Il fantoccio

È il Domingo de Piñatas, la domenica delle pignatte, la Festa Grande. Tutta la città plebea ha mutato costume e per le strade si vedono correre cenci rossi, blu, verdi, gialli e rosa, che furono a lor tempo zanzariere, tende o sottane e che svolazzano al sole sui corpicciolo bruni d’una marmaglia urlante e multicolore.


È In questo tripudio di colori e di allegre emozioni che Pierre Louÿs decide di ambientare la scena di apertura del romanzo.
Ci troviamo nella Spagna del 1896.
Più precisamente l’autore ci colloca nella piazza di Siviglia durante i festeggiamenti del carnevale, ormai giunto al termine, e nella quale il divertente gioco del lancio delle uova sembra essere il passatempo più ambito. Tra coloro che coinvolti nel gioco intrattengono nuovi dialoghi e inaspettati incontri, vi è anche il giovane André Stévenol il cui uovo finisce per bucare proprio il ventaglio di colei che, avente sembianze di diavolo, cadde in terra assumendo fattezze d’angelo.


Dimostrava ventidue anni, ma doveva averne diciotto. Che fosse andalusa, non v’era dubbio. Apparteneva a quel tipo, fra tutti ammirevole, nato dalla mescolanza degli arabi coi vandali, dei semiti coi germani [...].Il suo corpo lungo e flessuoso era espressivo da capo a piedi. Pareva che anche velandone il volto, si sarebbe potuto indovinare il suo pensiero, [...]


Era raggiante e incredibilmente bella, Concha, nel suo abito colorato, scarmigliata e rossa dal caldo provocato da tanta agitazione.
Un rapido sguardo, intercorso furtivo tra i due, è sufficiente a far soccombere lo sprovveduto André al tossico amore di lei. Nella folla la sua carrozza si perde ed egli non può permettere al suo amore, appena sbocciato, di venire così brutalmente abortito.
Sarà proprio l’espediente dell’inseguimento, utilizzato dallo scrittore, a dare la possibilità ad André di incontrare Don Mateo il quale, dando inizio a una lunga narrazione che si protrarrà sino al termine del romanzo, metterà in guardia il giovane dall’invisibile tela che il ragno aveva iniziato a tessere furtivamente.
Conception Pérez è una donna estremamente astuta e subdola, pronta a tutto pur di ottenere ciò che vuole: il pieno, totale e assoluto controllo sull’uomo rimanendo proprietaria di se stessa e custodendo gelosamente la propria verginità facendo mostra di un carattere forte e deciso.


Appartengo a me, e bado a me stessa. Non ho nulla di più prezioso [...]. Nessuno è abbastanza ricco per comprarmi a me stessa.


È bella Concha e sa di esserlo sfoderando tutta la malizia e la seduzione di cui è capace, circuisce la propria preda sfruttandola per realizzare i propri interessi.

Ammaliatrice e capace seduttrice diventa, nel sofferto ricordo di Mateo, sempre più consapevole del potere che il proprio corpo è in grado di darle.


Richiuse il corsetto.Soffrivo realmente ed ora la supplicavo, quasi con durezza, lottando contro le sue mani nuovamente protettrici. L’avrei amata e malmenata al tempo stesso. La sua ostinazione nel sedurmi e respingermi, questo intrigo che durava già da un anno, e che si ripeteva proprio nel supremo istante in cui ne temevo lo scioglimento, riusciva ad esasperare la mia più paziente tenerezza.


Reso quasi pazzo dal suo folle amore, Mateo decide di recarsi in Italia per dimenticare quella donna tanto malvagia quanto dolce.
Ma egli era ormai in suo possesso; ella ne reggeva i fili e poteva condurre i suoi arti come la sua mente a proprio piacimento.
Aveva fatto di lui il proprio burattino e a nulla valsero le raccomandazioni di quest’ultimo ad André, ormai destinato ad accompagnarsi all’amico nel teatrino diretto da quell’unica e astuta creatura.
Intenso dipinto della dimensione femminile, in La donna e il burattino edito da SE, Louÿs offre al lettore travolgenti immagini di un amore irrealizzabile ed esasperato espresso con sottile ironia.


Così, diceva, era venuta da me per concedersi. [...]Fino all’ultimo si atteggiò da vergine innamorata sul punto di conoscere la gioia, quasi da giovane sposa che si concede allo sposo; giovane sposa che non ignora nulla, non lo nego, e tuttavia seria e commossa.Ebbene, nel vestirsi in casa propria, quella piccola miserabile s’era infagottata in un paio di mutandoni d’una sorta di tela da vela così rigida e forte, che le corna d’un toro non l’avrebbero sfondata, e che si serrava alla cintura ed alle cosce con lacci tanto resistenti e complicati da esser inattacabili. Ecco quel che scopersi nel bel mezzo del mio ardore più travolgente, mentre la scellerata, senza scomporsi, mi spiegava:“Sarò folle fin dove Dio vorrà, ma non fin dove vorranno gli uomini!”.Fui tentato per un attimo di strangolarla, poi [...] il mio viso in lacrime ricadde fra le mani.

Un amore struggente destinato a ripetersi all’infinito, esattamente com’è riportato nell’ultimo capitolo del romanzo, dedicato alla morale della storia.

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