Una favola invernale: Lo Schiaccianoci di Čajkovskij


Nella scorsa puntata ci siamo lasciati con il racconto della trama originaria dell’opera di Hoffmann –che vi ricordo intitolarsi Schiaccianoci e il re dei topi – per conservare, per questo nostro ultimo incontro dicembrino, tutta la meraviglia e la sorpresa di vedere come, dal romanzo di cui abbiamo lungamente parlato, si sia arrivati al balletto diventato, nel corso del tempo, un classico del Natale.


Innanzi tutto dovete sapere che, la prima traduzione del racconto originario, fu eseguita dal francese Émile de la Bédollière, nel 1838: il successo, come credo si sia già intuito, fu pressoché nullo.
Fortunatamente, non tutto il male vien per nuocere e, sei anni dopo questa infelice impresa, nel 1844, Alexandre Dumas (padre) decise di rimettere mano al testo tedesco per farne una nuova traduzione modificata nel linguaggio ed epurata da alcune parti considerate troppo cruente per l'epoca – aspetto discutibile ma non siamo qui per giudicare... 
La storia fu addolcita e resa molto più elegante, persino il titolo venne sostituito con uno più leggero e aggraziato: Storia di uno Schiaccianoci.
In questa versione, il nome della protagonista da Maria –  Marikhen, Mary o Masha a seconda del cambiamento delle maggiori forze politico-culturali al potere – mutò in Clara personaggio che, nella versione tedesca, vestiva i panni della bambola di pezza preferita da Maria.
Nonostante le numerose variazioni e così riabbigliato, il racconto ebbe molta più fortuna tanto da diventare il riferimento librario nel momento in cui, il celebre coreografo francese Petipa – accompagnato dal fedele assistente di origine russe, Ivanov – accolse la proposta del Direttore dei teatri imperiali, Ivan Vsevolozhslaj, di produrne un balletto.
Era il nel 1892 e il compositore a cui fu affidata la difficile impresa di mettere in musica il libretto di


Dumas, fu il celeberrimo Pëtr Il'ič Čajkovskij.
Petipa e Ivanov lavorano freneticamente alle coreografie nel corso di un intero anno per portare in scena l’opera il 18 dicembre del 1892 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo – in questa rappresentazione, il ruolo della fata confetto, fu interpretato dalla nostra connazionale Antonietta dell’Era.
Pensate che, per la prima, oltre a essere stati impegnati sul palco anche i giovanissimi allievi della scuola di ballo per la prima volta nella storia del Balletto, vennero utilizzati ben 150 costumi e dovettero intervenire più di 500 assistenti di scena.
Non male, vero?! 
Peccato che il pubblico presente in sala non dimostrò particolare entusiasmo.
Per buona sorte, come in tutte le cose a cui è possibile porre rimedio, anche a Lo Schiaccianoci fu data una seconda possibilità. 
Così, in quello stesso anno, venne domandato al compositore di creare una suite da eseguire prima della messa in scena dello spettacolo: lo scopo sarebbe stato quello di intrattenere gli uditori invitandoli a lasciarsi trasportare dalle rarefatte atmosfere del sogno.
Il 7 marzo 1892, Čajkovskij si sistemò sul piccolo palco di fronte all’orchestra disposta alla sua direzione: per una ventina di minuti, nelle sala in cui si eseguì la suite, non si sentì altro suono se non quello di violini e della Celesta – uno strano strumento che il compositore ebbe modo di conoscere a Parigi e che decise di impiegare nella riproduzione di sonorità liquide caratteristiche del sogno e della magia del Natale.
L'intero spettacolo, comprensivo di suite iniziale e balletto, riscosse un enorme successo.
Pensate che, a quest’ultima messa in scena, ne seguirono almeno altre 500! – in effetti, credo che siano molte di più ma deve essersene perso il conto.
A Londra fece il suo debutto, nel giugno del 1934 al Sadler’s Wells riprendendo la coreografia originaria di Petipa mentre, in Italia, arrivò 4 anni più tardi grazie alle coreografie di Margherita Froman messe in scena al Teatro La Scala di Milano.
Ma la vera svolta si ebbe quando, dopo la Rivoluzione Russa del 1917, il Direttore del teatro Imperiale del Teatro Mariinskij – costretto a fuggire negli Stati Uniti per salvarsi la vita – portò con sé 27 partiture realizzate da Petipa in persona, esportando definitivamente l’opera oltre oceano.
La prima rappresentazione su suolo americano delle coreografie originali russo-francesi avvenne nel 1944 grazie al corpo di ballo del San Francisco Ballet.
Dopodiché la diffusione fu capillare fino a raggiungere l'apice nel 1954 quando, George Balanchine decise di rivedere l’intera struttura del balletto ricreando, per la prima volta sul palcoscenico, le due dimensioni tanto care a Hoffmann: realtà e sogno.
Da quel momento Lo Schiaccianoci divenne un balletto in due atti che il New York City Ballet portò in scena numerose volte con risultati sempre eccelsi.
A questo punto, credo di avervi già riempito la testa di un milione di informazioni, perciò vorrei regalarvi qualche minuto di meritato riposo cerebrale raccontandovi che cosa accadde in scena in quel fatidico 1954.

