Il giovane Isidore

Questa è la storia del giovane Isidore Mazal, detto anche Izzie o Dory.
Ultimo di sei figli - Berenice, Aurore, Leonard, Jeremie e Simone - Isidore si trova a dover affrontare dolori e gioie di una prima adolescenza del tutto normale aggravata da un grande lutto che gli fornisce l'occasione di prendere il coraggio a due mani e aprirsi al mondo scoprendosi particolarmente dotato in una disciplina del tutto anomala all'interno di casa Mazal - covo di geni solitari: lo spirito di osservazione.
Grazie a questa sua dote - e all'utilizzo di un narratore in prima persona - noi lettori impariamo a conoscere la madre di Dory e tutti i fratelli nelle loro abitudini e nei loro comportamenti percependo una sorta di ammirazione da parte di questi nei confronti del più piccolo che sembra accumulare esperienze più vere e profonde attirando su se stesso un senso di ammirazione e invidia.
Izzie incarna la figura del giovane uomo che si trova emotivamente abbandonato a se stesso e disposto ad affrontare qualsiasi difficoltà la vita gli proponga nel tentativo di fare nuove esperienze e crearsi nuove amicizie al di fuori dal coltissimo e isolato cerchio famigliare che pare volerlo trascinare in una profonda solitudine quando dolcezza, empatia e spirito di osservazione sembrano essere gli strumenti più efficaci per riuscire a Muoversi tra la folla, impresa quest'ultima estremamente difficile che richiede attenzione, intelligenza, spirito e una quantità non indifferente d'intraprendenza e spirito d'inventiva dato che l'imprevisto sembra sempre essere dietro l'angolo! 
Durante i due anni che trascorriamo in compagnia della famiglia Mazal, l'unico a tentare l'impresa è appunto il giovane Isidore che da prova di grande coraggio e debolezza fungendo da monito per tutti coloro che non riescono a vedere nella loro vita un motivo per credere di poter riuscire nel proprio intento sempre, o quasi, cadendo e rialzandosi consapevoli di non essere i soli a lottare.
Di questa forza, oltre al giovane Izzie, ne è la più che degna rappresentante la Signora Daphné Marlotte che, ultracentenaria, diverte il lettore fornendo i presupposti per poter riflette su temi come il successo e il fallimento e il senso della vita e il dolore della morte in contrapposizione alla fragilità di una giovane ragazza che abbraccia la morte come scelta non avendo nessuna ragione per considerare bella e utile la propria esistenza; nel mezzo si trova Isidore nel tentativo di raggiungere un sano equilibrio per poter essere di aiuto a se stesso e alla propria famiglia.
Fortunatamente Izzie è in grado di vedere, di rendersi conto dell'esistenza di un mondo altro che vive all'infuori dell'essere umano e, così facendo, appare quasi come un superdotato agli increduli occhi dei fratelli e della madre estasiata difronte a tanta bontà e innocenza. 
Nel caso in cui non si fosse già notato, ho la necessità di insistere su questo punto, su questa incredibile normalità, perché prendersi cura del nostro stato di essere umani tutti uguali e diversi al contempo, può essere un ottimo esercizio per vivere più serenamente in un mondo in cui per essere considerati come esseri viventi appartenenti alla specie Homo Sapiens Sapiens è necessario e indispensabile dimostrarsi abili e particolarmente dotati in qualcosa, qualsiasi cosa, l'importante è essere diversi e unici, spiccare tra i tanti in una solitudine che ci stacca forzatamente dal mondo esterno che di suo ci spingerebbe a sviluppare una personalità tutta nostra rendendoci unici e al contempo interconnessi con i propri simili e la natura ospitante. Voler rimanere ostinatamente confinati in se stessi per timore degli sgambetti della vita e delle bugie che saltuariamente le relazioni ci portano a formulare, non fa altro che renderci ipocriti nella presunzione di poterci definire persone autentiche e pure senza tuttavia aver fatto realmente i conti con la Vita, quella vera. 
Fortunatamente esiste un antidoto a tutto questo caos ed è l'invenzione, la capacità di crearsi un mondo parallelo in cui rifugiarsi in qualsiasi momento la nostra mente ne richieda la necessità per puro svago o sopravvivenza.
Questa dissertazione potrebbe durare all'infinito, gli argomenti da trattare e i temi di cui discutere sono moltissimi ma, in questa sede, credo di avervi tediato a sufficienza!
Per concludere mi limiterò ad affermare che, a mio parere, Isidore Mazal è un moderno Holden che personalmente ho amato e apprezzato esattamente come quel giovane spigliato e squattrinato vissuto 68 anni prima. Un po' diverso dall'intramontabile personaggio di Salinger che cerca la solitudine e vede nella fuga e nella ribellione il massimo della propria realizzazione, Izzie è un adolescente che tenta di integrarsi in società e accetta la propria trasparenza fisica con rassegnazione. Ciò che accomuna i due è una crescita interiore e il timido e goffo tentativo di fuga ripetuto più volte - almeno dalla parte di Dory. Anche l'utilizzo narrativo del flusso di coscienza e della voce narrante in prima persona possono essere un punto di contatto tra i due romanzi. Dopotutto, dopo aver letto un Intramontabile come Salinger non è di certo possibile non subirne l'influenza.
Come muoversi tra la folla - scritto con una prosa ariosa, fresca, piana e curata - è un romanzo che è riuscito a colpirmi ed emozionarmi timidamente, dolcemente lasciando che la storia mi scivolasse dentro con leggerezza suscitando diverse riflessioni sulla nostra condizione di essere umani senza diventare pedante e senza essere fastidiosamente insistente. 
Un ottimo lavoro editoriale, un ottimo romanzo di formazione per grandi e piccini.

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