La Guida consiglia: "Il medico di corte" di Per Olov Enquist

Il 5 aprile 1768 Johann Friedrich Struensee fu assunto quale medico personale del re di Danimarca Cristiano VII, e quattro anni più tardi fu giustiziato.Dieci anni dopo, il 21 settembre 1782, quando l’espressione «il tempo di Struensee» era ormai diventata di uso corrente, l’ambasciatore inglese a Copenaghen Robert Murray Keith riferiva al proprio governo un episodio di cui era stato testimone. Giudicava l’episodio sconcertante.Per questo faceva rapporto.Aveva assistito a una rappresentazione teatrale al Teatro di Corte di Copenaghen. Tra il pubblico c’erano anche il re, Cristiano VII, e Ove Høegh-Guldberg, l’effettivo detentore del potere politico in Danimarca, in pratica il sovrano assoluto.Si era conferito il titolo di «Primo Ministro».Il rapporto riguardava l’incontro dell’ambasciatore Keith con il re.Inizia con le sue impressioni sull’aspetto esteriore dell’allora appena trentareenne Cristiano VII. «È all’apparenza già un vecchio, molto piccolo, smagrito, con il volto sciupato, i cui occhi febbricitanti testimoniano un’insana condizione mentale.» Ancor prima che cominciasse la rappresentazione, «l’alienato» re Cristiano, così è definito, si era messo a vagare tra il pubblico borbottando, il volto scosso da singolari contrazioni.Guldberg non l’aveva perso d’occhio un istante.Ciò che aveva colpito Keith era la relazione tra i due. Poteva essere descritta come quella di un infermiere con il suo paziente, o di una coppia di fratelli, o come se Guldberg fosse un padre con un bambino disubbidiente o malato; comunque Keith usa l’espressione «quasi affettuosa».Al tempo stesso, scrive che i due parevano uniti in modo «quasi perverso».La perversione non stava nel fatto che i due, pur avendo notoriamente giocato ruoli di primo piano nel corso della rivoluzione danese, allora da avversari, fossero oggi a tal punto dipendenti l’uno dall’altro. Era perversa la maniera che aveva il re di comportarsi come un cane spaurito ma ubbidiente, e Guldberg come il suo padrone severo ma affettuoso.


Costellato da momenti di sottile ironia, ricco di riferimenti storici e tragici episodi della vita di un sovrano malato e del proprio medico - il quale si rivelerà essere forse ben più di un semplice luminare - questo romanzo cattura il lettore piano, piano, pagina dopo pagina.
Ciò detto, se apparirà inizialmente noioso e poco interessante, il consiglio è quello di non demordere e di proseguire nella lettura; vedrete che i personaggi si sveleranno permettendovi di conoscerli sino agli spazi più reconditi del proprio animo. È infatti sorprendente la capacità con cui l’autore riesce a creare un perfetto intreccio tra i personaggi e il lettore che, ignaro, viene coinvolto in una situazione alquanto insolita composta da mistero, incomprensioni, gioie e atti di puro coraggio in una Danimarca di metà Settecento.
Il consiglio è dunque quello di godersi questo splendido romanzo in compagnia di uomini e donne che contribuirono a rendere unica la storia di una Nazione.

Post più popolari