Una favola invernale: Lo Schiaccianoci di E.T.A. Hoffmann


Oggi è il 1° dicembre e, per questo mese, ho pensato di raccontarvi la vicenda di un balletto a cui sono particolarmente affezionata e che, per tradizione, rappresenta uno dei simboli imprescindibili del Natale: Lo Schiaccianoci.
In verità, oggi non vi parlerò del balletto ma della sua origine letteraria; so che tutto questo vi potrebbe suonare strano e contorto, ma fidatevi e continuate a leggere, tra poche righe, tutto vi sembrerà più chiaro!


Dunque, dovete sapere che lo Schiaccianoci più famoso della storia del Balletto deriva da una vecchia tradizione che affonda le proprie radici in una protesta estremamente creativa organizzata, nel XVI secolo, da tutti i lavoratori delle cave nei Monti metalliferi al confine tra Germania e Repubblica Ceca, vessati dal peso delle tasse e maltrattati dalle truppe tedesche: l'unico scopo di questo piccolo soldatino è quello di rompere le noci.
Dopo questi pacifici episodi, il simbolo del soldatino schiaccianoci si diffonde, poco a poco, in tutto il territorio tedesco diventando un vero e proprio oggetto da collezionare come portafortuna fino a quando, E.T.A. Hoffmann non decide di fare di quel simpatico personaggio il protagonista di un racconto fiabesco sospeso tra realtà e sogno.
Se conoscete la casa editrice L’Orma avrete probabilmente già avuto modo di avvicinare questo tetro scrittore attraverso le raccolte  dei suoi scritti pubblicate negli anni scorsi – trovate link alla fine dell’articolo. 
Se invece non avete mai sentito parlare di questo scrittore o non avete mai avuto il piacere di leggere alcunché, beh, vi basti sapere che costui è stato uno dei più grandi rappresentanti del romanticismo tedesco – mi piacerebbe molto potermi dilungare oltre per parlarvi di questo tormentassimo scrittore tuttavia credo sia meglio, se ne avrete la curiosità, dedicargli uno spazio tutto suo in un altro articolo.
Hoffmann si dedica alla stesura del suo racconto nel 1816, arrivando a pubblicarlo solo all’interno della IV raccolta di racconti  – intitolata I confratelli di Serapione – nel 1818.
Secondo l’idea del suo scrittore, la narrazione si sarebbe dovuta comporre di due parti, in cui Maria e lo Schiaccianoci avrebbero dovuto combattere contro il re dei topi per spezzare un terribile incantesimo e compiere un magico viaggio nel coloratissimo Regno delle Bambole.
So bene che raccontarvi la trama potrebbe risultare inutile e superfluo, date le numerose risorse che abbiamo a disposizione, ma, ormai mi dovreste conoscere, se una cosa non la faccio a modo mio, non sono contenta. 
Perciò ecco a voi il racconto di Schiaccianoci e il re dei topi a “modo mio”.
È la notte del 24 dicembre e, all’ombra del grande abete addobbato a festa, i figli più piccoli del Dottor Stahlbaum – Maria e Fritz – sono in trepidante attesa del padrino per scoprire quali doni avrebbe portato loro per quel Natale.
Dopo una lunga attesa, ecco finalmente fare capolino l’ospite tanto atteso. 
E quanti regali! 
Ci sono soldatini, bambole, libri, dolciumi e un grande castello meccanico con tanti personaggi che si muovono al suo interno.
I bambini sono felicissimi e iniziano immediatamente a giocare. 
Ma il padrino tiene in serbo un ultimo, preziosissimo dono che decide di affidare alla giovane Maria perché se ne prenda cura: è un piccolo schiaccianoci di legno. 
La serata trascorre in allegria fino al momento di ritirarsi nelle proprie stanze.
Le ore passano e l’oscurità diventa sempre più profonda.
Tutto sembra tranquillo e la piccola Maria sta dormendo beata nel suo lettino quando, improvvisamente, fa il suo trionfale ingresso il terribile re dei topi a capo di tutto il suo grigissimo esercito.
La bambina si sveglia di soprassalto osservando inorridita quel grande roditore dalle sette teste e dalle sette corone. 
Niente paura!
Da un angolo della stanza, ecco arrivare in gran carriera Schiaccianoci alla guida di un fornitissimo esercito di soldatini e pupazzi di ogni genere.
Che la guerra abbia inizio!
