La Guida consiglia: “Nijō diario di una concubina imperiale"

Allo schiarir della notte si levò una nebbia primaverile. Quel mattino tutte le dame erano allineate, con visi trepidanti, belle come fiori che rivaleggiano in profumo; e anch’io ero in mostra, insieme a loro. Indossavo, così mi sembra di ricordare, una veste rosso fior di susino in boccio, un uchiki color cremisi, una veste superiore di un pallido verde e, sopra a tutte, una veste cinese rossa. Le due vesti dalle piccole maniche avevano motivi di susini e arabeschi di rampicanti tessuti in rilievo, susini e cancelletti cinesi ricamati. Quel mattino fu il Dainagon a servire la medicina. Terminate le cerimonie ufficiali fummo nuovamente invitate a entrare. Vennero anche le dame del Daibandokoro, ed ebbe formalmente inizio l’animato rito delle nove offerte.

« Manteniamo lo stesso numero anche in privato » propose per primo il Dainagon [mio padre], intendendo il rito del « tre volte per tre, nove », ossia della tazza offerta per nove libagioni come durante la cerimonia ufficiale. Ma Sua Altezza decise: « Sia invece nove volte per tre ».

Dopo avere così indotto tutti a inebriarsi, offrì la sua tazza al Dainagon e gli sussurrò: « A partire da questa primavera voglio quì con me l’agognata oca selvatica ».

Mio padre ne fu molto onorato, e offrì a sua volta la tazza nove volte per tre, quindi si ritirò. Mi ero accorta del loro segreto bisbigliare, ma come avrei potuto intuirne l’argomento?

Dopo aver terminato gli inchini d’obbligo, tornai al mio alloggio e vi trovai una lettera nella quale, tra l’altro, era scritto: « Sulla neve di ieri, da oggi a lungo calcherò le mie orme ». Vi era anche un involto dalla forma piatta, contenente otto fogli di sottile carta rossa, una veste hitoe, una veste superiore verde pallido, una veste cinese, gli hakama, le tre e le due vesti dalle piccole maniche.
Stupita e confusa stavo per rimandar tutto al donatore, quando mi accorsi che sulla manica di una veste vi era un biglietto di carta sottile:
Le ali invero

unire

non possiamo,

ma almento indossarla, che intima ti sia
la veste piumata della gru.
Mi sembrava una crudeltà respingere quel che mi era stato inviato con un così profondo sentimento; ma rimandai tutto, insieme a una lettera:
Benché estranea,

intima potrebbe diventare

la veste notturna:

molto le maniche

anche, invero, marcirebbero.
Andai a coricarmi da Sua Altezza, ma, non appena mazzanotte, udii bussare a una porta secondaria. Innocentemente una bambina aprì e venne a dirmi: « Il messaggero ha deposto questo ed è subito scomparso ». Era ancora quell’involto, e questa poesia l’accompagnava:
Se non muterà

in eterno il cuore

che ha promesso,

sola coricati

con la veste di mezzanotte.
Tenni il dono perché non sapevo a chi rimandarlo. Il giorno tre, l’Imperatore della Legge venne in visita a Palazzo. Indossai quelle vesti e il Dainagon commentò: « Sono di una bellezza e di una eleganza straordinarie. Te le ha donate Sua Altezza? ». Avevo il cuore in tumulto, ma risposi con indifferenza: « L’Imperatrice Madre di Tokiwai».

Chi narra in questo insolito diario è Nijō. Dama presso la Corte Imperiale percorrerà un percorso molto differente rispetto alle ragazze che con lei condividevano le stanze del potente Imperatore. Ella infatti inizierà, per ragioni non del tutto dipese dalla sua volontà, un lungo pellegrinaggio attraverso le regioni del Giappone e in cui la voce narrante ci parla di nostalgia, dolore e gioia - specialmente nella contemplazione dei luoghi straordinari che ci vengono descritti con minuzia di particolari - .
Un viaggio che si rivelerà essere un cammino spirituale verso la pace dei sensi.
Ciò che colpisce di questo testo è l’eleganza della narrazione stessa che entra nel cuore del lettore e invita alla riflessione. Durante la lettura non è possibile prestare attenzione a nient’altro che a ciò che ci sta scorrendo sotto agli occhi. Effettivamente, nonostante un’insolita sintassi e un particolare e assiduo utilizzo di corte e incomprensibili poesie che compaiono come un ritornello a scandire la narrazione, è un vero piacere quello che si prova nel rivivere così profondamente la magica e tragica atmosfera dell’antico Giappone.
Non è un testo semplice, è vero, ma non allarmatevi!
La casa editrice ha deciso di corredare il testo di un utilissimo apparato di note.
Il mio consiglio: tenete un segnalibro anche per quest’ultimo e vedrete che la lettura risulterà molto più semplice.
Ma badate, ho detto “più semplice”, non meno faticosa!

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