Scrivi sempre a mezzanotte: Virginia Woolf e Vita Sackville-West


Vi confesso che inizialmente non avevo nessuna intenzione di trattare in un intero articolo il rapporto tra Vita e Virginia perché, seppur questo argomento sia di estremo interesse, avrei preferito tenerlo marginale rispetto all’analisi che intendevo compiere attorno alla figura di Virginia Woolf. 
Questo non significa che fosse mia intenzione sorvolare sull’argomento poiché ne percepisco l’importanza, tuttavia pensavo di agire in un modo più distaccato ma qualcosa deve essere sfuggito al mio controllo se oggi siamo qui proprio per godere appieno di alcuni dei passaggi d’amore più belli che io abbia mai letto.

Ben Nicolson, Virginia Woolf, Vita e Nigel Nicolson, Sissinghurst, metà anni Trenta
Courtesy: Donzelli Editore

«Scrivi sempre a mezzanotte»

Quanto lo farei se sapessi che, dall’altro lato della città, un’anima in pena come la mia, nella solitudine della notte abitata da incubi, fosse in procinto di sedersi alla sua scrivania per redigere parole d’amore e di passione come solo gli amanti spinti da un sentimento di amore puro sanno a fare:

VSW a VW 
21 gennaio 1926
Virginia indossa un vestito della madre
1924
Courtesy: ilSaggiatore
«Sono ridotta a una cosa che desidera Virginia. Stanotte avevo composto per te una lettera bellissima, nelle ore insonni, piene di incubi, ma è tutta sparita: mi manchi e basta, in un modo piuttosto semplice, disperato, umano» 

«Come brace calda nel mio petto brucia il tuo dire che ti manco. Mi manchi così tanto. Quanto non lo crederai, né saprai mai. In ogni singolo momento del giorno. Mi dà dolore ma anche piacere, se capisci cosa intendo. Voglio dire che è bello avere un sentimento così intenso, così ostinato per qualcuno.» – 

Vita e Virginia si incontrarono, per la prima volta, il 14 dicembre 1922 durante una festa organizzata nella dimora londinese di Clive Bell, cognato di Virginia. 

Dal diario di Virginia

«Non un granché per i miei gusti più severi, florida, baffuta, variopinta come un pappagallino, con tutta la disinvolta grazia dell’aristocrazia, ma priva del genio dell’artista» 

A quel tempo l’una conosceva già la fama dell’altra ma non si erano mai incontrate prima di allora e, in quell’occasione, Virginia non fu particolarmente colpita dalla Signora Nicolson che, a differenza sua, rimane folgorata dalla pallida e riservata bellezza di Virginia. 

Lettera di Vita al marito Harold Nicolson

«Semplicemente adoro Virginia Woolf, e lo faresti anche tu. Cadresti stecchito davanti al suo fascino e alla sua personalità» 

