La custode

I rapporti cordiali e assidui che mantenevo da tempo con Carlo d’Asburgo non necessitavano di ulteriori conferme. Non era preparandogli bocconi prelibati per desco che ne avrei ottenuto il favore, perché Casale era una tessera strategica sullo scacchiere internazionale e io avevo atteso per anni un progetto di equidistanza sia dalla Francia, sia dall’Austria, per essere rispettata come interlocutrice tanto da Francesco di Valois quanto dall’Imperatore stesso. Non avrei certo rischiato la posizione che mi ero guadagnata grazie alla mia arguzia diplomatica per compiacere un capriccio da pollaio dei proconsoli!

Anna d'Alençon fu una donna forte e che seppe sempre far rispettare la propria volontà, tanto da riuscire abilmente a reggere, in totale solitudine, il marchesato del Monferrato dal 1518 al 1530. L’amato marito Guglielmo, che Anna ricorda dolcemente nella sua mente mentre scrive a Margherita, l’ha abbandonata rendendola vedova prima del tempo, la giovane primogenita Maria morì d’inedia dopo il rifiuto da parte del presuntuoso e prestante Federico Gonzaga e il piccolo principe Bonifacio se ne andò in compagnia degli angeli dopo una brutta caduta da cavallo.  
Un passato doloroso dunque che tuttavia non impedì ad Anna di dimostrare la propria forza e la propria tenacia nel complicato territorio della politica europea. Discendente di Carlo Magno e Filippo il bello Paleologo, a questa donna Francesco I di Francia decise di affidare un’importante missione per mano di un giovane ragazzo che recava tra le mani, rese fredde dal tremendo gelo invernale, una lettera redatta dalla regale mano e indirizzata proprio alla marchesa. In essa veniva spiegato che, quel giovane che bussò alla porta del suo castello in una buia e fredda sera d’inverno, era Gearóid Mac Gearait, figlio dell’ultimo Viceré d’Irlanda, futuro conte di Cill-Dara; per questa sua posizione, il poveretto era braccato, ormai da diverso tempo, da alcuni sicari inviati dal re d’Inghilterra Enrico VIII Tudor. A Gearóid si accompagnavo tre insoliti personaggi: il devoto padre Thomas, il valoroso cugino Aralt Mac Gearailt e la timida moglie di quest’ultimo Léan. Incapace di rifiutare un simile incarico, Anna decise di accogliere nella propria dimora l’intera comitiva diretta a Roma, luogo in il ragazzo cui sarebbe stato affidato alle cure del Cardinale Pole.
Dapprima schiva e diffidente nei confronti del burbero cugino Aralt, la marchese ebbe poi modo di scoprire la struggente vicenda che legava i due amanti, Aralt appunto e Léan, concedendosi qualche momento di spensieratezza, mai totalmente priva di preoccupazione, nell’osservare il giovane conte compiere i propri studi di magia e andare alla ricerca di piante ed erbe da lui definisce curative, sempre in compagnia di una simpatica e insolita scimmietta. Era stato il nonno ad insegnargli questa pratica occulta e il giovane sembrava convinto di poter sfruttare questa sua conoscenza nel momento in cui avvenne l’inevitabile. Durante una collutazione con un altro membro della famiglia, il cugino Muiris Mac Gearail, Aralt venne mortalmente ferito dalla spada di quest’ultimo, il quale rimase invece a terra ucciso dalla stessa foga dell’altro. Nonostante la prestanza del guerriero, le condizioni di Aral apparvero, sin dal primo momento, molto serie eppure, profonda fede di Anna e il ritrovato amore di Léan condussero il giovane alla salvezza fornendo al giovane Gearóid la possibilità di scoprire la profondità e la purezza di una fedele devozione in forte contrasto con la fasulla e occulta, seppur affascinante, pratica magica.

Ebbene, io credo che la magia sia la tentazione ultima dell’uomo che pretende di mettersi al posto di Dio. Il mago è colui che trasforma le pietre in pane, che parte alla conquista dei regni della terra e che si getta dal pinnacolo del tempio facendo assegnamento a che qualche strano spirito evocato dall’ombra non lascerà che si sfracelli al suolo. Il mago si fida soltanto di se stesso e affina le sue arti per essere solo, per fare a meno di Dio, inventando una dimensione soprannaturale dai colori a mezzo tra fiaba e incubo, una dimensione a misura dei suoi peccati.

Nonostante la morte di Muiris, Anna consigliò al giovane conte e al proprio seguito di abbandonare il marchesato poiché troppo alto era il rischio che il luogo del nascondiglio del prezioso ragazzo fosse già stato divulgato dal traditore.
I quattro avrebbero presto ripreso il proprio pellegrinaggio verso la Santa Sede trovando riparo presso la dimora di Margherita Gonzaga, terzogenita di Anna e Guglielmo, informata per mano della madre della vicenda e dell’arrivo del giovane conte.

Una donna, che Gearóid vedeva di spalle, era inginocchiata davanti alla tavola dipinta. A capo velato, curvo sulle mani giunte, era immersa in preghiera.[...] Vestiva a lutto, come la madre, ma la ricchezza dell’abito moro, dalle maniche rigonfie e dalla sottana sontuosa, dapprima gliela rese estranea.Finalmente Margherita si volse indietro, perché aveva avvertito di non essere più sola, a dialogare con il Signore.Si volse e sorrise [...]Le somigliava.Nel viso dall’ovale delicato e negli occhi di penetrante ardesia, somigliava ad Anna.[...] E aveva il suo sorriso.Sì, aveva il sorriso forte e soave con cui Anna, marchesa di Monferrato, lo aveva consolato in terra straniera.


In Anna che custodì il giovane mago - edito per Edizioni della goccia - di Maura Maffei, l’ormai anziana marchesa è la voce narrante di tutta la vicenda. Colmo di fede e speranza, quello di Anna, è un vero e proprio romanzo storico che racconta di battaglie lontane, amori sofferti e pericolosi legami familiari attraverso la descrizione di emozionanti scene di vita quotidiana.

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