Caro Papà Gambalunga


Ha ormai compiuto i 18 anni di età Jerusha (Judy) – nome ispirato da una lapide del vicino cimitero – Abbott – cognome scelto totalmente a caso dalla prima pagina dell'elenco telefonico – quando, un ricco e generoso benefattore membro del consiglio di amministrazione dell'orfanotrofio in cui si trova la giovane fin dall'infanzia, decide di darle la possibilità di frequentare l'università data la sua bravura nell'arte della scrittura. 
Judy lascia dunque l'orfanotrofio e i "suoi bimbi" per iniziare a frequentare i 4 anni accademici ma a due condizioni: primo, Judy avrebbe dovuto scrivere regolarmente al buon benefattore per tenerlo informato dei suoi progressi e, secondo, Judy non avrebbe mai dovuto conoscere o aspettarsi lettere da parte di colui che intendeva celarsi dietro il nome fittizio di John Smith.
Amante della conoscenza e desiderosa di portare a termine la propria istruzione per poter realizzare il suo sogno di scrittrice, la giovane decide di accettare ma quest'ultima clausola – quella dell'identità nascosta e della mancata corrispondenza – sarà un fardello pesante da portare per colei che, priva di famiglia dalla nascita, sente forte il bisogno di appartenere a qualcuno che le voglia bene. Tutto questo non è però sufficiente a fermare la nostra Judy, la quale decide di assegnare al suo misterioso benefattore un buffo nome suggeritole dall'immagine che di lui ebbe la prima volta che ne vide l'ombra su uno dei muri dell'orfanotrofio: uomo alto, con cappello e lunghissime gambe. 
Papà Gambalunga, sì, sarebbe stato un appellativo perfetto!
Da questo momento, il lettore inizia a seguire la crescita fisica e intellettuale di Judy attraverso le numerose lettere indirizzate al Papà, di cui sopra, e mai corrisposte fino al momento in cui, finalmente, dopo il conseguimento della laurea, egli decide di rivelare il proprio volto lasciando il lettore abbastanza meravigliato. 
Papà Gambalunga di Jean Webster, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1912, è un romanzo epistolare estremamente piacevole la cui lettura regala momenti di tenerezza e gioia permettendo anche a noi adulti di riscoprire la bellezza dell'innocenza e l'emozione della scoperta – aspetti che solitamente tendiamo a considerare sempre meno importanti con l'avanzare dell'età.
Judy ci ricorda di non smettere mai di credere nell'immaginazione perché è proprio questo che ci permette di entrare in contatto con le altre persone, che ci rende più empatici e, almeno in parte, persone migliori.
Ma la tenace Judy Abbott non fa solo questo, non ci mostra solamente gli aspetti più sereni e limpidi della giovinezza e dell'infanzia, ci parla anche delle prime difficoltà che i giovani incontrano nel momento stesso in cui decidono di avventurarsi da soli nel mondo, un mondo cattivo e spesso incomprensibile – specialmente se visto tramite gli occhi di una giovane donna americana agli inizi del Novecento la quale, per amore verso se stessa, deve lottare con tutti i mezzi a cui ha accesso nel tentativo di dimostrare al mondo la propria presenza fisica e spirituale.
L'intera vicenda viene presentata con una scrittura estremamente semplice, piana e scorrevole adatta a un pubblico estremamente ampio ma non perdetevi nel calore e nella tenerezza della prima giovinezza di Judy. Andate più a fondo, fate attenzione a quella sottile critica sociale tanto cara all'autrice e che viene inserita con estrema maestria all'interno della narrazione che, ripeto ancora una volta, nonostante sia estremamente semplice, può regalare tanto anche un lettore adulto. 
Ci tengo molto a sottolineare questo aspetto perché sono fortemente convinta del fatto che, troppo spesso, noi adulti siamo portati a considerare i classici dell'infanzia, o più in generale la letteratura per l'infanzia, qualcosa che non ci riguarda più e che non è più in grado di parlarci.
Beh, credo che non ci sia pensiero più sbagliato.
Nella vasta proposta editoriale troviamo sicuramente dei testi indirizzati solo ai più piccoli e classici che, effettivamente, letti da grandi fanno più fatica a emozionarci come una volta ma non date nulla per scontato e lasciate sempre libero sfogo alla vostra immaginazione e alla vostra mente-bambina che è sempre lì, dentro di voi, e più le lascerete spazio, più potrete apprezzare le sue mille sfaccettature e la sua incredibile abilità di sapervi far emozionare, ora come un tempo, per cose piccole e apparentemente più semplici rispetto a tutto quello che, da adulti, siamo costretti ad affrontare. 

«Non sarebbe buffo essere sommersi da gelatina al limone?»

Sì, Judy. 
Sì, sarebbe davvero divertente!

Link di riferimento per approfondire:


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