Da dx: Harold Nicolson, Vita Sackville-West,
Rosamund Grosvenor e Lionel Sackville-West
1913
Courtesy: Wikipedia
Virginia era fredda e distaccata, non perché ella non provasse una certa curiosità nei confronti di Vita, tutt’altro, le colte ed esotiche origini della sua famiglia la stuzzicavano alquanto eppure c’era qualcosa che la spaventava in lei e nel suo comportamento così libero e disinteressato delle critiche che potevano venirle rivolte in merito alla sua condotta morale. 
Vita era una cacciatrice, non faceva mistero della propria omosessualità nonostante fosse felicemente sposata con Harold Nicolson – un importante diplomatico – il quale, a sua volta, considerava il matrimonio con Vita un’ottima copertura alle sue abitudini decisamente poco consone all’etichetta dell’epoca; ecco perché egli si adirava sempre quando Vita esagerava nelle sue romantiche fughe in quel di Francia, eccezion fatta per il breve periodo di tempo che la moglie trascorse in Borgogna, nel 1928, in compagnia di Virginia giustificando il gesto non come una fuga d’amore, bensì come un piacevole vacanza in compagnia di una cara amica.
Era irresistibile Vita: intelligente, brillante, bella, elegante e dotata di lunghe gambe. 
Attirava le proprie prede e le seduceva esercitando su di esse un potere mascolino e materno prendendosi cura di quelle vittime che, ignare del fuoco che le avrebbe consumate fino all’ultimo respiro, si prestavano docili al gioco che ella amava condurre (durante i rapporti con una delle amanti più importanti della sua vita, Violet Trefusis, ella soleva abbigliarsi da uomo facendosi chiamare Julian) risvegliando in molte di esse un sentimento amoroso e sessuale assopitosi da tempo o mai davvero palesatosi, come nel caso Virginia la quale, nonostante percepisse una forte tensione nel sostenere lo sguardo di Vita, rimaneva a distanza cercando di comprendere come definire quelle sensazioni violente e profonde che da tempo non le capitava di percepire con una simile chiarezza.
In gioventù infatti ella aveva provato cosa significasse essere innamorati come folli di qualcuno ma questa sua passione, provata per una donna molto più grande di lei, era rimasta un sentimento platonico e mai appagato in nessun modo se non attraverso il ricordo – l’amata Madge Symonds servì alla scrittrice come modello per il personaggio di Sally in Mrs Dalloway.
Con Vita però le cose cambiarono, si complicarono e Virginia si trovò a dover fare i conti con Amore, un’entità spirituale che non era mai riuscita a comprendere fino in fondo: perché provare una simile pulsione carnale quando l’amore sembrava invece essere un sentimento così alto, divino, quasi intangibile e percepibile solo attraverso un senso sconosciuto, mistico, che è in grado di andare oltre la realtà che tutti possiamo vedere, la realtà a basso prezzo.

VW a VSW 
31 gennaio 1927

«Sai, è una gran cosa davvero essere eunuco come sono io: cioè, non sapere qual è il verso giusto di una gonna, le donne fidano di tipi così. Meglio stendere un velo sulla furia del sesso; è allora che si mostrano tutte le venature del marmo, che tra le donne sono così affascinanti. Qui nella mia grotta, vedo un sacco di cose che voi bellezze radiose rendete invisibili alla luce della vostra gloria.»

Virginia rifugge tutto ciò che è maschile compresa la possessione sessuale: per lei l’amore è racchiuso in una dimensione aurea e distaccata rispetto all’esigenza carnale che tuttavia, ormai quarantenne, sembra violentemente risvegliarsi a nuova vita.
Da quel magico incontro avvenuto in casa Bell, Vita e Virginia iniziarono a scambiarsi una fitta corrispondenza in cui non è difficile ravvisare parole di affetto e di desiderio che venne colmato nella notte tra il 17 e il 18 dicembre 1925 durante la permanenza di Virginia nella dimora di Vita a Long Barn – questa passione venne fisicamente soddisfatta solo una seconda volta ma l’appagamento sessuale ottenuto attraverso lo scambio di lettere così profonde e sincere accontentò, almeno in parte, entrambe le donne che spesso erano costrette alla lontananza chiamate all’ordine dagli impegni che la vita aveva assegnato loro in qualità di scrittrici e di mogli.

VW a VSW 
5 dicembre 1927

«Ricordati di Virginia.
Virginia fotografia di Vita, Borgogna 1928
Courtesy: L'Ippocampo

Dimentica il resto.
Se ti telefono, mi dici che sei pazza di me?
Se ci vediamo, mi baci? Se fossimo a letto insieme, mi…
Stasera Orlando mi eccita: stasera accanto al fuoco, scrivo l’ultimo capitolo»

Vita attira a sé Virginia come una calamita perché era una donna mondana in continuo movimento e a contatto con un numero di persone sempre crescente, il che rappresentava per l’amica un’importante fonte di ispirazione per i suoi romanzi rischiando però di mettere a repentaglio l’affetto di Vita la quale, accusata di esercitare liberamente la propria passione godendo del corpo di tante donnette senza preoccuparsi della cara e fragile Virginia, risponde piccata accusando a sua volta di essere stata coinvolta in un freddo rapporto intellettuale più che affettivo:

VSW a VW
4 ottobre 1924

«Consideralo, se vuoi, come materiale per i tuoi libri: come, del resto, credo tu consideri ogni cosa, rapporti umani compresi. Oh, sì, tu ami le persone più col cervello che con il cuore.» 

