Incredibile Milano!


Per essere la prima volta che mi avvicino a un testo di questo genere, devo ammettere che sono rimasta piacevolmente stupita dalla quantità di informazioni contenute in questa guida tascabile un po' sui generis, trattandosi appunto di una guida della Milano letteraria - con tanto di cartina allegata infondo al volume su cui potrete seguire i passi degli autori citati da Michele Turazzi che, peraltro, ha fatto da cicerone durante una splendida domenica pomeriggio proprio nella città lombarda portando a spasso il nostro gruppetto in Transumanza letteraria, ossia in gita.
Una vera e propria passeggiata letteraria sulle tracce di Buzzati, Bianciardi, Romano, Hemingway e altri grandi della letteratura che, a Milano, hanno coltivato ed espresso la propria arte lasciando alcune delle pagine più belle mai scritte dedicate a questa città.
Il primo autore in cui ci si imbatte è inaspettatamente straniero, americano per la precisione, ed è Ernst Hemingway il quale, da poco arruolatosi nel corpo della Croce Rossa americana, ha avuto giusto il tempo di arrivare alla prima linea sul fronte del Piave prima di essere colpito a una gamba durante le operazioni di soccorso di un soldato italiano. A seguito delle ferite riportate il giovane scrittore viene mandato in convalescenza presso il neonato ospedale americano milanese in cui per pochissimi pazienti si avevano a disposizione una generosa quantità di infermiere! (questa informazione ho voluto darvela solo per amore del pettegolezzo).
In tutti i casi, al momento della permanenza di Hemingway nella capitale lombarda - correva l'anno 1918, l'ultimo mese di guerra - Milano era ancora immersa nella splendente atmosfera della Belle Époque in cui la vita cittadina si svolgeva ancora tutta all'interno della cerchia muraria e lungo gli innumerevoli corsi d'acqua che entravano e uscivano dalla città garantendo alla stessa un vivo commercio di materiali. 
Quella era la Milano in cui muoveva i propri passi anche il tenente Henry di Addio alle armi in compagnia della bella Catherine e che per noi oggi sembra quasi impossibile anche solo da immaginare pur avendo a disposizione un enorme quantità di materiale fotografico.
Quella era la Milano dei Navigli, la «Milano d'acqua» tanto cara a Dino Buzzati e a sua madre la quale scelse proprio la casa di Via San Marco per la sua collocazione su uno dei laghetti protagonisti del prolifico commercio di carta che permise la nascita e lo sviluppo della storica sede del Corriere  della Sera nella vicina Via Solferino. E proprio queste vie saranno battute da Buzzati stesso e dai suoi protagonisti - Un amore, in particolare, ma anche Poema a fumetti, prima graphic novel tutta italiana che mi sono ripromessa di recuperare costi quel che costi, e non costa poco ahimè! - per una intera vita passata tra le maestose mura del Quotidiano come reporter di guerra, giornalista, cronista di nera e molto altro.
  
