«Dopo tutto, domani è un altro giorno»

Ebbene sì, mi ci sono voluti quasi tre mesi, ma alla fine eccoci qui per parlare di questo - è proprio il caso di dirlo - enorme romanzo che, a dispetto di tutte le mie perplessità, è riuscito a soddisfare pienamente ogni mia aspettativa in merito a storia, stile e capacità di coinvolgimento emotivo.
E questo mi ha stupito perché non credo di aver sentito molti pareri positivi in merito, infatti molti sostengono che Via col vento sia un libro esageratamente lungo, esageratamente descrittivo, esageratamente lento. Sì, in parte tutto questo corrisponde alla realtà, eppure è altresì innegabile che l'attenzione allo sviluppo della psicologia dei personaggi e la precisione storica con cui è narrata l'intera vicenda rappresentino le risorse fondamentali per riuscire a entrare maggiormente nell'atmosfera creata dalla Mitchell che scrive questa mastodontica storia di guerra e amore negli anni Trenta del Novecento, quando ancora la ferita non si era completamente rigenerata nel cuore degli abitanti dei paesi del su degli Stati Uniti.
Per farvi comprendere quanto la vicenda mi sia abbia profondamente colpito, posso dirvi che, nonostante io  ne abbia terminato la lettura un paio di giorni fa, sono ancora assillata da alcuni passaggi particolarmente emozionanti e mi manca la sensazione come di telenovela che la lettura spalmata nell'arco di tre mesi è riuscita a creare. Mettermi a leggere di Rossella e delle sua travagliata vicenda era diventato un vero e proprio appuntamento quotidiano di cui adesso sento la mancanza. Certo, se ne avessi affrontato la mole in un unico boccone probabilmente sarei rimasta esanime dopo la prima parte.
Fortunatamente così non è stato e sono arrivata entusiasta fino agli ultimi capitoli dopodiché, avvicinandomi sempre di più al finale, la consapevolezza di quello che probabilmente NON avrei trovato a conclusione dell'ultima pagina ha iniziato a infastidirmi anche perché, dopo aver letto 900 pagine di descrizioni ben approfondite e analisi accurate di azioni e personaggi, cosa mai ci potrà essere di potenzialmente inimmaginabile? Perché lasciare un "finale aperto"?
Questo aspetto rappresenta una piccola pecca secondo il mio parere, ad ogni modo, passiamo oltre.
Parlando invece di questioni più interessanti del mio parere sulla scelta del finale, mi sento in dovere di consigliare a tutti quelli che intendono cimentarsi nell'impresa che, forse, sarebbe bene spendere un po' del proprio tempo per documentarsi in merito alla storia editoriale di Via col vento e contemporaneamente impegnarsi a leggere qualcosa riguardo la biografia della sua autrice - e in questo ci viene in soccorso la nota Santa Wikipedia - perché le informazioni che acquisirete vi saranno estremamente utili per una maggiore comprensione della storia come anche dei personaggi, delle loro reazioni e dei loro sentimenti facendovi provare una fortissima sensazione di empatia con tutti loro, facendovi entrare nell'Atlanta di fine Ottocento.
In verità all'inizio della vicenda - l'anno è il 1861 - ci troviamo nella florida contea di Clayton in Georgia, dove la sedicenne Rossella O'Hara è intenta a civettare con uno stuolo di giovani uomini incantati da tanta bellezza e frivolezza. Poco dopo però questa gaia atmosfera viene rimpiazzata dalla paura, dall'agitazione e dall'impazienza di tanti soldati di arruolarsi volontari in una Guerra di Secessione che, oltre a portarsi via tanti padri, mariti, fidanzati e figli, si è lasciata alle spalle tanta povertà e tanto odio. Odio per i negri liberati che reclamano i propri diritti - questo è il periodo in cui nasce e opera il terribile Ku Klux Klan - e odio verso i propri simili intenti a ricostruire se stessi e i propri averi anche a costo di scendere a compromessi con il nemico. Scendere a patti con il nemico è esattamente quello che decide di fare anche l'impavida Rossella, ma procediamo con ordine e torniamo ai primi anni di conflitto durante i quali la giovane contrae le sue prime nozze con Carlo Hamilton, fratello di Melania, futura sposa dell'affascinante Ashley Wilkes, amore segreto di Rossella - sembra quasi una telenovela sudamericana ma vi garantisco che ho ridotto le relazioni all'essenziale.
