Questa è la mia storia. E io mi chiamo Lucy Barton

Ci troviamo nel pieno degli anni Ottanta quando Lucy Barton viene costretta ad osservare la vita da una fredda stanza di ospedale illuminata dallo sfavillio del grattacielo Chrysler, nel cuore pulsante di Manhattan.
Era solo una semplice appendicite. Così almeno credeva quando la febbre post operazione iniziò ad aumentare. Uno strano e sconosciuto virus si era impossessato di lei obbligandola a quelle quattro mura per nove settimane allontanandola da tutti i suoi affetti. Nove settimane di tristezza e sofferenza in cui però avvenne qualcosa di totalmente inatteso: per cinque giorni e cinque notti Lucy ebbe la possibilità di confrontarsi, in estrema intimità, con colei alla quale mai avrebbe pensato di riavvicinarsi: sua madre. Per cinque giorni e cinque notti le due donne si raccontarono a vicenda, ritrovandosi e riscoprendosi nei propri ruoli di madre e di figlia.
Servendosi di una sintassi molto semplice e suddividendo la narrazione in capitoli brevi, Elizabeth Strout è riuscita nell’intento di raccontare - come quasi fosse un urlo a squarciagola - tutta la sofferenza e tutto l’affetto che un cuore umano sia in grado di concepire nei confronti di una persona amata.
Un grido talmente acuto da penetrare a fondo nella testa fino a far rimbombare nella mente tutte quelle parole mai dette, tutto quel dolore represso, tutto quell’affetto inespresso.
Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout è riuscito a parlarmi, a emozionarmi, straziarmi il cuore lasciandomi tuttavia un dolce senso di speranza riposto nell’intricato essere umano capace di gioire, soffrire, mettersi in dubbio e riscattarsi nel tentativo di ritrovare se stesso e le persone amate.

La vicenda narrata corrisponde un po’ alla storia di qualsiasi uomo. Eppure, con questo romanzo, la casa editrice Einaudi ha non ha pubblicato, in apparenza, la storia di tutti bensì una storia ben precisa: quella Lucy Barton di Manhattan e di una - o un - qualsiasi “Lucy Barton” vivente sul nostro piccolo pianeta.

Post più popolari