Il primo atto ha inizio.


Il sipario si alza e la prima scena che si para di fronte allo spettatore è la grande sala con il maestoso e colorato albero di Natale addobbato con pazienza dai figli del Dottor Stahlbaum; in questo caldo e tranquillo ambiente, la famiglia è presto riunita.
Si aprono le feste e i bambini scartano tanti regali.
Improvvisamente, l’orologio a gufo suona i suoi otto rintocchi e tutto si ferma: è arrivato il Dott Drosselmeier, il premuroso padrino di Clara, con le braccia cariche di tanti doni! 
Ci sono addirittura 4 bambole viventi che, con le loro danze, divertono gli astanti.
Presto, però, arriva il momento di riporre tutti i giocattoli nei loro cofanetti e i bimbi si rattristano ma Drosselmeier nasconde ancora un piccolo e prezioso dono, uno schiaccianoci di legno, che solo Clara sembra apprezzare e che, il dispettoso Fritz, danneggia senza alcuna pietà.
La giovane piange tutte le sue lacrime alla vista del suo nuovo amico tutto rotto.
Durante la notte la piccola si reca nel grande salone dell’albero per cercare il suo schiaccianoci che il premuroso padrino aveva già provveduto ad aggiustare ma, allo scoccare della mezzanotte, l’intera stanza inizia a riempirsi di topi e l’albero sembra ingigantirsi sempre più fino a quando, dalla sua base, ecco comparire, in tutta la sua bruttezza, il terribile re dei topi.
Ben presto Clara si trova nel bel mezzo di una cruenta battaglia tra l’esercito roditore e quello dei soldatini e bambole di pezza capitanato da Schiaccianoci. Ma il re dei topi è troppo forte e ingoia senza pietà i piccoli soldatini di marzapane.
Schiaccianoci deve battere in ritirata, così Clara decide di tentare la sorte lanciando contro il topone la sua scarpetta sinistra – chissà poi perché proprio la sinistra – prima di cadere a terra svenuta.
Il malvagio re è morto e Schiaccianoci assume nuovamente le sembianze di un bel giovanotto.
I due iniziano a percorrere la magica strada del sogno verso il colorato Regno delle Bambole attraversando una buia foresta di pini abitata da danzanti fiocchi di neve che scortano i viaggiatori lungo il loro cammino.
Il sipario si abbassa. Applausi.


Quando il secondo atto inizia, Clara e Schiaccianoci sono ancora in viaggio ma, in breve tempo, raggiungono il castello della Fata Confetto, la quale viene a conoscenza dell’impresa compiuta dalla giovane umana e, in onore di questa graziosa eroina, decide di organizzare una grande festa a cui partecipano tutti i dolciumi del mondo: il cioccolato dalla Spagna, il caffè dall’Arabia, il tè dalla Cina e i bastoncini di zucchero dalla Russia.
Poi ecco entrare in scena le pastorelle danesi con i loro flauti e la grande fata di Marzapane che fa uscire da sotto la gonna tutti i suoi figli, Pulcinelle, che iniziano a danzare. 
Meravigliosi fiori si esibiscono in un colorato valzer e, per concludere, la Fata Confetto si esibisce in un’elegante danza accompagnata dal proprio cavaliere.
Terminati i festeggiamenti, tra sorrisi e inchini, Clara e Schiaccianoci vengono invitati a salire a bordo di una slitta dretti verso una meta sconosciuta.


Al risveglio della piccola nel suo caldo lettino, quell'incredibile avventura resterà un meraviglioso sogno.
Il sipario si abbassa. Applausi.


Anche per oggi siamo arrivati alla fine di questo ultimo appuntamento che spero vi abbia stimolato e incuriosito.
Come sempre, potrete trovare tutti i link utili per approfondire in coda all’articolo; per l’occasione ho pensato di segnalarvi alcune rappresentazioni cinematografiche, che sono state tratte dalle diverse traduzioni del racconto durante gli anni, e una piccola selezione di messe in scena interpretate da importanti compagnie di balletto.


Vi auguro un felice Natale!

Link di approfondimento: Balletto



Lo Schiaccianoci | Bolshoi Ballet 2018

Link di approfondimento: film di animazione






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