Da questa prima unione la nostra Rossella ottiene: un figlio non voluto da un uomo, morto poco dopo lo scoppio del conflitto, che lei stessa non ha mai amato ma che aveva sposato per capriccio nei confronti di Ashley e la povera e debole Melania incinta di Ashley e bisognosa di cure e supporto poiché estremamente debole e fragile. Come se questo non bastasse la giovane vedovella viene mandata dalla madre Elena a trascorrere la propria esistenza nella più movimentata città di Atlanta a casa della svenevole zia Pittypat en in compagnia di Melania, appunto.
TOP!
Eppure, nonostante il caratteraccio di Rossella, la cosa sembra inaspettatamente funzionare anche se la convivenza con la caritatevole cognata che si adopera per soccorrere chiunque necessiti sostegno e cure e la guerra sempre più disastrosa e sempre più vicina alla città obbligano la nostra capricciosa Rossella a mostrare il proprio lato più adulto, più tenace senza però mai abbandonare la propria parte fanciullesca - detto tra noi, ci sono stati alcuni momenti in cui le avrei volentieri sparato un colpo in fronte ma, sotto sotto la comprendo, siamo tutti un po' vulnerabili e lunatici. É anche vero che Rossella inizialmente è tutto tranne che simpatica e affabile ma, fortunatamente, questa condizione non dico che sia destinata a mutare con il prosieguo del romanzo perché direi una fesseria, ma, se non altro, si trovano piacevoli situazioni che permettono di alternare sentimenti di odio e amore nei suoi confronti. Come per esempio la pena che inevitabilmente si fa strada nel nostro cuore mentre leggiamo della durissima prova che Rossella deve sostenere sia durante la fuga da un'Atlanta distrutta dagli scontri a fuoco che una volta giunta a Tara, la sua Tara, ormai senza risorse, senza schiavi e con un capo famiglia distrutto dalla morte dell'amore della sua vita. Ma Rossella è finalmente tornata e la sua intelligenza la porterà da ora in avanti a prendere in mano la sua vita scontrandosi con i propri desideri di donna matura e indipendente e i propri doveri di moglie, madre e donna dell'alta borghesia sudista mesta e devota al proprio uomo e alla propria famiglia. Inutile dire che il suo essere tanto intraprendente funge da perfetto amo per un uomo tanto fascinoso quanto misterioso che Rossella incontra per la prima volta alle Dodici Querce - casa Wilkes - nella primavera del 1861 e che la corteggerà fino a raggiungere l'unione spirituale e carnale con la conseguenza nascita di una bimbetta - Diletta - che cambierà completamente la percezione che la società e lo stesso lettore ha nei confronti dei due genitori tanto chiacchierati; Rossella inizierà un vero e proprio cammino di redenzione e santificazione fino al finale della vicenda mentre Rhett muterà completamente le proprie carte in tavola dimostrandosi da rinnegato, ladro, collaboratore dei repubblicani un padre devoto, un capace uomo d'affari e un confederato da prendere a modello per idee e azioni. In realtà è tutto molto più complicato rispetto a ciò che racconto in questo mio breve scritto per ovvie ragioni di tempo e di spazio, oltre a evitare di togliervi il gusto di prendere in mano il libro anche solo per tentare di capire qualcosa di questo mio delirio.
