"Junker" all'italiana

Un tavolino e un paio di sedie arrugginite abbandonate sul ciglio della strada, fu una visione sufficiente a provocare un moto di gioia nel cuore della giovane Serena che, presa dall'entusiasmo, tentò di coinvolgere nella sua gioia il fidanzato Elio il quale, seppur perplesso, decise di far contenta la giovane caricando in macchina quei relitti arrugginiti. Una volta giunti a casa, tavolo e sedie vennero carteggiati e dipinti, insomma tornarono quasi nuovi, se non fosse stato per le imperfezioni impossibili da eliminare e, nel compiere questa piccola impresa di restauro, Elio si divertì e gli piacque al punto da iniziare a raccogliere e rimettere in sesto oggetti trovati per caso lungo le strade o nei mercatini. Era divertente seminare per casa quei tesori carichi di storie, almeno fino a quando Serena non iniziò a provare interesse per altro e altri uomini.
Il nostro protagonista si trovò, da un giorno all'altro, single e sommerso da oggetti "inutili". Così, dopo una discreta carriera trascorsa nella grande distribuzione, Elio decise di dedicare tutto se stesso alla ricerca e alla riabilitazione di vecchi oggetti dismessi assumendo il ruolo di svota-cantine.

Mi chiamo Elio Toso, un nome breve e che suona bene alla gente. Uno di quelli che da bambino impari subito a scrivere e lo metti in calce nei disegni all’asilo. Ho quarantadue anni, non ho figli. Non sono sposato. Non ho avuto una infanzia difficile a giustificare le solitudini di oggi o la smania che mi porto dentro, e addosso, da quel fine settimana di maggio passato con Laura: cercare, e collezionare, cose vecchie. Uno ‘junker’, direbbero in America.

Ebbene sì, Elio aveva fatto della ricerca di oggetti e delle loro incredibili storie, il suo mestiere: si recava nei luoghi in cui si presentava l’occasione di valutare le cianfrusaglie di cui le persone volevano disfarsi, le valutava e faceva la sua proposta. Inoltre non aveva affatto perso l'abitudine di frequentava assiduamente, e con estrema attenzione, ogni mercatino dell’usato tentando di concludere acquisti convenienti.
Il mestiere dello svuota-cantine non deve intendersi come una banale raccolta di oggetti, ormai vecchi e rovinati, che vengono semplicemente caricati su grandi furgoni per poi essere scaricati in qualche magazzino o in qualche discarica. Bisognava recarsi con rispetto negli umidi scantinati o nelle polverose soffitte di case in cui venivano conservati questi importanti tesori, farne una selezione e una successiva valutazione. Questo almeno era il metodo adottato da Elio. Questi oggetti possiedono infatti una loro vita e conservano la loro storia e la storia di coloro che li hanno posseduti e, a volte, questa stessa storia viene in superficie mostrandosi a coloro che tentano di disfarsi di ciò che non vogliono ricordare. Abiti, cassette, tazze e libri, Elio amava soprattutto i libri poiché in essi le persone sono solite riporre curiosi oggetti.
“I libri li sistemo sempre per ultimo, ci presto più attenzione”. Presi in mano un vecchio volume de “I Quindici”, l’enciclopedia per ragazzi che andava per la maggiore tra la fine degli anni Settanta e tutti gli Ottanta. “Non perché ne valga particolarmente la pena, il più delle volte, o per particolare interesse, ma perché nei libri la gente lascia spesso qualcosa: una cartolina, una lettera, un appunto. O anche un semplice scontrino. È bello sennò trovare una foglia di quercia messa ad essiccare per una ricerca a scuola, o la penna di un piccione. Meno belle sono le gomme da masticare ficcate tra le pagine”, sorrisi a quest’ultima battuta come a cercare di sublimare la complicità.  
Il mestiere di svuota-cantine, per Elio, non è solamente una professione ma è anche l'espressione di una passione, quella della ricerca, dalla quale, puntualmente due volte a settimana, il vecchio saggio e brillante papà Angelo deve richiamare il figlio per richiamare nuovamente la sua attenzione sull'importanza di una cernita e una valutazione ben ponderata in vista di una vendita futura.
Romanzo d’esordio di Ernesto Valerio - edito da PresentARTsi - Due volte a settimana racconta la storia di uno junker tutto italiano che, sfruttando il suo insolito mestiere, vive la propria storia e le storie di coloro che si rivolgono a lui quasi come a chiedere aiuto.
Così facendo, il lettore viene a scoprire le vicissitudini di Monica ed Ennio, Stefania, Filippo e Louise che intende semplicemente sfruttare la capacità di Elio, non per sbarazzarsi del passato, bensì per mettere in esso un poco di ordine.
Elio Toso riesce dunque a far comprendere al lettore l’importanza che gli oggetti acquisiscono nell’abitare con coloro che li hanno posseduti, diventando veri e propri custodi di vita e ricordi.
Una e mille vite sono brevemente raccontate in un romanzo scritto con tono leggero ma carico della consapevolezza del dramma umano: la sopravvivenza.
“Vita che si aggiunge a vita”, scritto a penna su di un lato, di fianco all’etichetta Scottex impressa in blu. “Mettere insieme le cose non è solo aggiungere”, mi dicevo poi. La maggior parte delle persone prende d’impulso una decisione, e ci cuce poi addosso tutta l’infrastruttura della logica per giustificarla. Quello che ne esce fuori lo chiamiamo stile di vita, o più semplicemente ‘buonsenso’ perché ognuno di noi crede di agire nel modo migliore possibile. Senza pretesa di assoluto, ma certamente quanto di meglio si possa offrire perché portiamo in eredità al mondo la nostra logica a posteriori.

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