Come dare torto a Vita bruciante di desiderio e di amore nei confronti di Virginia che sembra costantemente assente da un mondo che ella non riesce a sentire come proprio e che necessita di essere destrutturato e indagato nella sua dimensione più spirituale e profonda sfruttando la mente degli esseri viventi intorno a lei, Vita compresa.
Ma è proprio il sentimento che Virginia nutre nei confronti di Vita a farle provare per la prima volta la terribile sensazione della gelosia. Come abbiamo detto, ella era già stata innamorata ma, questa volta, la passione che sentiva bruciava d’amore per una creatura tanto magnifica quanto affascinante per la sua mente e per la sua forza carismatica in grado di attirare intorno a sé una grande quantità di ammiratori e di lettori che non aspettavano altro che di vederla, bella e sicura di sé nell’affrontare la vita: 

VW a VSW
4 febbraio 1929

«La percentuale di lesbiche sta aumentando in America, e questo per causa tua.»

Nonostante il profondo affetto e la condivisione dei propri pensieri e dei propri sentimenti, Vita faticava a comprendere la visione che Virginia aveva della realtà così distante dalla materialità alla quale lei si sentiva così ancorata ma la fascinazione che provava nei confronti di una dimensione inaccessibile ai più l’ha condotta, un passo dopo l’altro, a farsi un’idea di cosa potesse significare essere Virginia e tentare di fermare sulla carta pezzi di esistenza, momenti di essere in cui è immerso l’uomo nel suo vivere quotidiano:

VSW a VW
9 marzo 1926

«Com’è che non si riesce mai a comunicare? Solo le cose immaginarie possono essere comunicate, come le idee o l’universo di un romanzo, ma non l’esperienza concreta.» 

VSW a VW 
12 maggio 1927
[Riferendosi a To the Lighthouse]

Vita nel suo studio si Sissinghurst, 1939
Courtesy: L'Ippocampo
«Tesoro mio, che bel libro! Ti amo di più per averlo scritto. Ma ancora non riesco a capacitarmi di come hai fatto. Sono davvero sbigottita, anche se l’hai scritto tu. È come se avessi fatto un numero di giocoleria con le scintille colorate di un fuoco d’artificio, e le avessi mantenute tutte accese e tutte sospese in volo.»

Vita legge i testi di Virginia, li commenta e ne gusta ogni parola trovandosi, a volte, un po’ in disaccordo con il pensiero o con la forma espressiva dell’amica che tante volte tende a essere troppo aggrovigliata e difficile da comprendere. I voli pindarici che la colta mente di Virginia compie analizzando il mondo reale e la condizione sociale femminile – argomento che le è sempre stato molto a cuore – provocavano spesso un senso di disappunto da parte di Vita un po’ meno propensa a imbracciare l’arma della mente per combattere con le armi della pace una guerra che stava radendo al suolo edifici, città, stava uccidendo soldati, civili e, nascostamente, annientava tutti coloro che, come Virginia, avevano una mente fragile già provata dalla precoce perdita di un nipote – Julian Bell – nella guerra di Spagna nel 1938.

VSW a VW
15 giugno 1938 
[Riferendosi a Three Guineas]

«Sei un tormento di scrittrice, ora affascini con la tua prosa incantevole, ora esasperi coi tuoi ragionamenti fuorvianti. Vedi, non è possibile ringraziare per un libro tanto provocatorio con una semplice lettera; ci vorrebbe una risposta lunga quanto il libro stesso, il che implicherebbe una pubblicazione della Hogarth Press. […] Nel frattempo lasciami dire che ti ho letta con gioia, anche se per il 50% delle pagine mi veniva da esclamare: “Oh, MA, Virginia…”» 

Mano a mano che gli anni passavano, il rapporto tra le due donne iniziava a raffreddarsi complice la frenetica quotidianità di Vita e la malattia sempre più presente di Virginia che la costringeva a lunghi periodi di riposo eppure, tra il 1927 e il 1928, ancora preda dei fuochi della gelosia, Virginia sentì il bisogno di prendere la penna e ritrarre, come solo un’artista del suo calibro sapeva fare, l’adorata immagine di Vita facendola rivivere in un personaggio ispirato dalla sua essenza, maschile e femminile insieme, e che avrebbe rivoluzionato il modo di scrivere una biografia: Orlando.

