Nebbia, mia adorata nebbia. E poi una fiamma così calda, così misteriosa

Umberto Eco.
Ebbene sì, questa volta voglio parlarvi di un gigante della letteratura che io apprezzo moltissimo.
Inizialmente la mia intenzione era quella di raccontarvi la vita, il pensiero e le opere di questo grande uomo, poi ho iniziato a documentarmi e ho pensato che non fosse molto interessante, né tanto meno sensato, tediarvi per pagine e pagine con discorsi relativi alla Storia medievale o intere pagine dedicate all’interpretazione del linguaggio - anche se io, in qualità di filosofo, apprezzo sempre la capacità con cui Eco riesce a trattare di questo spinoso argomento all’interno dei suoi romanzi -.
Insomma, giusto per completezza, ho deciso di darvi almeno alcune indicazioni di base riguardanti la vita di Eco, per poi passare immediatamente al romanzo che, in questo freddissimo mese di Novembre, mi ha completamente travolto, spaesato, emozionato e commosso.
Classe 1932, alessandrino di nascita ma abitante del mondo, Eco è stato filosofo, scrittore e traduttore.
Dopo la laurea in filosofia con una tesi sull’estetica in Tommaso D’Aquino, Eco intraprende una carriera all’insegna della conoscenza e della divulgazione: dal 1959 al 1975 è  condirettore della casa editrice Bompiani e, dal 1975 al 2007 ricopre il ruolo di professore di Semiotica presso l’Università di Bologna tenendo corsi anche in diverse università d’Italia e d’Europa.
Nel 1980 l’esordio letterario con Il nome della rosa (stupendo, magnifico, inarrivabile).
Dopo aver collezionato ben 40 lauree honoris causa, aver ottenuto diverse onorificenze italiane e non e altrettante cittadinanze onorarie, Eco muore a Milano nel 2016.
Eco è stato un autore che io ho conosciuto tardi, ho iniziato a leggere Il nome della rosa almeno quattro volte da quando ero adolescente e non riuscivo mai ad andare oltre le 10/20 pagine. Lo trovavo pesante, noioso, troppo descrittivo. Una vera noia!
Poi l’anno scorso, non so cosa sia cambiato, fatto sta che ho deciso di riprendere in mano questo volume e me ne sono letteralmente innamorata. Stesso sentimento di profondo amore me lo ha trasmesso il geniale e - per me divertente - Baudolino.
E ora eccomi nuovamente innamorata.
Questa volta però si tratta di un romanzo insolito - come se i romanzi scritti da Eco potessero risultare scontati o commerciali com’è abitudine dire oggi! - in cui la nebbia e il ricordo che vi si perde in essa sono gli indiscutibili protagonisti di una vicenda narrata attraverso pagine di libri, quotidiani, fumetti, francobolli, cartoline, quaderni di scuola e canzoni che attraversano tutto il XX secolo italiano.
Una storia nella Storia.
Incredibilmente bello!

Il libro in questione, si trovava abbandonato sugli stracolmi scaffali della libreria dei miei nonni materni quando, gironzolando per la stanza in cerca di un qualche titolo interessante mi è capitato per le mani La misteriosa fiamma della regina Loana (2006).
Loana, nome tanto dolce e conturbante, diventa causa di quella sensazione di calore improvviso che sembrava invadere lo sfortunato protagonista Yambo alla vista di immagini particolarmente significative legate al proprio passato. Passato di cui, per altro, fa parte la stessa regina protagonista, insieme a Cino e Franco, di una serie di fumetti anni Venti.
Romanzo poco conosciuto credo che sia, fino ad ora, se non il più bello tra i romanzi che ho letto di Eco, sicuramente il più emozionante e in questo credo abbiano giovato moltissimo le meravigliose immagini - che con il loro colore creano un interessante gioco di ombre apparendo e sparendo nella nebbia grigia che si leva a tratti lungo tutta la storia - riportate come compendio a una narrazione lenta, pesante, sofferta, faticosa che racconta la storia del sessantenne Giambattista Bodoni (Yambo) e di una intera Nazione tediata dalla piaga nazifascista.
Dopo un grave incidente che provoca a Yambo la perdita della memoria biografica - ossia quella legata alla propria storia personale ma non di quella semantica, ossia quella serie di ricordi venutisi a creare a seguito di studi enciclopedici - il protagonista decide, spinto dalla moglie Paola e dal dottor Gratarolo - e ditemi voi se questo non è sottile umorismo! -, a trascorrere un periodo di tempo presso la casa in campagna, nelle dolci lande del Monferrato, a Solara, dove si trovano tutti i ricordi legati alla sua infanzia e alla sua adolescenza.
Non troppo diligente nel seguire le istruzioni fornite dal medico, Yambo viene colpito da un secondo ictus che lo trascina in uno stato di apparente incoscienza in cui riesce a riconquistare quasi totalmente la propria identità e la propria storia.
Quasi...
Una profonda analisi sociologica, uno studiato umorismo e un efficientissima analisi filosofica - viene citato il Genio maligno cartesiano, una sorta di Apologia del paganesimo nel discorso che Gragnola tiene a Yambo in merito al non senso della religione cristiana e l’affascinante teoria di cervelli in una vasca governati da impulsi esterni - emozionano e intrattengono il lettore.
Chissà quali altre sorprese ha messo in serbo per me, e per tutti coloro che apprezzano o che apprezzeranno il genio di Eco, questo grande del pensiero umano!

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