La signora che ci portò l’America: L’ambasciatrice della Beat Generation


«A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d'artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno  “Oooooh!”»

È la voce di Sal, il protagonista di Sulla strada di Jack Kerouac, che parla e, quello che vuole fare, non è altro che raccontare al lettore il volto reale dell’America; di un’America chiusa tra il 1947 e il 1950, di un’America  in cui le nuove generazioni stanno iniziando a mettere le basi per un mondo diverso, libero, avventuroso, un mondo da raccontare e ricordare con un pizzico di nostalgia. 

Questo romanzo «è il libro mito della letteratura americana degli ultimi cinquant’anni, non il più bello, ma sicuramente il libro mito

Sulla strada racconta, con un linguaggio semplice, a volte scurrile, piatto ed essenziale, la generazione che, per prima, ha iniziato a sperimentare i viaggi in autostop, a dormire nei sacchi a pelo e a provare il brivido di vivere alla giornata senza nessuna certezza del domani.
In un lungo viaggio tra le strade d’America e Messico alla ricerca della vita, quella vera, Sal e Dean (Jack e Neal Cassady, suo inseparabile compagno), si raccontano e danno voce alle storie di tutte le persone che incrociano il loro cammino di strada in strada.
Con questo romanzo, ciò che Kerouac intende rappresentare è l’immagine di una società fuori da ogni limite e libera di esprimere al meglio la propria energia vitale distruggendo tutti gli ordini e gli apparati di controllo imposti dal potere.
In viaggio però è faticoso e l’impresa assai pericolosa. Avere un compagno non sarebbe affatto una brutta idea, e Neal – Dean – è la persona giusta per poter affrontare questa rotta insicura; egli è un personaggio assolutamente straordinario che esordisce così di fronte a Fernanda durante il loro primo incontro a Palo Alto: 

«Tu non bevi, non fumi, non ti droghi. Ma perché hai voluto conoscermi?»

Sulla strada è un romanzo semi-autobiografica, ebbene sì, semi-autobiografico perché, in realtà, Kerouac non ha mai fatto più di qualche miglio in autostop preferendo invece a questa pratica trascorrere lunghe ore sugli autobus tra una strada e l’altra d’America.
Ciò che colpisce e meraviglia il lettore europeo dell’epoca, come noi oggi, è che questi personaggi non scelgono d’imbarcarsi in pericolose avventure per guadagnare denaro, trovare una sistemazione. 
Essi si lanciano in questi strampalati viaggi per conoscere nuove persone, amarle e comunicare con loro. È questo quello che contava davvero: la spontaneità della vita.
Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Charles Bukowski, tutti fanno parte di questa nuova generazione di scrittori bistrattati e incompresi. 
Nonostante gli ostacoli imposti dalla critica letteraria italiana dei primi anni Sessanta, Fernanda non intende piegarsi alla volontà di nessuna regola accogliendo, ancora una volta, la sfida di dare al nostro paese la traduzione di un romanzo tanto scandaloso e rivoluzionario sia per le tematiche trattate, sia per la forma di espressione scelta dall’autore molto distante dall’elegante e composto modello europeo.

Arrogante ed esuberante il romanzo rispecchia perfettamente il suo autore che arriva nella vita di Fernanda provocando un'esplosione e generando il caos nella sua abitazione come per le vie di Milano.
È un personaggio esuberante Kerouac: ama bere e le belle donne e, soprattutto, non può fare a meno di mettere in pratica quello stile di vita che, nel frattempo, è diventato il simbolo di un’intera generazione.
Insieme a Kerouac e a tutti gli altri – Ginsberg, Corso e compagnia – Fernanda vive momenti surreali, fuori dal tempo e dallo spazio riuscendo a immergersi a fondo in quell’aria rarefatta di un'esistenza vissuta in ogni sua sfaccettatura, specialmente dopo aver avuto la possibilità di incontrare questi strampalati autori nella loro America; li incontra per la prima volta, sul suolo americano, nel 1956 ed è subito simpatia tra la traduttrice e quelle anime libere di vivere sopra le righe.


