Inno alle biblioteche

«Ammettere delle autorità nelle nostre biblioteche [...] significa distruggere quello spirito di libertà che è come il respiro di quei santuari. In qualsiasi altro luogo siamo costretti a leggi e convenzioni: qui, non ce ne sono.»


Santuari li definiva Virginia Woolf nel suo saggio apparso sul Yale Review nel 1926. 
Sono Santuari quei luoghi magici, spazi fisici a cui è stato delegato l'importante compito di custodire e tramandare tutto il nostro sapere.
Le biblioteche – siano esse legate a Collegi, Monasteri, Corti nobiliari o Università – custodiscono da secoli gran parte del patrimonio librario che ha permesso all'uomo di crescere e di tramandare il sapere di generazione in generazione.
Lì tutta la conoscenza e i diversi saperi trovano la giusta collocazione riuscendo a interagire tra di loro, e ciò che si crea da questo magico intreccio è un'atmosfera unica – allo stesso tempo austera e rassicurante – ricca dei pensieri e delle storie degli uomini che la abitano e che se ne prendono cura.
E forse anche noi, che spesso ci aggiriamo tra i suoi scaffali in modo distratto, dovremmo prestare più attenzione, avere un attimo di calma in più e utilizzare quei momenti per permettere al nostro cervello di ossigenarsi mentre è immerso in quella strana e confortevole atmosfera satura di sapere.

Nella nostra città, incastrata tra le vie del centro storico, si trova una grande e antica biblioteca; che sia imponente e che abbia qualche centinaio di anni credo che tutti i frequentatori abituali ne siano più o meno a conoscenza, eppure sono quasi certa che in pochissimi si siano posti il problema di conoscerne la storia e i suoi inimmaginabili tesori.
Io, per esempio, ne sono sempre stata affascinata ma non ho mai avuto la volontà di documentarmi seriamente, nonostante abbia trascorso molte mezz'ore della mia adolescenza appoggiata al muro del palazzo di fronte all'ingresso della biblioteca a osservare la Chiesa di San Pietro e il suo misterioso e piccolo colonnato di cui non ho mai compreso l'utilità (ora so che quello era il vecchio ingresso della biblioteca).
Dunque, oggi, voglio raccontarvi molto brevemente che cosa è stata la nostra Biblioteca!
Tutto ebbe inizio quando il Duca di Parma e Piacenza, Ferdinando di Borbone, decise di dare vita al primo nucleo di quella che all'epoca venne chiamata Biblioteca Reale; correva l'anno 1774 e i gesuiti erano stati cacciati dal collegio di San Pietro sei anni prima lasciando un patrimonio di 5000 volumi.
Quattro anni più tardi (1778) la Biblioteca venne dichiarata funzionante e così venne nominato anche il primo bibliotecario, Cristoforo Poggioli – sacerdote e dotto storico – che, anno dopo anno, lavorò alla stesura di una raccolta di 12 volumi – Memorie Storiche – mettendo le basi per una storiografia cittadina.
Nel frattempo il patrimonio librario crebbe grazie ad alcune cessioni da parte di nobili famiglie, biblioteche del ducato – giunsero a Piacenza le copie dei volumi contenuti nella Biblioteca Palatina di Parma – e altri ordini monastici sospesi.
Nel 1791, alla Biblioteca Reale venne aggiunta la Biblioteca appartenuta a Pier Francesco Passerini e amministrata dal Collegio dei teologi che, a seguito della fusione, assunsero anche la direzione dell'intero nucleo bibliotecario.
Nel 1811, per decreto napoleonico, la biblioteca diventò Biblioteca Comunitativa affidata, appunto, al comune.
Nel 1822, l'architetto Giuseppe Poggi affidò alla biblioteca il Salterio donato dall'Imperatrice Angilberga d'Alsazia – consorte di Ludovico II Imperatore d'Occidente – al monastero di San Sisto di cui fu fondatrice nell'anno 827: scritto in carolina su pergamena con lettere argento e oro, il Salterio è il codice più antico di tutto il patrimonio librario.
Successivamente, nella seconda metà del secolo, il Marchese Ferdinando Landi arrichì la biblioteca di 50.000 volumi tra cui quasi 1000 incunaboli, 5000 cinquecentine e il codice della Divina Commedia dantesca risalente al 1336. 
A commemorazione di questo lascito e dell'importanza assunta in precedenza da Passerini, nel 1878, per Statuto comunale, si decise di intitolare la biblioteca ai due grandi uomini di cultura che contribuirono a dare vita a un patrimonio di altissimo valore custodito tutt'oggi con estrema attenzione: era nata la Biblioteca Passerini-Landi. 
La sua sede rimase collocata nel Collegio San Pietro dalla sua nascita (1593) al 1985, anno in cui fu necessario intervenire con una lunga e difficoltosa opera di restauro e ammodernamento dell'intera struttura che subì sostanziali ampliamenti e modifiche fino al 1998.

