La signora che ci portò l’America: la nascita di un amore e il primo incontro con la scrittura di Edgar Lee Masters


Buonasera a tutti!
In questa piovosa serata di domenica, voglio inaugurare insieme a voi la sequenza di quattro episodi che ci accompagnerà per tutto il mese di novembre; per fare questo, ho scelto di parlarvi di una grande, grandissima donna: Fernanda Pivano o, semplicemente, Nanda.
La Signora che portò all'Italia l'America, così viene spesso ricordata Fernanda Pivano, traduttrice e importante interprete di un'intera cultura dagli anni Cinquanta in avanti.
È a lei che voglio dedicare questi quattro incontri novembrini, alla sua vita di traduttrice e ai suoi memorabili incontri con alcuni dei più importanti autori del panorama americano.
Lei è stata la prima donna a portare la letteratura americana in Italia, sfidando la severa critica dell'epoca e infischiandosene di tutto e di tutti perché lei adorava quel genere di espressione linguistica, amava quegli uomini fuori da ogni schema e liberi di poter essere ciò che volevano, liberi di dire quello che volevano come volevano.
Fernanda ha profondamente amato e compreso quel mondo riuscendo a farlo arrivare anche al più tradizionalista pubblico italiano che imparò ad apprezzare anche quegli strambi autori.
Il mestiere del traduttore è davvero qualcosa di sublime, quasi una magia che molto spesso viene ignorata dal pubblico. 
Eppure quanto lavoro si nasconde dietro il romanzo confezionato e pronto per essere messo in commercio! 
Io ho solamente sbirciato oltre la scenografia – lo sapete, sono una curiosona! – ma adesso voglio portarvi con me dietro le quinte di un'America che solo una grande donna di cultura come Fernanda Pivano avrebbe saputo regalarci: un'America intensa e volgare, caotica e devastata dalla sofferenza, un'America libera e innovativa.
Siete pronti?
Bene, allora chiudete gli occhi e lasciatevi il palcoscenico alle spalle!


Fernanda Pivano nasce a Genova in una famiglia vittoriana il 18 luglio del 1917.
Dodici anni più tardi, Nanda si trasferisce con l'intero parentado a Torino dove inizia a frequentare il liceo classico D'Azeglio in cui insegna Cesare Pavese. Tra i due si instaura immediatamente un profondo rapporto di amicizia che prosegue anche negli anni a venire  – pensate che, appena dopo la maturità, Fernanda ricevette una proposta di matrimonio da parte di Montale il quale, nel frattempo, le aveva dedicato anche alcune poesie. Inutile dirvi che la risposta di lei fu un secco «No» che tuttavia non influì sul loro rapporto.
Fernanda è brava nella scrittura e ha idee forti e controcorrente, tanto controcorrente da non riuscire a superare l'esame di stato proprio a causa della stesura di un tema considerato non idoneo dai professori della commissione – «Mi hanno rimandato di un anno all'esame di stato perché avevo ipotizzato la sostituzione di fucili che sparassero fiori a fucili caricati a proiettili» racconta la Pivano in un'intervista. 
Pensate che anche  Primo Levi, compagno di scuola di Nanda, viene rimandato per un tema non idoneo – sembra quasi uno scherzo!
Una volta superato l'esame, per la giovane arriva il momento di affrontare la facoltà di lettere che porta a termine nel 1941 con una profetica tesi su Moby Dick di Melville.
Profetica
Ebbene sì, state a sentire.
Una volta giunto il momento di scegliere e comunicare l'argomento di tesi, Pavese – curioso tanto quanto me – domanda a Nanda in quale letteratura ella avesse deciso di laurearsi.
« Letteratura inglese».
«E perché non quella americana?»
«Professore, ma che differenza c'è tra letteratura inglese e letteratura americana? Più o meno sono la stessa cosa»
Ora capite? Quel momento fu l'inizio della fine!
Poco tempo dopo questa loro conversazione, Pavese le fa recapitare a casa quattro manoscritti: Addio alle armi di Ernst Hemingway, Foglie d’erba di Walt Whitman, Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e l’autobiografia di Sherwood Anderson.
Pavese non avrebbe potuto agire meglio di così perché, dalla sua insistenza, sarebbe nato un grande amore tra Nanda e l'America fatto di notti insonni, ritmi sregolati e intense emozioni.
Dopo la laurea Fernanda inizia a prestare servizio alla facoltà di filosofia come assistente del professor Nicola Abbagnano e, quando Pavese si reca a trovarla, sa esattamente in quale cassetto Nanda conserva le sue – di lui – sigarette da fumare in quei momenti in cui si sarebbe seduto di fronte a lei a conversare – perché no, fumare la pipa in presenza di una signorina è maleducazione! 
Il primo cassetto della scrivania, è sempre stato quello eppure Pavese – da buon curiosone, come si accennava anche poco sopra – decide di sbirciare nel secondo cassetto per scoprirne il contenuto: meraviglia delle meraviglie! Quello che aveva davanti agli occhi era la traduzione dell'Antologia di Spoon River alla quale Fernanda stava lavorando segretamente già da diverso tempo.

«Allora hai capito che differenza c’è tra letteratura americana e letteratura inglese»
Prima edizione 1943

Il professore era riuscito nel suo intento e quella traduzione segna l’inizio della carriera di Fernanda.

 «L'aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così: "mentre la baciavo con l'anima sulle labbra, l'anima d'improvviso mi fuggì". Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti».

Era il 1943 quando Pavese decide di fare da intermediario con Giulio Einaudi per la pubblicazione della prima edizione italiana dell'Antologia di Spoon River – stampata con il titolo intero ma dichiarata all'organo di controllo della censura di partito come Antologia di S. River, così da far passare l'idea che il testo fosse una raccolta di salmi di un certo – e del tutto – sconosciuto San River.
Che astuzia! 
Il successo per lei però non dura a lungo infatti, in quello stesso 1943, Nanda viene arrestata dalle SS per essersi recata al commando di polizia per costituirsi al posto del fratello trovato in possesso delle copie di traduzione di Addio alle armi di Hemingway dopo una retata in casa editrice.
Ma questa è un’altra storia...

  
Ristampa 1970
Sull'opera citata: 
L'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters venne pubblicata per la prima volta in America nel 1915 e non fu particolarmente gradita al pubblico statunitense di quei paesini i cui abitanti servirono involontariamente come attori per la penna dello scrittore che li rese su carta nel modo più fedele possibile sbandierando ai quattro venti fatti privati di ciascuno di loro.
L'idea di Lee Masters era quella di dare voce ai 248 abitanti morti di Spoon River – cittadina immaginaria – e per fare questo crea dei veri e propri epitaffi narrativi in cui le persone, non avendo più alcun timore nel raccontare se stesse, rappresentano la vita con sguardo disincantato. Lo scopo sarebbe stato quello di demistificare la realtà di una cittadina rurale americana facendo parlare i suoi morti.
Riuscite a comprendere la meraviglia innovativa di una simile opera?!



Link di approfondimento e fonti 



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