Gerda, la nostra ragazza con la Leica.


Ieri mattina, sabato 24 Novembre, mi sono svegliata con i migliori propositi: leggere qualche pagina del romanzo che avevo in lettura e dedicare il resto del tempo alla scrittura e alla programmazione delle pubblicazioni per il blog. 
Poi è accaduto l'inevitabile: NOIA MORTALE e SBADIGLIO INCONTROLLABILE. 
Dovevo portare a termine la lettura nel minor tempo possibile, non avrei potuto soffrire di prolungare questa agonia anche solo per un giorno perché non ne potevo più di leggere di quanto Gerda fosse splendida e speciale.
Se dovessi dire tutta la verità, non mi sento di bocciare totalmente il vincitore dello Strega di quest'anno - ebbene sì, questo è il titolo che ha conquistato il cuore di casa Bellonci - ma non credo che fossero necessarie più di 300 pagine per presentare questo eccentrico e grintoso personaggio che io vi riassumo in poche righe: Gerda Taro, la prima donna fotografa caduta sul campo di battaglia nell'estate del 1937 a Brunete - comune nei pressi di Madrid - travolta da un carro armato mentre era intenta a documentare la Guerra di Spagna a fianco dei compagni comunisti.
È morta giovane Gerda, avrebbe compiuto 27 anni pochi giorni dopo il drammatico incidente, ma era riuscita a vivere intensamente e noi lettori impariamo a conoscerla attraverso lo sguardo di tre compagni a lei particolarmente vicini: Willy Chardack, Ruth Cerf e Georg Kuritzkes.
A ciascuno di loro è dedicato un capitolo dove, almeno in teoria, dovrebbe spiccare la figura di Gerda in più sfumature a seconda del punto di vista della voce narrante mentre, quello che ne emerge è la storia di una donna che viene utilizzata come comparsa in un racconto storico ben più ampio e complesso. In tutti i casi, il capitolo che ho preferito è stato quello in cui Ruth ci presenta una Gerda davvero unica e incredibilmente tenace utilizzando un tono narrativo molto emozionate.
Stesso tono e stessa potenza evocativa la si ritrova nelle parole della voce fuori campo che presenta gli eventi, sia  nella prefazione che nell'epilogo, utilizzando delle fotografie d'epoca incredibilmente suggestive.
È un vero peccato che l'autrice abbia forse voluto forzare un po' la mano nella stesura dell'intreccio narrativo che talvolta, almeno a mio parere, presenta delle evidenti mancanze - avvenimenti storici lasciati sottintesi e segmenti di testo in lingua straniera non accompagnati da note esplicative utili per una più semplice comprensione- perché tutto il lavoro di ricerca è davvero ammirevole.
Non posso bocciare totalmente questo romanzo, ma devo ammettere che mi ha annoiato per la maggior parte del tempo a causa di uno sviluppo forse un po' troppo lento e ripetitivo.

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