Un amico fedele



Alzi la mano chi di voi non ha mai seriamente parlato e/o discusso con il proprio cane!
Io stessa ho impegnato gran parte del mio tempo in questa bislacca attività durante l’infanzia e, in particolare, per tutto il periodo della mia adolescenza.
Da piccole la mia pincher e io eravamo inseparabili – pensate che, più di una volta, ho avuto il coraggio di farle indossare i vestitini delle bambole e lei non mi ha mai morsa, non ha mai protestato. Eravamo due birbe di dimensioni un po’ diverse ma sempre due piccole birbe restavamo!
La situazione si è complicata quando, otto anni più tardi, quando io ero ormai una ragazzina, è entrata a far parte della famiglia una bastardina tra le più belle che io abbia mai visto: pelo color del cioccolato al latte, nasino rosa, occhi verdissimi e un ciuffo di peli bianchi sul petto e sulla punta delle zampe posteriori.
Da quel momento è stato uno spasso combinare un guaio dopo l’altro in compagnia delle mie inseparabili complici e, con loro, parlavo e parlavo per interi pomeriggi.
Poi, mano a mano che crescevo e che i momenti di studio e riflessione andavano a sostituire quelli dedicati al gioco e al divertimento, anche il rapporto con le mie due più care amiche era cambiato, si era fatto più maturo.
Stavano spesso sedute davanti a me, i loro occhi fissi nei miei come a dire: «Dai, parla. Cosa c’è che non va?». 
Quando una delle due non ne poteva più di stare ad ascoltare i miei sproloqui – studiavo a voce alta, quindi potete ben immaginarvi il disagio per quelle povere creature! – si girava verso l’altra e, in uno scambio di silenziosi sguardi, sembrava dire: «Ma che due scatole questa! L’ascolti un po’ tu adesso, io me ne vado. Ciao!»
Nonostante questi momenti di sconforto, le mie due piccole pazzerelle ci sono sempre state per me e bastava guardarle negli occhi per capire che, poco importava se e quanto avessero compreso delle mie parole, loro erano lì per me che in cambio garantivo coccole e affetto.
È meraviglioso poter raccontare e far affiorare alla mente ricordi tanto belli, riportare alla mente quella dolce sensazione, che De Amicis definisce rassicurante, di avere accanto una dolce bestiolina pronta a darti tutto il suo affetto e la sua comprensione.

«[…] tu sei diventato per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d’ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi della nostra amicizia.»

L’ultimo amico – opera pubblicata con questo titolo nel 1905 dalla casa editrice dei fratelli Treves – è il breve racconto di una splendida amicizia tra un cane e un padrone del tutto eccezionali.
È una dolce e commovente lettera a testimonianza di un profondo affetto dedicata da un padrone al suo fedele amico – Dick, un piccolo cagnetto sfortunato che non vale nemmeno il becco di un quattrino – in un delicato momento della propria vita.
Tra il 1899 e il 1900 De Amicis si trovava infatti al centro di una tribolata vicenda familiare che solamente questo suo intelligentissimo compagno sembra riuscire ad alleviare: viene a mancare l’affezionata madre, il figlio maggiore muore suicida e la moglie decide definitivamente di abbandonare il tetto coniugale avviando le pratiche per il divorzio.
In questa infelice situazione Ugo, il figlio più piccolo, trova e porta a casa la creatura alla quale l'uomo non avrebbe mai pensato di dedicare una commovente lettera di ringraziamento per essere stata l’unica ragione di vita e di gioia durante gli atti finali della sua infelice esistenza.
Questo racconto venne pubblicato, per la prima volta, nel 1900 grazie a Salvatore Biondo, il quale si fece anche carico di riproporne la ristampa nel 1907 e nel 1917 – 9 anni dopo la morte di De Amicis avvenuta nel marzo del 1908.
Dopo tanti anni, seguendo le ultime volontà dell’autore e rispettando la stesura di Treves – di cui sopra –, la casa editrice Caravaggio ha deciso di riproporre ai lettori di oggi questo piccolo e prezioso classico.
Concludo dedicando lo scritto alle mie due stelline che non ci sono più e a tutti i vostri amici bestiali perché, tenetelo bene a mente, loro non vi tradiranno mai!

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