In questo luogo ho trascorso gran parte della mia adolescenza e della prima giovinezza; in quelle stanze ho riso, pianto, studiato, chiacchierato, confidato segreti, per un breve periodo vi ho anche prestato servizio come volontaria e oggi la frequento quotidianamente per curiosare tra le novità di narrativa e saggistica e non esiste impegno che mi faccia rinunciare all'abituale visita in una delle sale più belle ed emozionanti che abbia mai visto: il Salone Monumentale.
Ricordo ancora la prima volta che vi entrai, giovane e titubante, e la meraviglia che si dipinse nei miei occhi di fronte a tanta bellezza e a tanto sapere raccolto in volumi conservati in scaffalature in noce settecentesche.
Pensandoci bene, un altro affezionato ricordo affiora alla mente: immobili sulla soglia di quel meraviglioso luogo io e la direttrice della biblioteca. Lei, emozionata forse quanto me, mi prese la mano e mi disse soltanto: «Guardati intorno».
Fu un momento magico.
Le biblioteche sono il prodotto più alto che la mente umana possa produrre.
Sono state create per contenere e tramandare il sapere e credo che sia doveroso da parte nostra mostrare rispetto per questi luoghi incantati. 
Ritengo che sia necessario trovare il tempo per recarsi in biblioteca, aggirarsi lenti tra gli scaffali e sbirciare tra i volumi lasciando che i testi ci parlino e si facciano scegliere nonostante la fretta che spesso ci assale quando entriamo in questi templi ricolmi di volumi e in cui abbiamo solo il desiderio di prelevare ciò che ci occorre e ritornare alle nostre faccende.
Tutto è lecito ovviamente!
Vorrei solo invitarvi a riflettere sul fatto che viviamo in modo frenetico tutti i giorni della nostra vita e che, a volte, dobbiamo prenderci il tempo di respirare, di osservare, di pensare.
Che lo facciate camminando, correndo, nuotando, rimanendo seduti sul divano o andando in biblioteca non ha importanza ma fermatevi e pensate a ciò che vi circonda, alla vita che ruota attorno a voi e quando vi recate in un qualche luogo che sa di passato, siate curiosi e domandatevi sempre quale storia hanno da raccontarvi quelle quattro mura.
Mio nonno me lo diceva sempre, mi ricordava che essere curiosi e aperti alla conoscenza avrebbe arricchito la mia vita; non si sbagliava.
Le nostre biblioteche, siano esse pubbliche o private, sono la nostra eredità e siamo noi a doverne permettere la sopravvivenza: i libri respirano e le biblioteche con loro, non possiamo voltarci dall'altra parte e fare finta che esse siano unicamente dei luoghi di incontro o, peggio ancora, asettici magazzini.
Ovviamente siete liberi di avere la vostra opinione che va sempre e comunque rispettata ma riflettete, anche solo per qualche minuto, sarà già un piccolo successo, un timido passo verso il cambiamento.


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