«Ho vissuto in te per tutti questi mesi – ora che ne esco, tu chi sei in realtà? Esisti? Ti ho inventata io?»

Virginia e Vita, Monk's House 1933
Courtesy: Donzelli Editore

Ammetto che non m’importa quanto di Vita vi sia nascosto in un personaggio tanto profondo e sfaccettato quando mi si presenta la possibilità di godere di quello che lei è stata leggendo i passaggi che vi ho riportato e che, a mio parere, hanno una grande forza emotiva.
Come vi ho accennato all’inizio, non sono mai stata una persona romantica anzi, credo di essere abbastanza conosciuta per il mio cinismo eppure, perdermi tra le parole dell’una e dell’altra è stata un’esperienza emozionante e profonda, uno spunto di riflessione rivolto, ancora una volta, alla percezione del mondo intorno a noi; un mondo che non è fatto solo di oggetti o di sensazioni fruibili quotidianamente attraverso i nostri sensi primari, quelli che ci metto in contatto con il mondo esterno. Il rapporto tra Vita e Virginia – come per altro i tanti legami che ella ha intrattenuto con persone come Leonard, Vanessa, il nipote Quentin Bell, la nipote Angelica Garnett, l’adorato Roger Fry e tanti altri – mi ha fatto comprendere la profondità di ciò che noi, per comodità e per abitudine, definiamo rapporti sociali e che in realtà sono molto più di questo.
È la prima volta che riesco a portare a termine la lettura di una raccolta di lettere perché ho sempre avuto l’impressione di ficcanasare – passatemi il termine – nella vita di quelle persone e non mi sembrava giusto. Poi però è arrivato nella mia libreria il volume curato da Elena Munafò e corredato da uno splendido e accattivante saggio di Nadia Fusini e mi sono convinta del fatto che, per tentare di conoscere più a fondo la poliedrica figura di Virginia, avrei dovuto affrontare anche quella lettura legittimando il mio gesto per amore della ricerca. 
Mai avrei pensato che questa esperienza potesse trascinare all’interno delle pagine che fluivano rapide sotto le mie mani così come i brividi percorrevano la mia schiena e, a volte, le calde lacrime rigavano la mia guancia.
Per questo vi chiedo scusa se mi sarò lasciata prendere la mano e avrò abusato di alcuni passaggi tratti dal libro di cui vi ho parlato, ma credo che farvi sentire la voce di queste due incredibili donne possa essere di gran lunga più emozionante e interessante che leggere il racconto di quella che, a mio parere, è stata una delle storie d’amore più belle.
Vita e Virginia hanno giocato al gioco dell’amore rincorrendosi e stuzzicandosi attraverso lettere in cui viene considerata ogni sfumatura di questo sentimento e in cui nessuna parola è mai stata lasciata al caso, travolta dalla passione o dalla gelosia, forse, ma ugualmente capace di farci comprendere quanto, nonostante la lontananza, sia possibile provare e comunicare sentimenti sinceri e profondi riuscendo a sentire il calore dell’altro passare al nostro corpo attraverso la carta o, nel nostro caso, perdendo un po’ di poeticità, attraverso uno schermo luminoso.
In tutto questo, l’importante è comprendere quanto l’amore, e in generale un senso di pace e di rispetto, possa creare energia dando spazio alla nostra creatività e aiutandoci a oltrepassare il caos entro cui siamo costretti a vivere ogni giorno della nostra vita.

VSW a VW
3 aprile 1928

«Il tuo adorato e del tutto corporeo


Puntate precedenti:
Note: 


Qualche Link interessante:

Post più popolari