La signora che ci portò l’America: Il grande sognatore Francis Scott Fitzgerald


Francis Scott Fitzgerald e Fernanda Pivano non hanno mai avuto il piacere d’incontrarsi di persona ma, in un qualche modo, il destino li ha comunque voluti vicini.


Siamo alla fine degli anni Quaranta quando Nanda incomincia a dedicarsi alla traduzione dei grandi classici americani e, per incontrare il nostro Scott, decide di affrontare un romanzo a cui egli è stato particolarmente affezionato e su cui ha lavorato per tanti anni nel tentativo di rendere la sua opera sempre più perfetta: Tenera è la notte é il quarto romanzo pubblicato da questo meraviglioso e tragico autore tanto incompreso in vita, quanto glorificato nella morte per essere stato uno dei narratori più importanti nel panorama della letteratura americana di primo Novecento.

«Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l’Hotel des Étrangers di Gausse e Cannes, cinque miglia più in là.»

In un incipit che non sembra mostrare nulla di particolare e unico, Fernanda coglie il genio di questo scrittore capace di far comparire sulla scena i suoi personaggi poco alla volta, come se fossero spettrali comparse di un film – quello della sua vita – che entrano ed escono per accompagnare i personaggi principali: Dick Driver, psichiatra e alter ego di Scott, Nicole, paziente di Dick e alter ego di Zelda Fitzgerald, e Rosemary, giovane promessa di Hollywood in vacanza con i genitori.
La sua scrittura lirica e ben calibrata presenta al lettore la descrizione di un luogo – la Costa Azzurra –, di un tempo – gli anni che vanno dal 1925 al 1929 – e di un Hotel – tutt’ora esistente – che servono a fare da sfondo alla vicenda narrata nel romanzo e a collocare lo stesso autore in un paesaggio a lui famigliare e in cui ha iniziato a scrivere le prime pagine di quella tragica storia.
Dick è un promettente psichiatra corrotto dal denaro e assetato di successo, Nicole la sua giovane e attraente paziente con la quale egli decide di sposarsi dando vita a un rapporto disastroso e sentimentalmente instabile. Nel tentativo di riportare un po’ di ordine all’interno della coppia che vive nell’agiatezza e nell’eccesso di una vita frenetica, i due decidono di trascorrere un breve periodo di vacanza nella tranquilla Costa Azzurra. Come in una qualsiasi storia tragica che si rispetti, un’attraente Rosemary, si insinua nel cuore di Dick andando a minare l’equilibrio che i coniugi riescono faticosamente a ristabilire tra di loro.
In Tenera è la notte – il cui titolo viene ispirato da una poesia di Keats –, come in tutti i romanzi di Fitzgerald, la trama risulta essere piuttosto banale e lineare infatti, ciò che carica di pathos e di importanza tutta la sua produzione è la forma attraverso cui egli racconta, l’innocenza e il candore con cui sceglie di presentare al pubblico la propria vita privata – da sempre materia prima da cui prendere ispirazione – facendosi portavoce delle ansie e delle speranze di una generazione – quella dei giovani diventati maggiorenni durante il primo conflitto mondiale – e di un’epoca – quella del jazz, dei ruggenti anni Venti – caduta ormai in declino dopo il crollo della Borsa di Wall Street nel 1929. 
Zelda e Scott si trovano in albergo in Costa Azzurra, quando viene loro comunicato l’inevitabile tracollo finanziario e, a quel punto, l’unica soluzione è lasciarsi sprofondare nei dolci fumi dell’alcol. 
Scott, esattamente come il suo psichiatra Dick,  e Zelda, come Nicole,  descrivono una perfetta parabola discendente in cui benessere fisico e spirituale si frantumano in mille pezzi; lui continua a bere, sempre di più e lei, vittima di una accertata forma di schizofrenia, si aggrava notevolmente costringendo il marito a ricoverarla in numerose cliniche psichiatriche.
Come avrete ormai intuito, Tenera è la notte non è che una tragica storia amorosa e una profonda ed elegante denuncia della corruzione a cui il denaro condanna, senza pietà, chiunque decida di entrare nella sua rete.
Quando decide di dare vita a questa storia, è il 1925 e Scott è ospite, insieme alla moglie Zelda e alla piccola Scottie, a casa di amici in una tenuta nel Sud della Francia, ad Antibes.
Trascorre un anno e, nel 1926, egli si trova costretto a interromperne la scrittura poiché troppo assorbito dalla malattia della moglie; è solo con il definitivo ricovero di Zelda in una clinica a Baltimora, nel 1931, che Scott può finalmente rimettere mano all’opera.


