Vento in poppa, vele al largo!

Una copertina azzurra e un'immagine raffigurante un'imbarcazione utilizzate per catturare l'attenzione del lettore che sbircia tra gli scaffali di una libreria alla ricerca di nemmeno lui sa che cosa.
Poi un titolo colpisce la sua attenzione: La Triomphante.
La curiosità assale il probabile lettore che apre avidamente il libro per leggerne la seconda di copertina; il romanzo intende narrare le vicissitudini dell'autrice dall'infanzia sino ad oggi.
A questo punto però porsi una domanda “di coerenza” tra la copertina e la trama descritta è inevitabile. Quale potrebbe essere il nesso tra l'ottocentesca corvette riportata in copertina con il racconto autobiografico di un'autrice, Teresa Cremisi, tutt'ora vivente?
Ebbene, bisognerà attendere l'ultima parte del testo per comprendere che quella corvette, incontrata casualmente presso un antiquario parigino di Rue de Seine e rappresentante una nave francese sulla quale prestò servizio nel 1841 il marinaio Marie-Francois Sochet, avrebbe rappresentato nono solo una splendida imbarcazione da guerra – materia di cui l'autrice è appassionata -, ma anche un vero e proprio stile di vita..
Errare, un eterno movimento, un'infinita migrazione e la sensazione di essere stranieri in qualunque luogo.
Adattarsi e combattere ogni giorno per raggiungere un obiettivo.

Ho vissuto come meglio ho potuto; non mi sono limitata a sopravvivere: ho avuto fortuna.Ma per me non c'è stata nessuna “Triomphante”.Eppure grazie a questo marinaio […], navigo ormai da settimane sugli oceani, come sognavo di fare da piccola.

Da piccola, quando vedeva salpare e attraccare grandi navi al porto dell'esotica Alessandria d'Egitto.
Le piaceva così tanto restare a osservare quel via vai di persone e immaginarsi mirabolanti battaglie navali e avvincenti avventure come quelle narrate da Lawrence d'Arabia.
Figlia di un benestante dirigente italiano di origini ebraiche e una scultrice spagnola di ascendenze anglo indiane, Teresa vive una infanzia da bambina privilegiata in quanto parte di una élite quasi aristocratica quale era la comunità europea prima della crisi del Canale di Suez nel 1956 e dalla conseguente confisca dei beni degli stranieri.
Fuggire, e questa volta definitivamente, verso l'Italia e non l'amata Costa Azzurra dove, fin da bambina, andava a trascorrere le estati per poi rientrare nell'affollata città araba; questa volta sarebbe stata una decisione definitiva e l'inizio di un'avventura che porterà la Cremisi nuovamente in suolo arabo solamente in età avanzata.

Da Alessandria a Milano. Da Milano a Parigi. Da Parigi ad Atrani.

Mi ero adattata ai cambiamenti come un rampicante si adatta ai capricci di un giardiniere.

Eppure qualcosa nella vita di Teresa manca. Non è il lavoro, non sono gli affetti, è piuttosto quel senso di appartenenza a un luogo, a una comunità di individui che fanno parte di una stessa Nazione e di una stessa cultura.
Ecco dunque arrivare il momento di farsi coraggio, l'ennesima volta, e fare domanda per ottenere la cittadinanza francese. Il conseguente rifiuto è un boccone molto amaro per Teresa perseguitata da un destino di apolidicità che sembra aver segnato il destino di tutta la sua famiglia.
Nessun timore!
Fortunatamente arriverà in soccorso l'ironico Giacomo, la cui relazione amorosa con la protagonista risulta essere alquanto singolare ma sicuramente profonda e sincera.

Magari sei svizzera”[…]Argentina?”Non vedo come”Allora inglese: me lo sento. […]”Pochi giorni dopo mi regalò un esilarante ritratto nel quale ero raffigurata su un'isola deserta, in mezzo alle palme, mentre brandivo un cartello con su scritto: MAMMA?

La Triomphante di Teresa Cremisi è un romanzo biografico, con qualche punta di sana finzione, che cattura il lettore per l'originalità con cui paragona l'instancabile girovagare di una famiglia con l'eroico errare della corvette francese diretta verso la conquista delle isole Marchesi per poi fare rotta verso chissà quale altra irresistibile avventura in nome della grande e luminosa Francia.

Navigare, navigare, per poi rifugiarsi nella suggestiva Atrani e lasciare che sia la mente ad accompagnare la Triomphante nel suo eterno peregrinare.

Resto seduta ad aspettare il sonno.Respiro, non leggo, guardo, guardo.Neppure una virgola della storia sarà scritta da me; la mia vita non avrà cambiato né aggiunto niente al destino del mondo. Le tracce che ho lasciato sono irrisorie. Le “idee inesprimibili e inconsistenti” che hanno attraversato la mia giovinezza non hanno prodotto niente. Tutto sarà presto dimenticato. Ma questo mondo l'ho guardato molto.






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