LUI, LEI e un imprevedibile ALTRO nella calda estate di quel lontano 1963


«Nell'estate del 1963 mi innamorai e mio padre annegò»

Come incipit non è niente male: sintetico, esaustivo, toccante, decisamente destabilizzante.
Ci troviamo a Bone Point, località di villeggiatura bagnata dal freddo oceano Atlantico e Michael - quindicenne - sua madre e suo padre si trovano lì per trascorrere l'estate presso la casa di famiglia cullati, di tanto in tanto, dal dolce rollio di Angela, la loro barca a vela.
Zina - ventenne - e l'affascinante Signora Mertz - sua madre - alloggiano nella dépendance della proprietà dei genitori del ragazzo.
In quell'estate tutti, adulti e ragazzi, hanno voglia di sesso e lo otterranno in contesti diversi con conseguenze psicologiche molto differenti per ognuno di loro.
Presentata così la vicenda appare come qualcosa di curioso e insolito, specialmente se ritornate a leggere quello che vi ricordo essere l'incipit del romanzo, ma in realtà la narrazione di per sé è molto semplice e lineare: il protagonista è un adolescente alle prese con il suo primo amore - di qualche anno più vecchia di lui - che a sua volta...
Beh, ora basta altrimenti vi rovino la sorpresa e Simmons - l'autore - potrebbe non esserne particolarmente contento data la brevità del romanzo!
Apparso per la prima volta in Italia nel 1998, Acqua di mare ha avuto un immediato successo rafforzato probabilmente dall'utilizzo di un linguaggio semplice supportato da una prosa molto snella e funzionale a un immediato contatto con i personaggi e con il loro ambiente tragicomico in cui si consumano quotidianamente delle piccole stragi sentimentali, amori traditi, sogni infranti, passioni incontrollate che vengono spente o fomentate da eventi esterni e circostanziali.
Onestamente non posso dire che questa lettura mi abbia appassionato, eppure mi sento di consigliarvela perché credo di essere contenta, in fondo, di aver avuto la possibilità di affrontare un romanzo di formazione come questo che ricalca perfettamente un'opera della letteratura classica russa che, inutile dirvelo, si è guadagnata un posto nella wishlist: ebbene, Simmons ha deciso di uscire dal proprio ordinario e rendere omaggio a Primo amore di Turgenev trasferendo i personaggi dalla Russia zarista di primo Ottocento all'America contemporanea.
In verità non so quanto sia corretto nei vostri confronti darvi questa informazione dato che chiunque si accingerà alla lettura avrà la possibilità di scoprire da sé questo interessante aspetto fruendo dell'interessante postfazione redatta dal traduttore Tommaso Pincio ma, dato che credo sia pratica comune - e mi includo anche io, sia ben inteso! - saltare prefazione e postfazione per varie ragioni di tempo e pigrizia, ho pensato che introdurvi il tema da subito potesse essere un buon aiuto per permettervi di apprezzare maggiormente il testo partendo dalle primissime pagine.
La lettura di questo romanzo mi ha permesso di scoprire l'importanza di riascoltare e di riraccontare a me stessa momenti del passato che hanno contribuito a creare la persona che sono oggi e che, più semplicemente, mi permettono di ritrovare quel mondo in cui non mi spiacerebbe affatto rifugiarmi nella speranza di trovarvi conforto e coraggio. 
Avere la possibilità di riassaporare quell'acqua aspra e salata di tanti capitomboli. 
Sapersi ascoltare e rileggere è diventato per me un escamotage per sentire vicino chi non c'è più nel tentativo di colmare un enorme vuoto di affetto per coloro che hanno avuto la pazienza di vederci sbagliare restando sempre alle nostre spalle pronti a prenderci per mano prima di cadere a terra rovinosamente. 
Sarà forse proprio per questo che non riusciamo mai davvero a lasciare andare la nostra fanciullezza? 
Non riusciamo a lasciare andare quel senso di non essere mai soli e di avere sempre qualcuno pronto a prendersi cura di noi sia da un punto di vista fisico che sentimentale? Perché, si sa, quando si diventa grandi questo privilegio viene meno e dobbiamo indossare tutti una maschera che dia la parvenza di pietre inamovibili, solide e perfettamente capaci di reggersi unicamente con le proprie forze. So bene che non è proprio così che avviene nella quotidianità perché tutti noi abbiamo una o più persone alle quali ci appoggiamo nei momenti più difficili ma indubbiamente quel senso di protezione che si ha da fanciulli viene meno lasciandoci come premio consolatorio la versione più responsabile e adulta di noi stessi.
Acqua di mare è il racconto della scoperta dell'amore, della gelosia e della sofferenza raccontata da un ragazzo che non è mai cresciuto da quell'estate del 1963 - come tanti di noi d'altronde che, una volta entrati nella sfera degli adulti, conservano dentro di sé la propria fanciullezza, il bimbo che furono e tutto l'apparato di emozioni e sentimenti legati all'età della scoperta.
É stata una buona lettura, nulla di eccezionale ma un valido spunto di riflessione. 

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