Concerto sinfonico atto II: Adagio grave

La decisione era ormai stata presa.
Bran ó Brolcháin avrebbe chiesto in sposa Labhaiose, figlia del protestante Colla ó Cléirigh, nell’estremo tentativo di salvare i beni della propria famiglia impedendo al pastore protestante Hugony Newman di fare anch’egli la propria proposta alla giovane; se quest’ultimo fosse infatti riuscito nell’intento di unirsi in matrimonio con Labhaoise, tutti i beni degli ó Brolcháin, già sotto tutela del pastore, sarebbero stati definitivamente perduti.
E l’orgoglioso Bran non avrebbe mai e poi mai permesso che una condizione simile potesse verificarsi realmente.
Fermo nelle sue intenzioni e accompagnato da Hugony, in qualità di garante e mediatore tra il cattolico ó Brolcháin e il protestante Clare (ó Cléirigh in gaelico), una volta giunto presso la dimora di Labhaoise egli venne accolto da una terribile notizia: una grave malattia aveva colpito la giovane e la costringeva a letto ormai da giorni debole e in fin di vita. Improvvisamente il cuore dell’impavido colonnello iniziò a battere sempre più forte permettendo ad un sentimento profondo, straziante e del tutto inatteso d’insinuarsi nel suo arido cuore.

Senza essersene reso conto, le aveva già donato la vita. E dire che era trascorsa poco più di un’ora, da quando aveva negato la sincerità dei propri sentimenti nei confronti della figlia di Colla Clare! Adesso, quale terribile nemesi, era in procinto d’immolare l’ardore del suo affetto pur di difenderla da una lacrima che non sarebbe stato in grado di asciugare.

Egli avrebbe voluto precipitarsi dalla propria amata, reggerle la delicata mano e prometterle che ogni cosa si sarebbe presto risolta, ma l’intransigente Colla Clare non avrebbe in nessun caso potuto permettere a sua figlia di unirsi a un cattolico secondo il proprio rito. Per realizzare il suo piano, Bran avrebbe dovuto rinunciare alla propria religione nonostante l’importante missione che Santa Romana Chiesa, e Dio stesso, gli aveva assegnato.
Era sbarcato con i propri compagni in clandestinità su suolo ostile, e con essi aveva rischiato giorno dopo giorno nella costituzione e nel mantenimento di un seminario segreto all’interno di una falegnameria in cui si fabbricavano utensili per la chiesa anglicana. Dopo tanta fatica  era finalmente giunto il momento d’iniziare a uscire allo scoperto e rischiare la propria vita, e quella dei fedeli, celebrando le messe non più rinchiusi in quell’angusto bugigattolo, che era la falegnameria, ma in un luogo aperto e consono a dare immediata protezione in caso di necessità.

La radura di Dhá Dara [...] ha una fitta boscaglia alle spalle, in cui disperderci e trovare rifugio se fossimo attaccati.Lá ci sono due querce secolari, cresciute a distanza ideale per tendere tra i loro rami una tenda…

Celare la propria identità, specialmente da parte del clero, era una condizione necessaria tanto per tutelare l’incolumità degli ufficianti quanto per salvare, almeno in parte, la vita dei fedeli che, se arrestati e interrogati perché rivelassero il nome di coloro che ufficiavano le funzioni, essi non avrebbero avuto la necessità di mentire non conoscendone né i tratti del viso né il nome.
In questo grandioso progetto Bran ricopriva il ruolo di colonnello, e avrebbe avuto la responsabilità di una corretta sorveglianza dei fedeli durante l’esecuzione del rito.
Era forte il desiderio che aveva il giovane di riuscire nell’impresa di evangelizzazione, eppure la sofferenza provocata dall’inevitabile rinuncia al proprio amore crebbe di giorno in giorno andando ad aggravare la salute sia fisica che mentale dell’orgoglioso colonnello.

Si passò bruscamente il dorso della mano sulle ciglia umide e balzò in groppa al cavallo. Lo spronò al galoppo. [...]E partì. Perdendosi nella landa solitaria. Dove anche un dragone imperiale può singhiozzare tutte le sue lacrime.

Giunto a un così profondo grado di disperazione, egli non può fare altro che abbandonarsi ad un oscuro delirio dal quale solamente l’innocente e il sincero affetto di Labhaoise può lenire facendo sbocciare nuovamente il sorriso sul suo giovane volto scarno.

No, amor mio, non provare mai pietà per questo misero verme che ti adora!Voglio essere io a lottare per entrambi. Voglio soccombere per riconsegnarti la pace.Accetta il mio martirio! [...]Come i primi cristiani morirono sgozzati dalle fiere nell’arena, indietreggiando sino all’ultimo respiro al loro signore. Così io mi immolo a te e ti consacro ogni mio intento, ogni mia pulsione, ogni mio ideale. In te, amor mio, sino all’alito estremo, sino all’istante supremo che fermerà il battito del mio cuore.

Vera e propria espressione di una melodia grave e lenta, il secondo volume della trilogia Dietro la tenda - di Maura Maffei e Rónán Ú. ó Lorcáin ed edita dalla piacentina Parallelo45 Edizioni - L’ala del corvo prepara il lettore all’ultimo scontro tra coloro che si sono resi protagonisti di un oscuro periodo storico nella fertile terra d’Irlanda.

Ti credi una volpe Hugony? Credi di abbindolare il corvo lusingandolo, come ci raccontò Esopo nella sua favola? Ebbene, questa volta ti è capitato un corvo tiglioso, caro mio, non un grullo! Sì, io saprò essere più astuto di te. Ti umilierò!



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