Kerouac, in particolare, è davvero un personaggio strampalato che solamente una personalità come Pivano è stata in grado di governare. È esuberante, sregolato, gesticola molto e a sproposito, insomma, lui risponde solo e unicamente alla propria energia vitale, al suo imprevedibile flusso di coscienza ed è così, sostiene, che tutti dovremmo fare per vivere la vita vera. 
La stessa vita vera che viene raccontata in tutti i suoi romanzi perché a lui non interessa nient’altro.
Quando Fernanda decide d’intraprendere la traduzione di Sulla strada, sa già che non è un’impresa semplice per almeno due motivi: il primo è legato al linguaggio, dover infatti riportare in italiano le espressioni colloquiali utilizzate da Kerouac non è un’impresa rapida e semplice e, secondo, gli editori continuano a fare resistenza per la pubblicazione. 
Ma Nanda non ha alcuna intenzione di perdere tempo.
La traduzione è ormai pronta e depurata da tutti quei termini eccessivamente colloquiali e scurrili che piacciono poco agli editori i quali, nonostante tutto, continuano a non voler pubblicare l’opera.
Così, durante uno dei sontuosi ricevimenti organizzati dal Presidente Arnoldo Mondadori e a cui Fernanda era sempre invitata, ella gli si accosta, quatta quatta, per dirgli di avere in tasca un romanzo che gli avrebbe permesso di fare i milioni.

«E per quale motivo i miei redattori non lo pubblicano?»
«Perché, a volte, sono un po’ distratti.»
«Come si chiama? Di chi è questo romanzo?»

E, da quel momento, Jack Kerouac entra a far parte dell’emporio Mondadori ma senza la O perché, se il presidente ha scritto Keruac senza la O significa che così sarebbe stato scritto da quel momento in avanti – osservazione alquanto insolita ma pare che le cose andarono proprio così, parola di Pivano.

Nel 1959, il romanzo viene finalmente pubblicato: è un successo.


«Il rapporto tra me e Kerouac fu prevalentemente epistolare; lui mi chiamava Sorella Chiara e io mi riferivo a lui come Fratello Francesco. Si credeva il nuovo San Francesco.» ricorda Nanda con un sorriso.

C’è sempre una distanza tra quello che questi autori credono di essere e quello che poi sono effettivamente i loro romanzi ed è proprio questa differenza che Nanda si diverte a scoprire e a colmare.
Per il resto della sua esistenza Fernanda mantiene i contatti con molti autori come Allen Ginsberg, Gregory Corso, Paul Auster, Jay McInerney e Bret Easton Ellis, tanto per citarne alcuni.
Ella ricopre un ruolo centrale nel panorama culturale italiano fino alla fine dei suoi giorni continuando a dare il proprio contributo come letterata, traduttrice, critica e interprete di mondi. 
Mi piace definirla così, quella stessa Nanda che si spegne il 18 agosto 2009 lasciando al mondo un patrimonio culturale inestimabile in ogni arte – ricordiamo la dolce amicizia con Fabrizio De André, Bob Dylan, Arnaldo Pomodoro, Jovanotti, Lou Reed, Patti Smith e tanti altri.
Contagia chiunque l’esuberanza di questa donna grazie alla quale, oggi, noi possiamo apprezzare molte opere americane di grande respiro.
Se finalmente riesco anch’io ad avvicinarmi a questi strani autori con un po’ più di fiducia consapevole di apprestarmi alla lettura di un mondo completamente diverso dal mio, dal modello europeo a cui sono così abituata, lo devo a lei, al suo lavoro.
Insomma, Fernanda ha forse regalato al mondo il vero volto dell’America dimostrandoci che fare il traduttore significa molto di più del semplice riportare su carta delle parole, delle frasi traducendo da una lingua a un’altra. 
Tradurre significa riuscire a entrare nella mente e nel mondo di provenienza e di destinazione di un’opera.
Tradurre significa vivere due vite in due mondi paralleli ed essere il punto esatto della loro intersezione.
Spero che questa sequenza, interamente dedicata a Fernanda Pivano e al mestiere del traduttore, vi abbia interessato e intrattenuto suggerendovi anche qualche spunto di lettura!


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