L'autore e guida per un giorno Michele Turazzi

Dal quartiere Moscova-Turati ci spostiamo in direzione di Brera, la Montmartre meneghina, patria di giovani artisti squattrinati intenti a passare i pomeriggi seduti ai tavolini del bar Jamaica a giocare a 3/7 e discutere di arte e politica nel tentativo di cambiare il mondo. Capisco che da figurarsi non è semplice, specialmente per chi non ha vissuto quegli anni, ma dobbiamo immaginarci una Milano anni quaranta, una Milano ormai priva dei propri corsi di acqua per volere del Duce, in cui opera Luciano Bianciardi, autore di La vita agra - e la lista dei libri da aggiungere in libreria si allunga inesorabilmente -, incidendo sulla pagina dure linee che caratterizzeranno questa Milano del secondo dopoguerra, povera di denaro e straripante di spirito bohémien gelosamente celato dall'utilizzo di nomi solo lontanamente riconducibili a quelli veri o addirittura completamente omessi e sostituiti da brevi descrizioni spaziali.
Ebbene, in questa stessa Brera Lalla Romano da libero sfogo alla propria arte come pittrice, scrittrice vincitrice del premio Strega 1969 con Le parole tra noi leggere (romanzo di autofiction come quasi tutti quella che fanno parte della sua produzione) e nonna intenda a giocare con il nipotino nelle gallerie dell'Accademia ricca di meravigliose e imponenti statue su cui arrampicarsi.
Facendo un passo indietro ci dobbiamo arrestare davanti alla pericolosa calibro 9 di Giorgio Scerbanenco, altro autore sconosciuto e scoperto per puro caso in occasione del Festival del Giallo che si è tenuto a Piacenza nell'inverno scorso. Credo sia doveroso aggiungere anche la mia mancanza totale di preparazione in materia di gialli dato che non mi sono mai interessati
come romanzi ma chi può sapere che cosa ci riserva il futuro? 
credo sia sensato e doveroso, nei confronti degli stessi Gialli, rimandare a data da destinarsi qualsiasi mia esternazione in merito a scrittore e opera letteraria -  anche perché devo avere il tempo e la possibilità di privare mia nonna del romanzo che le ho regalato (prima edizione per altro!) in occasione del Natale scorso.
Tornando invece ad autori a me più familiari, eccoci sulle tracce di Elio Vittorini, padre di alcune delle pagine più intense e commoventi che io abbia mai letto sulla città di Milano distrutta e piegata dal dolore, dalle perdite, dai feriti che invadono le strade e dal vuoto lasciato dopo l'arrogante passaggio di tanto odio e terrore. 
Se solo fossimo in grado di immaginare quella Milano...
Quale emozione.
Quale angoscia.
Restando in questo stato di angoscia e malinconia, incontriamo Giovanni Testori, autore di opere il cui scopo è quello di contemplare la variopinta Milano periferica in netta opposizione con la borghese città dipinta abilmente da Carlo Emilio Gadda, gran maestro nell'arte di saper fondere alla perfezione le meraviglie e gli orrori di una società urbanizzata e in continua evoluzione e particolarmente abile nel celare gelosamente piccoli e deliziosi spazi - molto spesso inseriti nel verde di un giardinetto magari all'ombra di una vecchia dimora - in cui mai avrei pensato di imbattermi passeggiando un sabato pomeriggio lungo il Naviglio Grande fino a giungere alla Darsena di Porta Ticinese. 
Questi sono i luoghi che hanno saputo dare conforto alla mente turbata della grande poetessa Alda Merini, vittima di una vita crudele e spesso ingiusta. Per Merini come per molti degli autori di cui sopra ho intenzione di recuperare, se non tutte, molte delle opere e, pur non essendo dotata di un forte acume per il genere poetico, sono certa che misurarmi con autori tanto profondi e capaci sarà una sfida interessante e divertente.
Il nostro percorso si conclude con Emilio Tadini - inutile che vi dica che non avevo mai sentito nominare questo autore, vero?! - che riporta a galla il triste lamento di una Milano vittima e carnefice allo stesso tempo di una lenta globalizzazione anni'80 che tende a perdere di vista ciò che viene, e deve, essere conservato nel proprio cuore come patrimonio irrinunciabile.
La bella Milano, una Milano alla quale noi visitatori distratti non siamo abituati. 
Una Milano dai larghi viali e dalle stradine strette da grandiosi palazzi - rigorosamente più bassi rispetto alla madonnina che svetta in cima al Duomo come pinnacolo visibile da ogni parte della città. Una Milano dalle numerose «case di ringhiera» affacciate sugli specchi d'acqua dei Navigli.
Milano di carta è tutto questo e molto altro se si ha il desiderio di andare con la mente oltre le righe scritte su un pezzo di carta.
Un americano, un toscano, un veneto, un ucraino vissuto a Roma, una piemontese, un siciliano e tre milanesi doc. 
Milano: luogo di incontro di alcune tra le penne più autorevoli del nostro passato e del nostro futuro.
Adesso la smetto di blaterare e lascio a voi il tempo di riflettere e, se sono riuscita nell'intento di incuriosirvi, di precipitarvi in libreria!

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