La Guida consiglia: "Ogni spazio felice" di Alberto Schiavone



Il citofono suona tre volte, è come un lamento. Ada non si muove dalla sedia.

Scarabocchia le pagine di una rivista e intanto svuota, non troppo lentamente, dei bicchieri di vino bianco.

Fuma in silenzio, borbotta e storce il collo. Ogni tanto si produce in piccole frasi: domande al muro, imposizioni alla credenza, richieste al lampadario.
È una creatura fragile e offesa, la cui vita scorre apparentemente placida. Ma scorre, appunto, come la serata di un cameriere che non vede mai terminare le cose da fare, le comande da sbrigare, i clienti da servire. Una tensione addomesticata male.
Dalla finestra arriva il rumore di un aspirapolvere. Afa si gratta nervosa un polpaccio perché una zanzara l’ha punta, poco prima. La zanzariera non funziona, non fa il suo mestiere. Ci passa tutto attraverso e lei è alla portata di ogni minaccia.
Amedeo è in camera sua, sdraiato sul suo letto. Sta guardando la televisione, senza troppo entusiasmo. Sul petto ha posto il telecomando, in mano stringe delle mandorle che sgranocchia con parsimonia. La ha comprate per Ada, perché pare abbassino il colesterolo.
Ma lei non le mangia mai.
Nessuno dei due si è ancora alzato per sapere chi abbia suonato.
“Sarà pubblicità. Non aprire.”
Al quarto lamento Amedeo sbuffa, tende gli addominali e si alza dal suo lettino a una piazza alla maniera dei ginnasti, solo molto più lentamente e senza applausi dal pubblico. Le molle del letto emettono un cigolio fastidioso, dovrebbero concedegli un poco d’olio, o meglio ancora cambiare la rete. Addirittura comprare un letto nuovo. Forse a Natale. Quel cigolio è diventato il sottofondo dei suoi movimenti, a cui non bada nemmeno più tanto. Ha imparato a convivere con un problema, ci si è abituato. È il motivo per cui alcune radio che trasmettono brutta musica sopravvivono. Deve esserci da qualche parte del cervello una zona infingarda e accondiscendente che impedisce ogni reazione, in favore della continuità.
Amedeo raggiunge la porta e chiede chi è. Dal citofono arriva un nome. Lui rimane zitto, perché non sa chi sia e non lo afferra. Non gli viene in mente nulla. Urla verso la moglie.
“Conosci qualcuno che si chiama Mario?”
Ada non gli risponde, sta scarabocchiando con una penna i contorni delle fotografie sui giornali. Sostiene sia rilassante.
Dal citofono prosegue la presentazione.
“Sono un ex allievo della signora Ada.”
Una breve pausa.
“Della professoressa Ada.”
Amedeo decide di aprire, quindi interroga la moglie.
“Hai invitato un tuo ex allievo?”
Ada esce dal torpore e si gira verso il marito, senza troppo interesse. Riabbassa gli ochhi sul foglio.
“Ah, vero. L’ho incontrato la settimana scorsa per strada. Dice che si è trasferito da poco qui in zona. Era così contento di vedermi.”
Tratteggia dei baffi a un capo di partito.
“Chissà poi come mai.”
“Sei uscita, quindi?”
“Tu non c’eri.”
Non c’è tempo per commentare un avvenimento così raro. Ada è uscita di casa. Amedeo contempla il soggiorno. Non sono più abituati ad avere ospiti. Soprattutto a sorpresa. Decide di togliere qualche bottiglia dal tavolo. Le infila nella busta della raccolta vetro, che è quasi, di nuovo, piena. L’ha svuotata soltanto ieri. Vorrebbe rimproverare Ada, ma non è il momento giusto.

Amedeo è un pensionato “come tanti” nella caotica Milano; “come tanti” appunto, se non fosse per la difficile condizione alla quale l’alcolizzata moglie Ada lo sottopone quotidianamente. Nonostante ciò, grazie alla sua fervida immaginazione cinematografica, egli riesce - bene o male - a reagire ad un mondo che ormai sembra non appartenergli più.
Un racconto tristemente vero raccontato con umiltà e semplicità da un uomo comune.
Una storia di complicità e colpe sottaciute che racchiudono un sentimento tanto profondo da riuscire a resistere di fronte alle innumerevoli difficoltà della vita del debole e caduco essere umano.
Il coraggio di resistere di rimanere a galla e di reagire accettando, insieme alla propria complice, un futuro ancora insieme ritrovando quei piccoli e indispensabili spazi di felicità che tutti noi dovremmo aver cura di trovare.
Il mio consiglio?
Ritagliatevi una qualche ora per entrare nel mondo, nel NOSTRO instabile mondo, composto da spazi più o meno felici.

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