarsi, tutt’altro, e il sorriso si trasforma tristemente in un sinistro ghigno.
Questa pesantezza, questa angoscia che non ha mai tregua ha un po’ affaticato una lettura che tuttavia sono ben contenta di aver portato a termine.
È stato affascinante scoprire questa incredibile scrittrice e poetessa prendendo le fila da un evento ben più grande e celebre della nostra Livia, il Premio Strega, di cui vi invito a leggere l’articolo uscito sul blog di Maremagnum.com.
Se vorrete intraprendere questa lettura, non fatevi fermare dalle difficoltà di una scrittura che passa facilmente dalla prima alla terza persona e che tende a narrare utilizzando più piani temporali in un'unico capoverso trasmettendo al lettore un senso di ubriachezza, di smarrimento.
È difficile leggere Livia ma fare questa esperienza vi permetterà di conoscere lo spirito di una scrittrice tormentata da mostri familiari troppo veri per poter essere messi definitivamente a tacere ma contro i quali ella lotta con tutte le forze smascherandoli e rendendoli protagonisti di storie che, se lette a voce alta, fanno davvero rabbrividire.
O almeno, questo è il mio punto di vista, quello che le sensazioni provate durante la lettura mi hanno ispirato.
Una donna intrigante e forte, ecco come vedo la mia Livia; in fondo è stata la prima scrittrice a mettere a nudo il sistema mafioso palermitano condendo la narrazione di nomi e cognomi!
La casa editrice Cliquot, attraverso il suo lavoro, è riuscita a racchiudere tanto di Livia nelle pagine di un unico volume che si apre con un racconto lungo già apparso nel 1963 – Viaggio di una sconosciuta – e che da il titolo alla raccolta, seguito da una serie di brevi componimenti in prosa scritti tra il 1955 e il 1958 per concludere con una ricca sezione dedicata alle Poesie in diesis – già apparse nel 2002 per Editrice Ianua e qui raccolte secondo la stessa suddivisione.



Con questo concludo il mio lungo intervento sperando di avervi incuriosito almeno quel tanto che basta perché abbiate il desiderio d'incontrare anche voi questa straordinaria e insolita scrittrice italiana perché, in tempo di Premio Strega, tornare ad apprezzare e a scoprire voci importanti della nostra terra potrebbe essere un ottimo aiuto per ripartire e dare coraggio al nostro Paese.

Link utili:

Premio Strega: leggi l’articolo su Maremagnum.com

Pagina ufficiale Premio Strega


Visita il sito ufficiale Cliquot edizioni

Post più popolari