La Guida consiglia: "Il nome della rosa" di Umberto Eco

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era il principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l’unico immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità.Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell’errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.Il Signore mi conceda la grazia di essere testimone trasparente degli accadimenti che ebbero luogo all’abbazia di cui è bene e pio si taccia ormai anche il nome, al finire dell’anno del Signore 1327 in cui l’imperatore Ludovico scese in Italia per ricostruire la dignità del sacro romano impero, giusta i disegni dell’Altissimo e a confusione dell’infame usurpatore simoniaco ed eresiarca che in Avignone recò vergogna al nome santo dell’apostolo (dico l’anima peccatrice di Giacomo di Cahors, che gli empi onorano come Giovanni XXII).Forse, per comprendere meglio gli avvenimenti in cui mi trovai coinvolto, è bene che io ricordi quanto stava avvenendo in quello scorcio di secolo, così come lo compresi allora, vivendolo, e così come lo rammento ora, arricchito di altri racconti che ho udito dopo - se pure la mia memoria sarà in grado di riannodare le fila di tanti e confusissimi eventi.


Devo essere sincera: ho iniziato a leggere il romanzo di Eco almeno 4 volte nel giro degli ultimi 8 anni, e solo il 2017 mi ha regalato l’emozione di riuscire ad apprezzare un testo tanto geniale quanto poetico e avventuroso allo stesso tempo.
Proprio così, perché “Il nome della rosa” è un thriller storico che è stato composto utilizzando una scrittura che intrappola il lettore e lo fa perdere nel suo misterioso labirinto custodito tra le mura di quella affascinante abbazia di cui racconta Adso di Melk.
Il lettore viene letteralmente trascinato in un turbinio di eventi, più o
meno comprensibili, in cui la logica e il mistero vengono resi attraverso


oscure riflessioni e divertenti momenti di sottile e colta ironia, per poi essere lasciato finalmente libero di prendere fiato dopo una così travagliata e lunga investigazione a fianco di due singolari e meravigliosi personaggi, frutto di una tra le più sublimi menti che il XX secolo abbia mai conosciuto.

È un testo difficile, lo ammetto, tuttavia ritengo che qualsiasi tipologia di lettore possa avvicinarlo poiché la narrazione permette diversi livelli di fruizione.

Inoltre quando, e se, leggerete questo testo rimarrete piacevolmente sorpresi di ritrovarvi un personaggio che credo sia universalmente conosciuto: Mago Merlino!

In ogni modo, se la trama non dovesse coinvolgervi, riponete nuovamente il libro nella vostra libreria senza timore né sensi di colpa; vedrete che, quando i tempi saranno maturi, sarà lui stesso ad attirarvi a sé!


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