Le due parti rivali si scontrano per lungo tempo ma l’esercito dei topi è troppo forte e Schiaccianoci è costretto a battere in ritirata.
Nemmeno per sogno! 
Pensa l’intrepida Maria mentre, con gesto abile, si toglie la scarpa sinistra per lanciarla con tutta la forza a disposizione verso il malvagio re, un attimo prima di cadere a terra priva di sensi.
Buio...
La mattina seguente, al risveglio, Maria si accorge di avere una piccola ferita da taglio sul gomito, probabilmente dovuta alla colluttazione con una mensola di vetro avvenuta durante la battaglia notturna.
Poco alla volta, tutta la famiglia si riunisce nuovamente nella grande sala dell’albero, dove il padrino è impegnato ad aggiustare il piccolo schiaccianoci danneggiato dal monello Fritz.
Terminata la sua opera, circondato dai bambini, egli inizia a raccontare la fiaba della bella principessa Pirlipat e dell'invidiosa Frau Mauserinks  – madre del brutto topo dalle sette teste di cui sopra – la quale, volendosi vendicare del re e della regina, aveva deciso di trasformare la giovane in uno schiaccianoci.
Quale disgrazia per il Regno!
Ma non c’era nulla da temere perché, in men che non si dica, l'orologiaio Drosselmeier e il suo amico astronomo si erano messi alla ricerca della noce Cratatuc e del giovane che sarebbe riuscito a romperla spezzando il sortilegio della perfida Frau Mauserinks. 
I due avevano cercato a lungo e, dopo svariati tentativi, era stato il nipote dell’orologiaio a riuscire nella difficile impresa annullando l’incantesimo; salvo poi finire per calpestare e uccidere involontariamente Frau Mauserinks la quale, prima di morire, aveva deciso di trasformare anche il giovane in uno Schiaccianoci.
Ahimè, che triste finale!
Dopo aver ascoltato il racconto, Maria – dotata di un intuito particolarmente acuto per essere una bimbetta – riconosce una certa somiglianza tra il suo padrino e l'orologiaio del quale si narra nella storia. 
Se così fosse – pensa nella sua testolina la dolce Maria – allora il piccolo Schiaccianoci potrebbe essere il nipote ancora vittima del malefico incantesimo.
Un giorno è ormai trascorso e la casa si addormenta piano, piano.
Durante la notte, nella stanza di Maria, ecco comparire di nuovo l’orribile topone che la costringe a consegnargli tutti i suoi dolci e i suoi giocattoli.
Schiaccianoci però non si fa intimorire e corre in aiuto alla giovane armato di una nuova e bellissima spada.
Lo scontro tra i due lascia al suolo il perfido re mentre le sette corone vengono offerte da Schiaccianoci alla coraggiosa Maria.
Un incantesimo…e il soldatino di legno si trasforma in un grazioso giovanotto; Maria ha spezzato il sortilegio!
A questo punto i nostri due piccoli eroi si lanciano in un fantastico viaggio per le magiche dimore e i colorati paesaggi del Regno delle Bambole in cui sono sovrane le sorelle di Schiaccianoci: l’una al Castel Confetto, l’altra a Castel Marzapane.
Una volta ritornata nel mondo reale, la bambina, ancora euforica per il ricordo di una così incredibile avventura, racconta l’accaduto ai suoi familiari i quali, ovviamente, non le credono.
Qualche tempo dopo i fatti narrati, il padrino presenta alla famiglia Stahlbaum il suo giovane nipote – un fanciullo particolarmente abile nel rompere le noci con i denti. 
Che strana coincidenza, nevvero?!
In effetti, in un momento di solitudine, il ragazzo rivela a Maria di essere stato, un tempo, il suo affezionato Schiaccianoci e la domanda in sposa.
Inutile dire che ella accetta con gioia diventando, così, regina del Regno delle Bambole.


Bene, anche per questa volta credo di aver blaterato a sufficienza, quindi mi limiterò a lasciarvi un po’ in sospeso prima di rivelarvi come, dal romanzo, si sia arrivati al meraviglioso balletto che ha permesso all’opera stessa di diventare un classico del Natale.
Nel frattempo vi segnalo alcuni interessanti link nel caso in cui aveste il desiderio di immergervi in questa magica atmosfera sospesa tra sogno e realtà. 
Alla prossima domenica per l’ultimo incontro dicembrino per questo 2019!

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