Resilienza



«Sofia era la più grande, ma io ero la più forte.»
È Nadia a parlare, voce narrante di tutto il romanzo.
Sofia è la sorella maggiore.
Sofia è la vittima diretta delle violenze di un padre padrone che non si fa alcuno scrupolo nel maltrattare l’incapace moglie Eleonora e l’irriconoscente figlia.
Ma nadia no, Nadia non si tocca perché è sua.
Lui, il mostro, è Maurizio Petrucci, uomo d’affari che mai e poi mai sarebbe stato capace di simili violenze.
Il luogo è Salerno, città natale della giovane autrice esordiente Grazia De Gennaro la quale ha potuto sperimentare il difficile ruolo di assistenza a tante vittime durante un periodo di collaborazione con il Centro Antiviolenza. Quest’esperienza le ha permesso di maturare, di metabolizzare i propri pensieri e di elaborare un piano d’azione per non rimanere più spettatrice passiva di tanto odio e sofferenza; nasce così la pagina Facebook Doppia Vu Women Rights con lo scopo di fare informazione e di sensibilizzare gli utenti al mondo del femminile tentando di dare voce a tutti coloro che non hanno avuto il coraggio di farlo o che, purtroppo, la voce non la posseggono più.
È la Vigilia di Natale 2006 quando la famiglia Petrucci, con tanto di parenti, è seduta al tavolo e attende la lettura della letterina scritta da Sofia:

«”[Gesù Bambino] Ascoltami: sono una bambina di dieci anni, mi chiamo Sofia e non ce la faccio più. Per questo Natale ti chiedo soltanto che né a me né a mamma venga più fatto del male.”
[...] Ogni volta che Sofia o mamma venivano picchiate, non si chiamava mai un’ambulanza né la Polizia. Tutta quella violenza si consumava tra le mura domestiche, mamma addirittura chiudeva le imposte per impedire ai vicini di vedere e sentire le efferatezze crudeli che avvenivano detto casa sua [...] Quando non era lei l’oggetto delle percosse si limitava a guardare, inerme.» 

Questa è la storia di amore, coraggio, lealtà e sorellanza - come dice Nadia - di due bambine di 9 e 10 anni che unite trovano il coraggio di parlare e di cercare aiuto, di sopravvivere e poi di vivere, di resistere ad ogni costo. 
Sarà zia Laura, sorella di Eleonora, a reagire, a mettersi in gioco prendendo per mano le sue nipotine e a portare in tribunale Maurizio il quale si troverà davanti i volti e le accuse provenienti proprio da coloro che lui, in quanto adulto e in qualità di padre, avrebbe dovuto proteggere: i bambini che poi cresceranno e diventeranno adulti forti, realizzati e pronti a guardare avanti, al proprio futuro perché uniti ce l’hanno fatta, hanno sconfitto quel mostro che torna a farsi sentire ma solo per elemosinare il perdono di coloro che aveva offeso fisicamente o mentalmente perché, questo è bene non dimenticarlo mai, la violenza non è solamente quella fisica, anche le pressioni che spesso le donne ricevono da parte di uomini che mai le toccherebbero nemmeno con un dito, possono essere considerate violenza, violenza psicologia dalla quale è altrettanto difficile difendersi e guarire. Amore di papà ci ricorda l’importanza di sentire noi stessi come persone appartenenti solo e solamente a noi stessi, esseri umani liberi di scegliere la strada da intraprendere prendendo decisioni che siano dettate solo dalla nostra volontà. 
Amore di papà ci ricorda l’importanza del rispetto e del coraggio di agire quando qualcosa non sta andando per il verso giusto. 
Amore di papà è un romanzo che parla di violenza e di resilienza. 
Scritto con una penna sapiente, precisa e agile questo romanzo ci permette di comprendere tutto il dolore, la forza e il coraggio necessario affinché questi episodi vengano denunciati sempre di più con la consapevolezza di dover fare ancora molti passi in avanti per garantire una tutela legale alle vittime che, troppo spesso, vengono dimenticate e messe in ombra dal carnefice giustificato perché vittima egli stesso di una mente malata, inconsapevole. Così alle vittime rimane, come salvagente, la voce delle persone che si mettono in gioco per loro e che decidono di gridare per e con loro. 
«Questa storia è stata realizzata con l’intento di risvegliare le coscienze» — afferma l’autrice in un’intervista rilasciata alla casa editrice WritersEditor presso cui è stato pubblicato il romanzo — e con la speranza che tutti i lettori e le lettrici, che magari si sono trovate o si trovano in questo stesso momento in situazioni simili, riescano a immedesimarsi in queste giovani eroine e a trovare la forza di unirsi a questo urlo di dolore e speranza.

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