La Guida consiglia: "Il delitto del conte Neville" di Amélie Nothomb

Se avessero detto al conte Neville che un giorno si sarebbe recato da una veggente, non ci avrebbe creduto. Se ne avessero precisato il motivo, cercare sua figlia che era scappata di casa, quell’uomo sensibile sarebbe svenuto.
Una specie di segretaria gi aprì e lo accompagnò in una sala d’attesa.
  • La signora Porteneduère la riceverà tra poco.
Sembra di essere dal dentista. Neville si sedette, piuttosto rigido, e guardò perplesso i disegni tibetani che decoravano le pareti. Quando si ritrovò nello studio della veggente, le domandò subito dove si trovasse sua figlia.
  • La piccola dorme nella stanza accanto - rispose la signora.
Neville non osò parlare: gli avrebbero chiesto un riscatto?
La veggente, una donna senza età, energica, rotondetta, di un’estrema vivacità, riprese la parola:
  • Ieri, dopo mezzanotte, stavo passeggiando nella foresta nelle vicinanze della sua tenuta. La luna la illuminava a giorno. È stato lì che mi sono imbattuta in sua figlia, tutta raggomitolata che batteva i denti. Non ha voluto dirmi niente. L’ho convinta a venire con me: sarebbe morta di freddo se fosse rimasta fuori. Arrivata qui, volevo subito telefonarle per rassicurarla, ma la piccola ha detto che era inutile, lei non si sarebbe accorto della sua scomparsa.
  • Proprio così.
  • Perciò ho aspettato questa mattina per chiamarla. Com’è possibile che non si sia accorto dell’assenza di sua figlia, signore?
  • Ha cenato con noi e poi è salita in camera, come ogni sera. Deve essere uscita quando noi eravamo già a letto.
  • Com’era, a cena?
  • Come sempre: non ha detto una parola, non ha mangiato quasi nulla e non mi è sembrata in gran forma.
La veggente sospirò:
  • Non la preoccupa avere una figlia in queste condizioni?
  • Ha diciassette anni.
  • E questa spiegazione le sembra sufficiente?
Neville aggrottò le sopracciglia. Che diritto aveva quella donna di fargli l’interrogatorio?
  • Ho il sospetto che le mie domande la turbino, ma sono stata io a trovare sua figlia nella foresta in piena notte. Capirà il mio stupore. Le ho chiesto se aveva un appuntamento romantico, e mi ha guardato meravigliata.
  • Non è il suo genere, infatti.
  • E qual’è il suo genere?
  • Non lo so. È un’adolescente taciturna.
  • Non ha mai pensato di farla aiutare da uno psicologo?
  • Ha un carattere chiuso. Non è una malattia.
  • Però è scappata di casa.
  • È la prima volta.

  • Signore, mi sembra stranamente poco preoccupato.
Neville trattenne la collera che provava a essere giudicato da una sconosciuta. Quella mattina, quando la veggente gli aveva dato la notizia al telefono, era rimasto sconvolto. Ma non era uomo che lasciasse trapelare le proprie emozioni.
  • Mi sto immischiando in cose che non mi riguardano, è vero - riprese la donna. - Avrebbe dovuto vederla, tutta tremante nella foresta. Non si era portata neanche una coperta o un cappotto. Questa piccola mi fa pena, è così a disagio con sé stessa. Mi domando se lei si interessi a sufficienza dei suoi sentiti.
L’ultima parola colpì il conte Neville come uno schiaffo. Non era la prima volta che la udiva. Da qualche anno, per oscure ragioni, la gente non si accontentava più di termini come sentimento, sensazione o impressione, che tuttavia assolvevano perfettamente al loro ruolo. Bisognava che provassero dei sentiti. Neville era allergico a quel vocabolario tanto ridicolo quanto pretenzioso.
La veggente percepì la sua irritazione e disse a sé stessa che il colpo era andato a segno: da allora in poi quel padre avrebbe preso più sul serio le proprie responsabilità.
Neville si alzò, con l’aria di chi aveva ascoltato abbastanza. La veggente gli si avvicinò e gli prese la mano con un gesto di entusiasmo, come per fargli capire che lei era dalla sua parte, ma toccandogli il palmo cambiò espressione.
  • Presto darà una grande festa a casa sua - disse.
  • È così.

  • Durante il ricevimento, lei ucciderà un invitato.

  • Mi scusi? - esclamò il conte, che era impallidito.

La veggente gli lasciò la mano e sorrise.
  • Stia tranquillo. Andrà tutto a meraviglia. Mi segua, andiamo a svegliare sua figlia.
Senza la predizione dell’ultimo minuto, Neville avrebbe dedicato quell’istante a una dovizia di effusioni. Ma quando entrò nella stanza, era più rigido che mai.

Un romanzo breve frizzante e originale, scritto utilizzando quella sottile ironia propria di chi è ben consapevole di ciò che si cela tra le righe di un dialogo quasi comico e in cui paura, dolore, incomprensione e mistero costringeranno un padre un po’ atipico a confrontarsi con una figlia adolescente altrettanto originale.
Un testo che si vorrebbe definire un giallo, ma che si rivela essere molto di più di un giallo da repertorio alla Christie. In effetti non vi è un morto, almeno al principio dello svolgimento narrativo.
Arriverà forse nel seguito?
Non arriverà affatto?
Sarà solo un morto apparente?
O forse una “morte interiore” provocata da un soffocante senso di spaesamento e di superstizione?
Devo confessarlo, mi sono proprio divertita a leggere il romanzo della Nothomb perciò non mi resta altro che augurarvi una buona lettura!

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