Una cosa divertente che probabilmente rifarò

Che cos’è la cosa divertente che probabilmente rifarò?
Leggere un altro saggio di David Foster Wallace perché credo che sia impossibile non apprezzare la scrittura di questa irriverente penna.
Una cosa divertente che non farò mai più - ed è comprensibile che l’autore non voglia più ripetere un’esperienza come quella che è stato obbligato a fare per compiere il proprio dovere come giornalista per la Harper’s Magazine - è un eccezionale reportage dei 7 giorni trascorsi da Wallace a bordo della nave greca da crociera extralusso Nadir nel misterioso ed esotico mare caraibico.
7 giorni di dure e faticose coccole e vizi che, a pensarci bene, non sono stati poi così tanto riposanti, basti pensare a tutti gli sforzi che Wallace ha dovuto fare nel lasciare ogni giorno la propria cabina a soqquadro nel disperato tentativo di sorprendere l’invisibile donna delle pulizie!
Potete immaginarvi in quante altre rocambolesche avventure abbia mai potuto buttarsi a capofitto per poi utilizzarle per analizzare se stesso sia all’interno della narrazione che nelle numerose, e tanto originali quanto bizzarre, note.
E se durante la lettura sembrerà anche a voi, come è parso a me, di far parte di un’enorme massa di rincitrulliti, state tranquilli perché è tutto nella norma. Quando arriverete a scoprire le fantasmagoriche invenzioni tecniche progettate per far funzionare la Nadir - specialmente quando vi verrà descritto il bagno previsto per le cabine - e le risate non vi permetteranno nemmeno di prendere il fiato necessario per respirare, allora avrete veramente raggiunto il massimo livello di imbecillità e potrete lentamente ritornare a un piano più razionale e sano godendovi l’esaustiva analisi sociologica che Wallace redige tra una riga umoristica e l’altra.

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