Un dio smarrito

Faceva freddo, il giorno che Odino arrivò a Fabbripoli. La terra era coperta di neve e il sole brillava attraverso una leggera foschia. Di fianco a lui, uno sciame di bambini pattinavano su un lago ghiacciato, in un recinto sul lato opposto, tre cavallini dalla lunga criniera si strofinavano uno contro l’altro per tenersi caldo. Davanti, in fondo alla strada stretta e coperta di neve, si poteva intravedere un gruppetto di case col tetto di alghe e il fumo che usciva dai comignoli. Più in là nient’altro che distese di campi, a perdita d’occhio. Odino guardò i due cavalli ritti accanto a lui.

Rigmarole era gravemente ferito ad una zampa e non avrebbe potuto sostenere il peso della slitta che trasportava Odino. Una violenta tempesta di meteoriti aveva infatti sorpreso il primo tra tutti gli dèi del pantheon nordico - uomo di piccola statura, barbato e con un occhio bendato - durante un viaggio da lui intrapreso allo scopo di annunciare oscuri presagi di cui Odino non ricordava più nulla.
L’incontro con gli abitanti della sperduta isola Drude Astrid - almeno così l’aveva battezzata un antico sovrano danese in onore della propria amata - non fu affatto semplice. Riuscire a comunicare si rivelò un’impresa molto difficile e, a tratti, molto comica ma, alla fine, si riuscì a comprendere ciò do cui il dio necessitava: un veterinario, rintracciabile unicamente sul Continente, e che fosse disposto a seguire Odino sino all'isola.
Iniziarono così i preparativi per la partenza minacciata e osteggiata dalle irrequieti onde del mare e dalle alte scogliere che circondavano tutta l'isola: chiunque a fosse riuscito nell'impresa non sarebbe mai più ritornato, o almeno così raccontavano gli abitanti del luogo che videro alcuni isolani partire e non fare più ritorno.
Odino tentò l'impresa ritrovandosi nel bel mezzo di una strada innevata mentre la vettura di Sigbrit Holland stava percorrendo proprio quella via. Quello tra i due fu un incontro voluto probabilmente dal destino poiché, dopo aver condotto Odino presso l'ospedale più vicino per compiere visite di accertamento dato l'evidente stato di congelamento, fu proprio Sigbrit a liberarlo da quel reparto psichiatrico in cui lo avevano rinchiuso per aiutarlo a trovare sia il veterinario di cui tanto parlava Odino, sia la via per ritornare verso l'isola di Drude Astrid.
A suo malgrado la storia di Odino venne divulgata in tutto il Nordmeridione, Nordsettentrione e Anticonord scatenando contrasti politici e religiosi di grande portata che resero ancora più ardua la sua permanenza nel "mondo di sotto".
Eppure, dopo diversi giorni di navigazione nelle gelide e impervie acque del Nord e una moltitudine di documentazioni storiche provenienti dagli archivi di un certo capitano Hans Adelstenfostre, Sigbrid, Odino e il resto dell'equipaggio - composto dal burbero ed esperto pescatore Ambrosius, un aiutante salvato anch’egli dall’ospedale e il Veterinarius Martinussen - riuscirono a localizzare e raggiungere il luogo preciso in cui si sarebbe dovuto superare l'impervia scogliera.

“Un’isola è un’isola finché non è più un’isola. Se i re mettono il nome sulla carta, i sudditi devono tacere. Nomina l’isola e l’inferno si scatena.”

A seguito di numerosi e fallimentari tentativi, l’affiatato gruppo riuscì a costruire uno strano aggeggio volante, simile a una mongolfiera, che in poco tempo, ma con non poche difficoltà, riuscì a ricondurre Odino all'isola e ai sui preziosi cavalli.

E quando l’alba ormai prossima illuminò il cammino celeste dei cavalli, Odino vide una luce che brillava all’orizzonte. Non una ma due, non stelle, ma ancora più lucenti. Mentre la slitta si avvicinava a gran velocità ai due punti scintillanti, Odino li riconobbe. E d’un tratto ricordò ogni cosa.“Hugin, Munin, miei corvi”, esclamò. “Lo spirito d’improvviso germoglia, chiari rivengono i sensi. Ben tornati, Pensiero, Memoria!”


Realtà e fantasia, estremismi e fanatismi religioso-politici, intolleranza e nazionalismo ma anche tanta ironia. Questi sono gli ingredienti principali di L’isola di Odino scritto dalla danese Janne Teller e pubblicato dalla casa editrice Iperborea. Un fantasy tutto da scoprire e da riflettere nelle sue cupe e misteriose atmosfere tipicamente nordiche.

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