La Guida consiglia: "Il cappoto" di Nikolaj Gogol'

Nel dipartimento...ma è meglio non precisare in quale dipartimento. Nulla è più arcinio dei dipartimenti, reggimenti, uffici, in una parola dei luoghi amministrativi. Ora ogni brav’uomo considera oltraggiata nella sua persona tutta la società. Dicono che poco fa è giunta una domanda di un certo capitano di polizia distrettuale, di non so quale città, nella quale domanda egli scrive chiaramente che le amministrazioni statali vanno in rovina e che il loro rispettabile nome viene pronunciato proprio invano; e come prova delle sue asserzioni egli acclude il grossissimo volume di un romanzo dove, ogni dieci pagine, appare un capitano di polizia distrettuale talvolta in stato di assoluta ubriachezza. Così a scanso di ogni specie di dispiaceri, è meglio chiamare il dipartimento di cui parliamo «un dipartimento». Dunque in «un dipartimento» prestava servizio un «impiegato»: impiegato, si direbbe, non troppo appariscente, a vederlo: un tantino bassotto, leggermente butterato, un tantino rossiccio, perfino un po’ corto di vista, con una piccola calvizie sulla fronte, con rughe ai due lati delle guance e con un colorito che si potrebbe chiamare emorroidale...Che farci? era colpa del clima pietroburghese. In quanto al grado (perché da noi, per prima cosa, bisogna chiarire il grado) egli era quel che si chiama «consigliere titolare perpetuo», titolo sul quale si sono sbizzarriti a sazietà diversi scrittori che hanno la lodevole abitudine di dare addosso a quelli che non possono mordere. Il cognome dell’impiegato era Bascimackin. Già dal cognome stesso si vede che esso deriva dalla voce «scarpa»; ma quando, in che periodo e come aveva fatto a provenire dalla «scarpa» non si sa. Suo padre e suo nonno e perfino suo cognato come tutti assolutamente i Bascimackin portavano stivali, cambiandone solo le suole un tre volte all’anno. Il suo nome era Akàkij Akàkjevic.   

Un testo dal carattere ironico e profondamente tragico, Il Cappotto di Gogol’, permette al lettore inesperto di avvicinare un classico della letteratura russa del XIX secolo senza rischiare di dover correre al pronto soccorso a causa di un trauma cranico dovuto a un pesante “mattone” caduto accidentalmente dalla libreria.  
Ebbene, se decidere di approcciarvi a questo dramma, posso assicurarvi che rimarrete piacevolmente sorpresi dalla scioltezza e dalla leggerezza con cui Gogol’ descrive la sventurata vicenda di Akàkij Akàkjevic e del suo nuovo cappotto.
Presentando al lettore una società corrotta, viziosa e misera l’autore fonde la triste realtà della condizione umana all’ultraterrena dimensione del fantasma di Akàkij che si aggira per le strade di Pietroburgo con l’unico scopo di rubare i cappotti altrui.
Un libro che definirei splendido sotto ogni punto di vista; divertente, tragico, fantastico e reale.

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