Scrive e corregge di continuo, cambiando punti di vista, particolari, titolo, dialoghi ma non è mai soddisfatto.
Poi, finalmente, nel 1934, la quinta versione dell’opera è pronta per la pubblicazione; inutile dirvi che non riesce a riscuotere il successo tanto atteso da parte del suo autore il quale, nel frattempo, continua la propria opera di revisione e perfezionamento.
Dopo la caduta della borsa di New York, la società lo considera un uomo ormai fallito, uno scrittore di poco conto, frivolo e superficiale. 
Di fronte a queste accuse Scott però non si arrende e continua a indirizzare lettere al proprio editore per evitare che l’opera cada nell’oblio; sa scrivere e ne è consapevole, perciò non può arrendersi all’idea di scomparire dalle scene e dai cuori di coloro a cui avrebbe tanto voluto parlare:

«[…] sono particolarmente preoccupato per Tender is the Night: quel libro non è morto. La profondità del suo messaggio rimane: incontro continuamente persone che sono attaccate al libro come altre lo erano state a The Great Gatsby e a This Side of Paradise, persone che si sono identificate con Dick Diver. Il grande difetto del libro è che il vero inizio - il giovane psichiatra in Svizzera - è cacciato nel mezzo del libro. Se le pagine 151-212 fossero tolte dal loro posto attuale e messe all'inizio il miglioramento sarebbe enorme»

Con un po’ di ritardo sui tempi, e solo dopo la sua prematura morte – nel 1940 –, i critici hanno finalmente compreso quale forza si nasconde nelle semplici e, se volgiamo, scontate trame del più grande sognatore d’America, di colui che è riuscito a farsi portavoce di un’epoca e che ha avuto la fortuna di incrociare il proprio destino con quello del grande Ernest Hemingway incontrato a Parigi nel 1921 poco dopo la pubblicazione de Il grande Gatsby.

I due diventati immediatamente compagni di bevute – nonostante Ernest non apprezzi particolarmente la presenza di Zelda che egli descrive come una persona piuttosto antipatica – , riescono a ritrovare in uno la parte mancante dell’altro completandosi.
Fernanda, pur non essendo mai entrata in contatto diretto con Scott, è riuscita a coglierne tutta la magia, tutta l’eleganza e tutta la forza vitale che si sprigiona da pagine che raccontano di una vita vera. 
Delle sei versioni di Tenera è la notte elaborate dall’autore, ne vengono pubblicate solo tre: la quarta, uscita a puntate su Scribner’s Magazine nel 1934, la quinta, tradotta da Pivano per I Coralli di Einaudi nel 1949, e la sesta completamente rielaborata dal critico Malcom Cowley e pubblicata nel 1951.

Questo libro è «una confessione di fede... Di fede nell'onore, nel coraggio, nella dignità e soprattutto nel lavoro come unico vero significato della vita umana.» – racconta Pivano.

Nel caso in cui non conosceste la storia di Francis Scott Fitzgerald, vi invito ad andare a leggere alcune informazioni che potete comodamente trovare in rete perché, nonostante le sue debolezze e le sue indecisioni, la vita non lo ha mai davvero fermato, lo ha sempre piegato ma mai spezzato, fino all’ultimo e fatale infarto.
Sapendo tutto questo, leggere una qualsiasi delle sue opere, vi permetterà di entrare in contatto con un mondo che pensavate essere scomparso nel nulla ma che, in realtà, si trova ancora lì, tra quelle indimenticabili pagine che raccontano di un’America fatta di  lustrini, paillettes, denaro, alcol e jazz, tanto buon jazz.


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