Siparietto curiosità - EPISODIO 5

Buon venerdì a tutti!
Oggi, nella nuova puntata del Siparietto curiosità, incontriamo nuovamente una piccola casa editrice. Questa volta siamo a Treviso e la casa editrice è la Santi Quaranta.
Il fatto accadde quando, in un freddo fine settimana di un dicembre di un paio di anni fa, credo, io e il maritino, perdendoci come siamo soliti fare visitando le città senza guardare una cartina, siamo capitati nell'incrocio di due strade poco lontano dal Municipio della città e là, la mia attenzione fu immediatamente catturata da uno strano ingresso, stretto e aperto verso una scala diretta verso il basso. Il muro della facciata ricoperto da immagini di libri di una casa editrice a me sconosciuta e, sulla porta, una gentile signora che mi invita a entrare. 
Fu così che ebbi modo di scoprire questa piccola, ma davvero piccola e fornita, ma davvero fornitissima libreria nata nel dicembre del 2013.  
In verità, come casa editrice, la Santi Quaranta nasce nel 1989 per volontà di Ferruccio Mazzariol che per il nome si ispira a una magnifica porta eretta a ovest della città e vicina alla Chiesa di Sant'Agnese dedicata a 40 soldati romani che, nel 320 circa, vennero trucidati presso la città di Sebaste in Armenia.
Poi, ventiquattro anni dopo l'avvio dell'attività, viene presa la decisione di aprire una piccola e accogliente libreria.
Essendo di dimensioni molto ridotte e distribuendo principalmente nelle zone del Veneto, del Friuli e della Giulia, la Santi Quaranta non pubblica molti libri all'anno; come si dice, pochi ma buoni, anzi ottimi sia per quanto riguarda il contenuto narrativo dei volumi, che per quanto concerne la qualità del materiale impiegato per realizzare questi libri (copertine flessibili con splendide illustrazioni).
Come vi dicevo, questa casa editrice si concentra principalmente sulla produzione locale per dare una voce ai propri autori e questa, a mio parare, è la parte più curiosa e interessante della loro produzione senza nulla togliere a tutti gli altri autori stranieri di cui possiamo conoscere testi minori solitamente non tradotti dai grandi editori. 
Uno dei casi che si possono portare come esempio è quello di Katherine Mansfield, autrice L'infanzia di Katherine. Alla baia e Casa delle bambole – romanzate e raccontate attraverso una scrittura leggera e profonda tanto da lasciare senza fiato l'impreparato lettore che si trova a vivere in prima persona le malinconiche atmosfere di quell'età infantile ormai passata.
neozelandese poco conosciuta in Italia, e della quale possiamo leggere le memorie d'infanzia  –
E poi, come dimenticare le strane e quasi surreali sensazioni suscitate dalla lettura de Il viaggio infinito del principe irlandese scritto da Padraic Colum. Scrittore folklorista a cavallo fra Otto e Novecento,  Colum riprende una storia appartenente al folklore irlandese per metterle la veste di romanzo cavalleresco in cui il nostro principe irlandese si trova costretto ad affrontare un lungo e travagliato viaggio, sia interiore che esteriore, nella magica terra d'Irlanda popolata da strani esseri fatati fino a raggiungere la sua amata Fedelma rapita dal malvagio Re della Terra di Bruma. 
Devo essere però sincera su un punto: non è stato facile entrare in sintonia con la narrazione, forse perché non ero abituata a questo tipo di scrittura o forse, e soprattutto, perché pensavo di andare incontro a un romanzo Fantasy che Fantasy non è, o meglio, lo è ma in una forma diversa dal quella a cui noi, uomini e donne del 2019, siamo abituati. Qui si sente forte la storia di un paese e la sua tradizione, qui la magia è qualcosa di misterioso e oscuro che impone a chi ne entra in contatto di mutare se stesso, di crescere, di evolversi spiritualmente e mentalmente. Qui ci sono le radici di un'intera cultura ed è proprio questo ciò che lo rende un racconto tanto affascinante ai miei occhi.
Leggetelo, fate esperienza di questo magico viaggio e, se vi è possibile, per rendere ancora più intensa questa esperienza, fatevi accompagnare nella lettura da una musica leggera, calma, che vi richiami i suoni della natura. 
Ultimo testo di cui però non posso parlarvi, perché non ho ancora avuto il piacere di leggerlo, si intitola I due compagni ed è stato scritto da Giovanni Comisso – autore autoctono – nel 1934 per narrare tutto il suo odio e il disprezzo nei confronti della Grande Guerra in cui, tuttavia, ha ricoperto
attivamente il ruolo di volontario presso Fiume durante l'operazione di occupazione capitanata da D'Annunzio. Ciò che traspare dal racconto di Comisso è il racconto di una città in pieno fervore politico e culturale che destinato a perdersi nelle nebbie del passato e che la casa editrice ha voluto ripubblicare proprio per permettere ai propri concittadini di assaporare quelle vivaci e scure atmosfere.
Tutti i testi citati, insieme a tanti altri, fanno parte della collana Il rosone ma in libreria vi aspettano tante altre pubblicazioni!
Non fatevi sfuggire l'occasione di vedervisi schiudere davanti agli occhi un fiore tanto bello e raro come sono al giorno d'oggi queste piccole realtà editoriali.
Buona lettura!



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