Concerto sinfonico atto III: Allegro con fuoco

Bran era steso a terra. Immobile.
Hugony lo aveva trovato così, riverso a terra, esanime e sanguinante dopo essere stato disarcionato dal suo cavalli durante una folle corsa verso il villaggio. Bisognava avvertire il medico che la salute del vecchio nonno Bran ó Brolcháin stava velocemente peggiorando; ma Bran non arrivò mai al villaggio. Avrebbe dovuto sapere che il suo fisico non avrebbe potuto reggere a una simile prova di resistenza poiché troppo stanco e disabilitato dal poco cibo. E come fu il pastore a sorvegliare il corpo privo di sensi di Bran nell’attesa dei soccorsi, così egli si occupò anche di somministrare al giovane le cure necessarie.
Tuttavia il processo di guarigione pareva interminabile e osservare quotidianamente quel misero corpo, all’epoca fiero e in forze, ingentilì il cuore dell’orgoglioso Hugony che decise di accompagnare le lunghe ore di attesa con racconti del proprio vissuto tutt’altro che beato, bensì composto da difficili rinunce e sofferte vittorie.  
Nel frattempo il vecchio Bran ó Brolcháin, giunto ormai al termine della propria vita, decise di rendere ufficiale la successione in termini di taoiseach, di capo tribù: Hugony, ribattezzato Úgaine Neuman, venne inaspettatamente investito di questa onorevole carica e fu immediatamente invitato a indossare la caratteristica tunica gialla.

« Ma io sono inglese e sono anglicano! » [...]« Chi più di te si è sacrificato per il bene della nostra famiglia? Chi più di te saprebbe guidarla nelle avversità e garantirle un sereno futuro? »

Seppur meravigliato dalla scelta del vecchio Bran, Úgaine accettò di buon grado il  suo nuovo incarico sentendo che sarebbe stato pronto a rinunciare alla sua stessa vita pur di proteggere la famiglia di sua moglie Pédraígin, accidentalmente rimasta vittima di un tentato omicidio ordito dal traditore Colla Clare nei confronti del pastore anglicano anni addietro, quando Bran era ancora un piccolo guerriero.
Eppure, nonostante questo profondo e sincero sentimento aleggiasse nella stanza dell’incosciente Bran, ancora una perplessità si ostinava ad assillare la mente del buon religioso: come avrebbe fatto a riferire a Bran l’accaduto?
Erano ormai trascorsi diversi giorni dal grave incidente e, mentre Bran non sembrava dare segni di ripresa, la notizia della morte del vecchio ó Brolcháin e della critica condizione del giovane nipote, raggiunse anche la dimora degli ó Cléirigh.
Immediata e salvifica fu la reazione dell’impulsiva Labhaoise.

Con il tocco delicato della mano non si stancava di accarezzargli il viso e i capelli. Sfiorava l’arco perfetto delle sopracciglia e il taglio netto del profilo. Indugiava sulla maschia curva delle labbra, ridisegnandola con l’indice, indecisa forse se disegnarla con un bacio. Non ne ebbe l’impudenza. Lo baciò invece a lato del mento [...] E già tornava ad accarezzarlo, come se nel reiterarsi materno e voluttuoso dei gesti fosse racchiuso il significato supremo della vita. Come se l’assoluta plasticità dell’amore, così concreta in quel colloquio tattile, avesse rimodellato al giorno l’amato, scongiurando la motte.

Finalmente Bran iniziava a dare segni di vita, così Labhaoise dovette andaresene poiché non avrebbe permesso che il suo amato la sorprendesse al suo fianco in attesa di un qualche flebile segno di vita.
Al suo risveglio, il dispettoso destino concesse al giovane giusto il tempo di riuscire a reggersi nuovamente sulle proprie gambe per poter attuare il proprio piano. Mentre Bran, dopo un breve momento di tensione e diffidenza nei confronti di Úgaine, parve assumere un comportamento simile alla resa e alla sottomissione nei confronti del nuovo capo tribù dimostrando di custodire qualcosa di nuovo, nel suo becco di corvo, Labhaoise e Séafra Clare si precipitarono presso la dimora degli ó Brolcháin in qualità di messaggeri di cattivi presagi. Essi vennero infatti a conoscenza di un terribile piano che il padre, Colla, stava elaborando con la collaborazione dell Giubbe Rosse inglesi: durante il rito cattolico domenicale essi avrebbero fatto irruzione alla radura in cui si sarebbe svolto il rito denunciando alle autorità inglesi la clandestina comunità cattolica sostenuta dalla famiglia ó Brolcháin.
L’informazione giunse rapida alle attente orecchie di Hugony ma non restava comunque molto tempo. Era necessario elaborare rapidamente una strategia di difesa rapida ed efficace: Hugony, Bran, Labhaoise e altri fedeli compagni avrebbero inscenato l’ Otello di Shakespeare come copertura alla cerimonia sacra prevista. I ruoli vennero rapidamente assegnati e si stabilì che Hugony avrebbe vestito i panni di Iago, Bran quelli di Otello e Labhaoise di Desdemona; una Desdemona un po’ irriverente che non stette a badare alle formalità amorose dal momento che non vi era tempo per mettersi a giocare ai dispettosi innamorati.

« Sono venuta a prendermi ciò che mi spetta: un marito! » [...]Al primo piano del maniero, Bran era trasecolato innanzi a tanta femminile impudenza. [...]« Io ti prendo come sposo! E non è la figlia dell’anglicano Colla Clare a forzarti alle nozze riparatrici perché un giorno la tua assiduità mi disonorò, bensì la nipote di Monsignor Caoimhín ó Cléirigh, che è cattolica, proprio come tu sei cattolico. »

Così, dopo aver argutamente persuaso Bran a interpretare i panni di Otello innamorato di Desdemona, la messa in scena fu magistralmente eseguita permettendo ai membri della piccola comunità cattolica di sopravvivere ai danni del deriso Colla, successivamente messo alle strette e reso innocuo dallo stesso Hugony quando decise di presentarsi alla dimora degli ó Cléirigh con la proposta di un accordo: l’irascibile Colla avrebbe dovuto farsi da parte e lasciar vivere la comunità cattolica, così come sarebbe stato obbligato a non ostacolare il coronamento del profondo sentimento che univa la figlia Labhaoise al tenebroso Bran.
In L’astuzia della volpe - edito dalla piacentina Parallelo45 Edizioni e ultimo capitolo della trilogia Dietro la tenda firmata da Maura Maffei e Rónán Ú. ó Lorcáin - il freddo, distaccato e diffidente Hugony Newman/Úgaine Neuman si presenta come l’indiscusso protagonista dell’infuocato epilogo di una vicenda in cui amore, rispetto, comprensione e astuzia diventano le armi di coloro che lottano per la propria vita.

« Non appalaudono Iago [...] Acclamano te Úgaine, che li hai strappati come un leone al pericolo e alla morte. »« Io? Sono una volpe un po’ spelacchiata cui il signore, di tanto in tanto, regala ancora qualche buona intuizione. »



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