Parlando di personaggi, vorrei spendere ancora qualche parola in merito ad alcuni di essi che hanno attirato la mia attenzione per il proprio temperamento o per il proprio essere inutili e totalmente privi di spina dorsale. Prima tra tutti è la dolce, servizievole e caritatevole Melania; un personaggio con cui ho faticato a trovare dei punti di contatto, un po' per il suo essere tanto perfetta e devota e un po' per la sua debolezza che la rende incapace di reagire in qualsiasi modo a qualsiasi cosa le accada attorno. Devo ammettere che è stato molto snervante leggere alcuni passaggi ma, fortunatamente, la Mitchell ha deciso di rendere un pochino più attivo questo personaggio nell'ultimo terzo del romanzo. Meglio tardi che mai!  Per altro Melania è una figura fondamentale nella vita di Rossella tanto che proprio quest'ultima che tanto l'aveva odiata e disprezzata, arriva a provare un affetto profondo per questa sorella-complice di una vita poco clemente al punto che, quando Rossella viene allontanata dalla propria comunità a causa del suo spiccato cinismo, della sua impertinenza e soprattutto a causa della sua riscoperta passione per gli affari e i ricchi nordisti, Melania alzerà la voce per difendere la cognata e mostrarle supporto e comprensione.
Potremmo riassumere così: la santa cognata della diavolessa.
Credo sia abbastanza pertinente come paragone!
Personaggio fastidioso e inutile senza spina dorsale nonché palla al piede per eccellenza? Ashley Wilkes ovviamente, ma questa è solo la mia personalissima opinione.
Dulcis in fundo, ecco farsi largo tra la folla il bello e dannato Rhett Butler del quale ho fatto alcuni cenni qua e là nelle righe sopra. Rinnegato che nessuno riceve, amico dei nordisti e abbandonato dalla sua stessa famiglia, Rhett ci insegna l'importanza di saper riconoscere i propri errori, di saper intelligentemente sfruttare le occasioni che la vita ci propone dovendo, a volte, fare del male a chi vogliamo bene. Rhett ci mostra il valore di un affetto vero e sincero, ci insegna a non giudicare le persone unicamente per come appaiono ai nostri occhi o agli occhi di una ancora più perfida società ferita e impoverita dalla guerra. Ci mostra il valore di prendere decisioni che possano supportare consapevolmente cause giuste e meno giuste. Rhett palesa attraverso i propri atteggiamenti la difficile accettazione ed elaborazione del dolore mostrandosi ubriaco, violento e tanto disperato da trascinare in questo vortice anche la spregiudicata e sfacciata Rossella che, perdendo uno a uno i propri affetti inizia a comprendere e ad accettare il proprio dolore e la propria solitudine e mostrando contemporaneamente di essere una donna estremamente forte, intelligente e determinata oltre che una tenera bimba lasciato sola in un mondo che ormai stenta a riconoscere e raccontando a se stessa che «dopo tutto, domani è un altro giorno» e forse il sole sorgerà là dove è sempre sorto fino a quella mattina del 12 aprile 1861.

Con questo romanzo la Mitchell tenta la grandiosa impresa di ricostruire l'identità di un paese, il suo, spazzato via in pochi anni e screditato agli occhi di tutti i grandi rivoluzionari del Nord impegnati nella loro campagna di liberare il Sud dai grandi latifondisti schiavisti. L'impresa di per sé è ammirevole e, a mio parere assolutamente giusta, ma fare di tutta l'erba un fascio non è mai la cosa migliore se lo scopo che si intende raggiungere è quello di stipulare un accordo o risolvere una situazione particolarmente infelice come era all'epoca il divario tra il Nord e il Sud degli Stati Uniti.
La guerra non è mai stata e non sarà mai la soluzione. L'amore, il rispetto, la comprensione e la forza di diventare persone più responsabili possono diventare le nuove armi di combattimento impiegate in un nuovo futuro.
Almeno spero.
Un'ultima precisazione: ho intenzionalmente speso poche parole in merito alla trama del romanzo poiché ritengo che la Storia riesca a spiegarsi molto bene anche da sola mentre, cosa più difficile e a mio parere più interessante, è invece l'indagine psicologica di cui i personaggi della Mitchell necessitano per essere meglio interpretati facendo di noi lettori più attenti e più pronti a ricevere stimoli sensoriali e intellettivi da ciò che ci viene narrato e che accade sotto i nostri occhi.
Detto ciò, un grazie speciale va a Martina del canale Un buon libro e una tazza di tè che è stata l'artefice di questo gruppo di lettura.

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